Quasi che tutto ciò non bastasse, la classe degli schiavi andava
soggetta ad una continua e progressiva degenerazione. Con il venir
meno di ogni sostrato morale della schiavitù e il suo ridursi a un puro
stato di fatto, ad una prepotenza legale, quanto meno si faceva strada
una speranza e un proposito di redenzione generale, esclusi o compressi
dalla visione circoscritta alle forme del contemporaneo ambiente
economico; tanto più covavano e fermentavano, ascosi e persistenti,
l’invidia, il rancore, il desiderio di opporre forza a forza e
sostituire signoria a signoria, mutando la vicenda di servi e padroni.
Dove si trovavano accolte insieme grandi masse di schiavi, o di servi,
e vi era il terreno favorevole alla cospirazione, il malcontento
prorompeva in aperta rivolta, come in Laconia, come a Chio, nel
terzo secolo, come, appresso, ne’ dominî romani. Dove la palese
insurrezione era meno facile, o impossibile, come suole accadere,
l’astuzia, l’inganno, la frode prendevano il posto della violenza, e
si traducevano in una reazione sorda e continua, tanto più pericolosa e
più invincibile quanto meno visibile e più incoercibile.
La servitù abbassa e corrompe; ma, per una ironia della vita, compie
essa stessa inconsapevolmente la sua vendetta su’ dominatori parassiti;
e, quanto più cade in basso, trova, come la miseria, come tutte le
altre negazioni della solidarietà umana, nella sua stessa abbiezione
un più sottile e più sicuro veleno, col quale attossica e trae in una
stessa via di perdizione oppressi ed oppressori.
La commedia classica, che ne ha poi fatto un tipo convenzionale,
s’impernia, in gran parte, su questo tipo di servo corruttore e
corrotto, consorte ed infedele, pieno di espedienti e bugiardo, che
fomenta i vizi del figlio di famiglia ed è l’inesauribile architetto
di tutti i complicati intrighi, con i quali si mina la vita economica
e morale della casa. La posterità romana e quella che all’antichità
classica chiederà le forme atte ad esprimere rapporti analoghi di
vita, riporteranno sulle scene questo tipo, nell’atto stesso in cui ne
faranno esperienza nella vita; ma è la commedia greca, che prima l’ha
scorto, l’ha saputo cogliere nel vertiginoso viluppo contemporaneo e
l’ha tramandato a noi, animandolo del soffio non perituro dell’arte. “A
che esser buono ed economo? — si trova in Menandro[397] — se il padrone
dissipa tutto? Se tu non prendi nulla per te, ti sarai macerato, e non
avrai giovato neppure a lui„. Un servo buono avea certamente ancora
pregio: “Se accade di avere un servo affezionato, non c’è cosa più
bella nella vita„[398]; ma la stessa espressione iperbolica mostra,
come omai questo dovesse essere un fatto non frequente. La cosa era
così poco frequente che vi era chi avea, omai, in avversione non più i
servi, ma il servo, negando l’utilità di tutta la categoria: “Niente
vi è di peggio di uno schiavo, sia pure buono„[399]. La situazione
diveniva tale che la vicenda quasi s’invertiva: “un solo è lo schiavo
della casa, il padrone„[400].
Anche sotto un altro rapporto i servi divenivano un pericolo permanente
ed un danno per i padroni.
La facoltà di assoggettarli alla tortura, per ottenerne una deposizione
in giudizio, era usufruita, da avversario ad avversario, in misura
piuttosto larga, e faceva dello schiavo un organo rivelatore di tutti
i segreti e di tutte le magagne della casa; il che era tanto più
grave di conseguenze, quanto più la debolezza o il malvolere dello
schiavo poteano dare faccia di vero alla menzogna. E la deposizione
ottenuta per mezzo della tortura, era anche quella che avea maggior
credito[401].
Lo Stato stesso, mettendo talvolta a profitto, come i privati, questo
naturale antagonismo, incoraggiava lo spionaggio de’ servi, promettendo
il premio maggiore, quello che in tanti casi dovea essere più gradito,
la libertà, allo schiavo che denunziasse qualche fatto d’interesse
dello Stato[402].
V’era perfino chi avea degli schiavi per servirsene come di una banda
di ladri, per poterli sguinzagliare qua e là e farne degli _eterni
sicofanti_[403].
Come si vede, non si ha che l’imbarazzo della scelta, quando si
vogliono mettere sott’occhio i tanti gravi inconvenienti di ordine
morale e materiale, che recava seco lo stato di schiavitù. E si
progrediva nel tempo, e più esso diveniva degradante con le condizioni
più complesse della vita e quindi più irte di pericoli.
Si poteano dare pure casi, in cui accadesse un delitto in casa, e
allora, se non ne era conosciuto il vero autore, tutti gli schiavi
erano messi a morte[404]; e, pur troppo non doveva essere cosa
rarissima qualche meditato e occulto assassinio in case, in cui vi
fossero schiavi.