X.

Nell’agricoltura il lavoro de’ liberi dovea poi avere una parte

preponderante. Mentre la proprietà fondiaria era molto frazionata, alla

cultura di questi piccoli lotti attendeva il proprietario stesso con la

sua famiglia, che risiedevano, come sappiamo[187], sul posto, e doveano

bastare specie a’ lavori ordinari. La cultura diretta delle terre, sì

in Atene che negli altri paesi di Grecia, era molto diffusa[188], e,

dove l’ampiezza de’ fondi esigeva un concorso di persone, gli schiavi

vi erano certamente adoperati, sia come lavoratori che come fattori

di campagna od intendenti, ma alternativamente con operai liberi.

Come appare anche da quelle delle commedie d’Aristofane, che hanno per

teatro d’azione la vita rusticale, gli schiavi rustici doveano essere

in numero limitato e proporzionato al lavoro continuo e durevole,

mentre altri lavori, che richiedevano l’applicazione contemporanea

di molti lavoratori, ma per breve durata, quali la vendemmia, la

raccolta delle olive, la mietitura, erano più facilmente disimpegnati

da mercenari, come ce ne fanno testimonianza dati in parte del quinto

secolo, in parte del seguente[189]. La stessa attestazione dell’impiego

di schiavi altrui, temporaneamente assoldati, fa argomentare il simile

impiego di mercenari liberi. Il sistema delle affittanze, che si trova

più sviluppato nel secolo IV[190], attesta l’impiego del capitale anche

in imprese agricole; ma, ove le corrisponsioni erano tenui, bastava

all’esecuzione de’ lavori il fittaiuolo, e, dove l’altezza dell’affitto

dimostra che si trattava di fondi estesi, niente obbliga a ritenere

che fossero coltivati con l’opera esclusiva o preponderante di schiavi

e non con quella di mercenari; tanto più quando si consideri che la

grande proprietà, o la grande cultura ha come termine correlativo

l’aumento del proletariato agricolo e quindi di una larga categoria

di lavoratori mercenari. Questo proletariato era anche naturalmente

ingrossato dagli schiavi manomessi, già addetti all’agricoltura; e

infatti epigrafi attiche della fine del IV secolo[191] ci conservano

traccia di questi liberti agricoltori e vignaiuoli, che, per vivere,

doveano locare l’opera loro. È stato pure osservato[192] come quegli

antichi coltivatori, che troviamo sulla soglia della storia ateniese

(πελάται, ἑκτήμοροι) e che erano qualche cosa di medio tra i mezzadri

ed i coloni, scompariscono senza che gli autori antichi assegnino le

ragioni del cambiamento. Ora niente, se io non m’inganno, ci dà facoltà

di ritenere in forma assoluta che la mezzadria fosse interamente

scomparsa e che proprio non ne rimanesse traccia nell’Attica, anche

sotto forma meno oppressiva; ma, d’altra parte, si ha tutta la ragione

per credere, che quel tipo di cultura, sotto l’azione combinata

della sviluppata cultura intensiva, della ricchezza crescente, del

primo frazionamento della terra, dovea apparire una forma superata, e

quegli antichi coloni, con varia vicenda, si tramutavano in piccoli

proprietari, fittaiuoli, mercenari della campagna e, talora, della

città.

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 24 / 73 题