In realtà, in tutta la Grecia ed anche in Atene, benchè talvolta sotto
forma più larvata, il quarto secolo segna un processo di acceleramento
nella formazione di una forte massa proletaria e nella concentrazione
della ricchezza.
Il crescere della popolazione e l’aumento del proletariato, anche per
l’antichità, costituivano una fonte di legittima preoccupazione e un
urgente problema politico e aveano trovato per molto tempo in Grecia
il loro sfogo in quel vasto e ardito movimento colonizzatore, che avea
per tanta parte contribuito alla grandezza economica e morale della
civiltà ellenica. Ma l’espansione coloniale avea trovato anch’essa il
suo limite, e, con lo svolgersi più rapido delle energie coloniali e
la relativa tendenza all’emancipazione economica e politica, veniva
a scemare anche il beneficio indiretto arrecato dalle colonie alla
metropoli dopo quello diretto della loro fondazione. Atene, che avea
sviluppate le sue interne energie e la sua potenza marittima, quando
già altri paesi più precoci l’aveano prevenuta nella espansione
coloniale; come, nella rifoggiata tradizione, ne usurpava talvolta
il merito, così, nella pratica, ne fu l’occupatrice. Il suo imperio
marittimo ascendente è contrassegnato dal corrispondente invio di
cleruchie, spedizioni di coloni, che servivano, al tempo stesso, a
dare uno sbocco al proletariato ateniese, ad assicurare il dominio
della madre patria e a punire alleati defezionati e sudditi ribelli,
senza creare comunità autonome, che venissero un giorno in conflitto
col paese d’origine, ma seguitassero invece a considerarsi come
elementi staccati di questo[230]. La grande catastrofe, in cui avea
trovato il suo epilogo la guerra del Peloponneso, avea coinvolto in
una ruina gli sforzi del passato e le speranze dell’avvenire; e la
difficoltà di collocare fuori patria il proletariato, divenuto più
numeroso e più misero in seguito a tutta una serie di disastri, era
aggravata dal ritorno de’ cleruchi scacciati. Veramente, dal punto
di vista demografico, questi elementi venivano a rinsanguare la
popolazione stremata dalla peste e dalla guerra, ma, dal punto di vista
economico, le terre, già appartenenti a’ cittadini periti, si erano
concentrate ne’ loro successori; e i reduci e i superstiti, che non
aveano parte alla proprietà della terra, non poteano che impiegarsi
come mercenari, sia ne’ lavori agricoli che in quelli industriali.
La pertinacia con la quale Atene, a poca distanza di tempo dalla
sua schiacciante sconfitta, tentava di ripristinare la sua fortuna
politica e commerciale, e l’invio di _cleruchie_, che tien dietro
ad ogni prospero evento di guerra; ci mostrano anche meglio, quanto
urgente fosse il bisogno di trovare un utile impiego ad una parte
della sua cittadinanza. Ma le nuove forze politiche entrate nel gioco
della politica greca e il loro barcamenarsi per dividere ed imperare,
rendevano anche più durevole lo stato di guerra e più malsicuro ogni
acquisto; e il rovescio di un momento faceva perdere il vantaggio di
molti anni. Così la pace di Antalcida, che ratificava l’autonomia delle
città greche, toglieva ad Atene il frutto delle conquiste recenti; e
quando, dopo poco meno che un decennio, fu possibile gettare le basi
di una nuova confederazione marittima, capace di ridare ad Atene una
via di risorgere economicamente e politicamente dal suo abbattimento,
in linea preliminare gli Ateniesi dovettero rinunziare “ad acquistare
sia a titolo pubblico che a titolo privato case e terre ne’ paesi
degli alleati, a comprare, a prendere in ipoteca, sotto pena di vedere
confiscato il loro acquisto„[231]. Il campo della loro espansione
restava così limitato a’ paesi non alleati, e gli Ateniesi ne
profittarono, sempre che poterono, per sopperire a questo loro bisogno
avido quanto urgente di terre; ma l’egemonia politica, così disputata
e così mutevole in questo quarto secolo, le guerre frequenti e la loro
varia fortuna, il sorgere e l’ingrandirsi della potenza macedonica
limitavano, contrastavano, rendevano caduchi quegli acquisti[232],
che, in ogni modo, non costituivano più, come a’ tempi migliori della
potenza ateniese, un largo e sistematico mezzo di scaricare Atene di
una parte del suo crescente proletariato. Anzi accadeva talvolta di
vederlo improvvisamente ingrossato col ritorno di espulsi cleruchi.