XXVIII.

Quasi che tutto ciò non bastasse, la classe degli schiavi andava

soggetta ad una continua e progressiva degenerazione. Con il venir

meno di ogni sostrato morale della schiavitù e il suo ridursi a un puro

stato di fatto, ad una prepotenza legale, quanto meno si faceva strada

una speranza e un proposito di redenzione generale, esclusi o compressi

dalla visione circoscritta alle forme del contemporaneo ambiente

economico; tanto più covavano e fermentavano, ascosi e persistenti,

l’invidia, il rancore, il desiderio di opporre forza a forza e

sostituire signoria a signoria, mutando la vicenda di servi e padroni.

Dove si trovavano accolte insieme grandi masse di schiavi, o di servi,

e vi era il terreno favorevole alla cospirazione, il malcontento

prorompeva in aperta rivolta, come in Laconia, come a Chio, nel

terzo secolo, come, appresso, ne’ dominî romani. Dove la palese

insurrezione era meno facile, o impossibile, come suole accadere,

l’astuzia, l’inganno, la frode prendevano il posto della violenza, e

si traducevano in una reazione sorda e continua, tanto più pericolosa e

più invincibile quanto meno visibile e più incoercibile.

La servitù abbassa e corrompe; ma, per una ironia della vita, compie

essa stessa inconsapevolmente la sua vendetta su’ dominatori parassiti;

e, quanto più cade in basso, trova, come la miseria, come tutte le

altre negazioni della solidarietà umana, nella sua stessa abbiezione

un più sottile e più sicuro veleno, col quale attossica e trae in una

stessa via di perdizione oppressi ed oppressori.

La commedia classica, che ne ha poi fatto un tipo convenzionale,

s’impernia, in gran parte, su questo tipo di servo corruttore e

corrotto, consorte ed infedele, pieno di espedienti e bugiardo, che

fomenta i vizi del figlio di famiglia ed è l’inesauribile architetto

di tutti i complicati intrighi, con i quali si mina la vita economica

e morale della casa. La posterità romana e quella che all’antichità

classica chiederà le forme atte ad esprimere rapporti analoghi di

vita, riporteranno sulle scene questo tipo, nell’atto stesso in cui ne

faranno esperienza nella vita; ma è la commedia greca, che prima l’ha

scorto, l’ha saputo cogliere nel vertiginoso viluppo contemporaneo e

l’ha tramandato a noi, animandolo del soffio non perituro dell’arte. “A

che esser buono ed economo? — si trova in Menandro[397] — se il padrone

dissipa tutto? Se tu non prendi nulla per te, ti sarai macerato, e non

avrai giovato neppure a lui„. Un servo buono avea certamente ancora

pregio: “Se accade di avere un servo affezionato, non c’è cosa più

bella nella vita„[398]; ma la stessa espressione iperbolica mostra,

come omai questo dovesse essere un fatto non frequente. La cosa era

così poco frequente che vi era chi avea, omai, in avversione non più i

servi, ma il servo, negando l’utilità di tutta la categoria: “Niente

vi è di peggio di uno schiavo, sia pure buono„[399]. La situazione

diveniva tale che la vicenda quasi s’invertiva: “un solo è lo schiavo

della casa, il padrone„[400].

Anche sotto un altro rapporto i servi divenivano un pericolo permanente

ed un danno per i padroni.

La facoltà di assoggettarli alla tortura, per ottenerne una deposizione

in giudizio, era usufruita, da avversario ad avversario, in misura

piuttosto larga, e faceva dello schiavo un organo rivelatore di tutti

i segreti e di tutte le magagne della casa; il che era tanto più

grave di conseguenze, quanto più la debolezza o il malvolere dello

schiavo poteano dare faccia di vero alla menzogna. E la deposizione

ottenuta per mezzo della tortura, era anche quella che avea maggior

credito[401].

Lo Stato stesso, mettendo talvolta a profitto, come i privati, questo

naturale antagonismo, incoraggiava lo spionaggio de’ servi, promettendo

il premio maggiore, quello che in tanti casi dovea essere più gradito,

la libertà, allo schiavo che denunziasse qualche fatto d’interesse

dello Stato[402].

V’era perfino chi avea degli schiavi per servirsene come di una banda

di ladri, per poterli sguinzagliare qua e là e farne degli _eterni

sicofanti_[403].

Come si vede, non si ha che l’imbarazzo della scelta, quando si

vogliono mettere sott’occhio i tanti gravi inconvenienti di ordine

morale e materiale, che recava seco lo stato di schiavitù. E si

progrediva nel tempo, e più esso diveniva degradante con le condizioni

più complesse della vita e quindi più irte di pericoli.

Si poteano dare pure casi, in cui accadesse un delitto in casa, e

allora, se non ne era conosciuto il vero autore, tutti gli schiavi

erano messi a morte[404]; e, pur troppo non doveva essere cosa

rarissima qualche meditato e occulto assassinio in case, in cui vi

fossero schiavi.

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 42 / 73 题