XXVI.

Per un bisogno materiale, insieme, e morale si attenuavano certe

asprezze della schiavitù, senza pur riuscire ad eliminarle; perchè

la fustigazione[366], la tortura nelle inquisizioni giudiziali[367],

rimanevano, ora e poi, una consuetudine ed una legge. Ma le mitigazioni

non giovavano a sorreggere l’istituzione: cominciava ad accadere

quello, che acutamente è stato detto di un periodo successivo della

schiavitù e che può ripetersi di tutte le instituzioni, le quali

vanno perdendo la loro ragione economica e sociale: “più si cercava di

migliorarla e meno diveniva vitale„[368].

Col venir meno della facoltà di usare ed abusare, col restringersi del

potere illimitato del padrone, veniva meno uno de’ motivi, che, data la

scelta, potevano fare anteporre la schiavitù al salariato.

E, in realtà, il lavoro libero era destinato sempre più ad aver

ragione del lavoro servile, per l’effetto continuo e più di condizioni

antecedenti e pel maturare di nuove condizioni.

La divisione del lavoro sociale, che avea addossato a’ servi il

compito della produzione materiale per affidare a’ liberi quello della

guerra, si era venuta via via adombrando e sfumando col restringersi

dell’obbligo regolare della milizia alle classi possidenti, e poi con

l’introduzione e lo sviluppo delle milizie mercenarie. Il proletario,

chiamato in via straordinaria e in emergenze eccezionali ad una guerra

sopratutto difensiva[369], potea attendere ad un lavoro continuo forse

meglio degli schiavi, che, insieme a’ meteci, venivano sopperendo

a’ bisogni della flotta[370]; e le milizie mercenarie scaricavano il

proletariato della parte più instabile, più amante di avventure e meno

adatta all’esercizio di un mestiere.

Al tempo stesso la schiavitù si veniva, ogni giorno più, rendendo

e mostrando meno utile e, come su di un corpo esaurito fioriscono

a gara i malanni, venivano germogliando dal suo stesso seno i

caratteri esteriori e i sintomi allarmanti del dissesto interno che la

travagliava.

La mancanza o l’incertezza, sia reale sia supposta, di dati

incontrastabili sul prezzo reale degli schiavi, di cui conosciamo il

rendimento giornaliero[371], non ci permette di fissare, con sicurezza

di criteri, il tasso medio, o almeno massimo e minimo, del profitto

dato dagli schiavi, che così viene calcolato da diversi autori

diversamente[372]. Ove, mettendo da parte le interpretazioni e le

considerazioni correttrici del Böckh[373], se ne adotti semplicemente

il calcolo materiale, si trova come il profitto degli schiavi, che, al

tempo della guerra del Peloponneso, era del 47-11/37 % sugli schiavi

impiegati nelle miniere, era invece del 15-15/19 e del 30%, al tempo

di Demostene, su gli schiavi adibiti nella fabbrica di armi e in quella

de’ mobili.

Considerando la cosa da un altro punto di vista, si ha che gli schiavi

minatori di Nicia rendevano un obolo al giorno, e, almeno pel tempo

della locazione, il padrone era garantito contro la loro mortalità

e, in genere, contro la loro decrescenza[374]. Alla distanza di un

secolo quasi, gli schiavi di Timarco, lavoratori di cuoio e perciò

addetti ad un lavoro qualificato, rendevano due oboli al giorno,

che, per lo scemato valore d’acquisto della moneta valevano meno, o al

più altrettanto, dell’obolo del secolo precedente; e, per giunta, il

rischio della loro perdita era continuo ed a carico del padrone.

Ancora: la tendenza ad un tasso unico del profitto avrebbe, in ultimo,

fatto sì che il profitto dato dagli schiavi venisse a mettersi al

livello de’ profitti dati da altri investimenti, col volgersi de’

capitali a quel ramo di speculazione. Ma, tenendoci anche, in forma

assoluta, al tasso di profitto forse esagerato, che attestano i dati

di Demostene, si ha che gli schiavi non davano un profitto superiore

a quello di altre imprese commerciali, le quali apparentemente

più rischiose, non presentavano, in fondo, maggior pericolo

dell’investimento fatto in un capitale di schiavi. La mortalità

degli schiavi, che, come ci mostrano i recenti esempi delle colonie,

si è mantenuta sempre in proporzioni elevate, sino a raggiungere e

sorpassare la proporzione del 5%, sino a ridurre la vita media dello

schiavo a sedici anni e meno ancora; non ha potuto a meno di essere

elevata anche nell’antichità; e il profitto elevato dello schiavo,

anche nel migliore de’ casi, era assorbito o reso insufficiente dalla

notevole rata di ammortamento.

La mortalità, del resto, non rappresentava che il rischio ordinario;

ma, accanto a quello, ve n’erano tanti altri straordinari, che

pareggiavano e superavano l’ordinario.

L’ambito ristretto degli Stati greci e le guerre frequenti con gli

Stati più vicini esponevano ad una continua perdita degli schiavi,

sia per le incursioni de’ nemici, che si ritiravano traendosi dietro

un bottino di liberi e di servi (ἀνδράποδα)[375], sia per le fughe

agevoli de’ servi, attratti spesso da’ nemici con la lusinga e talvolta

col dono della libertà. Queste fughe, che preoccupavano tanto, da

costituire motivi di doglianza tra gli Stati e oggetto di speciali

clausole ne’ trattati[376], inceppavano l’utile impiego degli schiavi

ed aumentavano le spese, già notevoli, di vigilanza e custodia. Eppure,

tutto ciò non bastava. La cosa era venuta a tale, che, nel periodo

macedonico, potè sorgere una forma di contratto di assicurazione; ma

ciò importava un’altra annua spesa di otto dramme[377].

Il complicarsi e l’intrecciarsi degl’interessi, che esigevano tutela,

portavano un assetto giuridico sempre più distinto, sviluppavano la

responsabilità de’ padroni per alcuni fatti de’ loro schiavi[378];

e, anche sotto questo rapporto, la cosa non era senza danno per i

padroni. In tempo più avanzato, ma in paesi di rapporti economici

meno sviluppati, lo schiavo, di solito, per le sue colpe è soggetto

alla fustigazione; ma pel furto si aggiunge che debba pagare il

doppio del valore rubato e una multa di venti dramme, con obbligo al

padrone, sotto la propria responsabilità, di consegnare lo schiavo al

danneggiato, in caso di mancato pagamento[379].

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 40 / 73 题