XXIII.

Ciò per l’agricoltura.

Ma, v’era l’industria; e la notizia di schiavi, adibiti nelle fabbriche

di Atene, ha facilmente menato ad esagerare il loro numero e ad indurre

che tutta l’industria fosse nelle loro mani.

Ora, anzi tutto, non bisogna esagerare lo sviluppo dell’industria in

tutta l’antichità, e in particolare in Atene. La grande importanza del

capitale commerciale e la prevalenza di esso sul capitale industriale

ci attestano appunto che l’industria si trovava ancora ad un livello

inferiore. Il commercio, raccogliendo in grandi masse la produzione

de’ singoli produttori e poi distribuendola, sopperiva appunto

alla mancanza di grandi centri di produzione, e trovava in questo

suo compito la ragione della prevalente sua importanza e la fonte

degl’ingenti suoi guadagni. Costituiva il presupposto e il fomite

della grande produzione; ma la sua prevalenza è in ragione inversa

dello sviluppo di questa; e la egemonia del capitale commerciale

nell’antichità è un sintomo del limitato sviluppo industriale[329].

“Negli stadî, che precedono la società capitalistica, il commercio

domina l’industria; nella società moderna accade il contrario. Il

commercio naturalmente reagirà più o meno sull’ambiente, in mezzo al

quale esso viene esercitato; esso assoggetterà sempre più la produzione

al valore di scambio, facendo dipendere i godimenti e la sussistenza

dalla vendita, anzi che dall’uso immediato del prodotto. Così dissolve

gli antichi rapporti; accresce la circolazione della moneta; non

raccoglie più soltanto l’esuberanza della produzione, ma prende nel

suo ingranaggio, a poco a poco, anche questa, e mette sotto la sua

dipendenza tutti i rami di produzione„[330].

Uno degli effetti di questo processo economico era il sorgere delle

manifatture in Atene; ma, come si è visto, queste abbracciavano

soltanto qualche branca della produzione. E l’impiego degli schiavi

nelle manifatture trovava la sua ragione d’essere e la sua utilità

nella divisione del lavoro, che là massimamente si potea realizzare.

“L’ignoranza — dice il Marx — è la madre dell’industria come della

superstizione. Riflessione e facoltà immaginativa sono soggette

all’errore; ma l’abitudine di muovere il piede, o la mano, non

dipende dall’una cosa, nè dall’altra. Così potè dirsi, rispetto alle

manifatture, che la loro perfezione consiste nel potersi privare dello

spirito, in modo che il laboratorio può essere considerato come una

macchina, di cui gli uomini sono le parti„[331].

La successiva divisione del lavoro, che risolveva e scomponeva in un

lavoro semplice e tutto materiale la complicata elaborazione tecnica

di un prodotto, non poteva trovar niente che meglio dello schiavo, di

questo _strumento animato_, si adattasse come un utensile automatico,

a compiere la sua opera monotona ed estenuante. La materialità del

lavoro risoluto ne’ suoi più semplici elementi permetteva pure, secondo

la diversa specie de’ prodotti, di adoperare schiavi non affatto

esperti di un lavoro qualificato, o di educarli, in tempo relativamente

breve, ad un certo lavoro meccanico, e quindi di averli più a buon

mercato. Così, mentre gli schiavi di Demostene adoperati nella fabbrica

d’armi, dove era richiesta maggiore abilità, valevano da cinque a

sei mine l’uno[332], gli schiavi fabbricanti di mobili valevano di

meno, forse quattro mine l’uno, forse due mine, se si ritiene che essi

costituissero un pegno uguale al valore del credito. Inoltre per una

manifattura, che rappresentava l’esercizio continuo e ininterrotto di

una industria, un personale fisso e invariabile costituiva un vantaggio

non trascurabile. Ma noi ignoriamo se, come pur taluno suppone[333],

accanto a questo personale fisso, non fosse adoperato, specialmente in

vista del temporaneo crescere e contrarsi della produzione, anche un

certo numero di lavoratori liberi.

In ogni modo accanto alla manifattura, o contro di essa, esisteva tutta

un’altra specie di lavoro, che, per la maggiore esperienza tecnica,

per la necessità di uno spostamento continuo, da luogo a luogo, di chi

l’esercitava, e per altre consimili ragioni, sosteneva e sviluppava la

classe de’ lavoratori liberi.

“Quantunque — soggiunge il Marx[334] — il frazionamento del lavoro

tecnico abbassi il costo di produzione e con esso il valore de’

lavoratori, occorre sempre, per il più difficile lavoro di dettaglio,

da parte dell’apprendista, un più lungo tempo di noviziato, che

viene severamente fatto rispettare da’ lavoratori. Troviamo p. es.

in Inghilterra le _laws of apprenticeship_ in pieno vigore, col loro

alunnato di sette anni, sino alla fine del periodo della manifattura, e

le vediamo eliminate soltanto dalla grande industria„.

Un’altra condizione dell’impiego del lavoro servile è che lo si possa

far compiere in poco spazio, così che la sorveglianza sia facile, poco

costosa e tale da eccitare negli schiavi il timore, impulso per essi

al lavoro, come sono per i liberi il bisogno e la speranza[335]. La

manifattura e l’industria estrattiva realizzavano questa condizione;

non così altri rami di operosità.

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 37 / 73 题