XVI.

In realtà, in tutta la Grecia ed anche in Atene, benchè talvolta sotto

forma più larvata, il quarto secolo segna un processo di acceleramento

nella formazione di una forte massa proletaria e nella concentrazione

della ricchezza.

Il crescere della popolazione e l’aumento del proletariato, anche per

l’antichità, costituivano una fonte di legittima preoccupazione e un

urgente problema politico e aveano trovato per molto tempo in Grecia

il loro sfogo in quel vasto e ardito movimento colonizzatore, che avea

per tanta parte contribuito alla grandezza economica e morale della

civiltà ellenica. Ma l’espansione coloniale avea trovato anch’essa il

suo limite, e, con lo svolgersi più rapido delle energie coloniali e

la relativa tendenza all’emancipazione economica e politica, veniva

a scemare anche il beneficio indiretto arrecato dalle colonie alla

metropoli dopo quello diretto della loro fondazione. Atene, che avea

sviluppate le sue interne energie e la sua potenza marittima, quando

già altri paesi più precoci l’aveano prevenuta nella espansione

coloniale; come, nella rifoggiata tradizione, ne usurpava talvolta

il merito, così, nella pratica, ne fu l’occupatrice. Il suo imperio

marittimo ascendente è contrassegnato dal corrispondente invio di

cleruchie, spedizioni di coloni, che servivano, al tempo stesso, a

dare uno sbocco al proletariato ateniese, ad assicurare il dominio

della madre patria e a punire alleati defezionati e sudditi ribelli,

senza creare comunità autonome, che venissero un giorno in conflitto

col paese d’origine, ma seguitassero invece a considerarsi come

elementi staccati di questo[230]. La grande catastrofe, in cui avea

trovato il suo epilogo la guerra del Peloponneso, avea coinvolto in

una ruina gli sforzi del passato e le speranze dell’avvenire; e la

difficoltà di collocare fuori patria il proletariato, divenuto più

numeroso e più misero in seguito a tutta una serie di disastri, era

aggravata dal ritorno de’ cleruchi scacciati. Veramente, dal punto

di vista demografico, questi elementi venivano a rinsanguare la

popolazione stremata dalla peste e dalla guerra, ma, dal punto di vista

economico, le terre, già appartenenti a’ cittadini periti, si erano

concentrate ne’ loro successori; e i reduci e i superstiti, che non

aveano parte alla proprietà della terra, non poteano che impiegarsi

come mercenari, sia ne’ lavori agricoli che in quelli industriali.

La pertinacia con la quale Atene, a poca distanza di tempo dalla

sua schiacciante sconfitta, tentava di ripristinare la sua fortuna

politica e commerciale, e l’invio di _cleruchie_, che tien dietro

ad ogni prospero evento di guerra; ci mostrano anche meglio, quanto

urgente fosse il bisogno di trovare un utile impiego ad una parte

della sua cittadinanza. Ma le nuove forze politiche entrate nel gioco

della politica greca e il loro barcamenarsi per dividere ed imperare,

rendevano anche più durevole lo stato di guerra e più malsicuro ogni

acquisto; e il rovescio di un momento faceva perdere il vantaggio di

molti anni. Così la pace di Antalcida, che ratificava l’autonomia delle

città greche, toglieva ad Atene il frutto delle conquiste recenti; e

quando, dopo poco meno che un decennio, fu possibile gettare le basi

di una nuova confederazione marittima, capace di ridare ad Atene una

via di risorgere economicamente e politicamente dal suo abbattimento,

in linea preliminare gli Ateniesi dovettero rinunziare “ad acquistare

sia a titolo pubblico che a titolo privato case e terre ne’ paesi

degli alleati, a comprare, a prendere in ipoteca, sotto pena di vedere

confiscato il loro acquisto„[231]. Il campo della loro espansione

restava così limitato a’ paesi non alleati, e gli Ateniesi ne

profittarono, sempre che poterono, per sopperire a questo loro bisogno

avido quanto urgente di terre; ma l’egemonia politica, così disputata

e così mutevole in questo quarto secolo, le guerre frequenti e la loro

varia fortuna, il sorgere e l’ingrandirsi della potenza macedonica

limitavano, contrastavano, rendevano caduchi quegli acquisti[232],

che, in ogni modo, non costituivano più, come a’ tempi migliori della

potenza ateniese, un largo e sistematico mezzo di scaricare Atene di

una parte del suo crescente proletariato. Anzi accadeva talvolta di

vederlo improvvisamente ingrossato col ritorno di espulsi cleruchi.

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 30 / 73 题