II.

E questo intimo nesso dell’accumulazione della ricchezza, del modo

di produzione e delle relative forme di vita con la schiavitù vera e

propria si può scorgere ancora abbastanza distintamente nella stessa

incompleta e frammentaria tradizione ellenica. Ferecrate[102] potea

rievocare il tempo “in cui nessuno avea schiavi, ma bisognava che esse

(le donne) attendessero a tutte le cose della casa. Esse sull’alba

macinavano il frumento, sì che il villaggio echeggiava dell’eco del

loro lavoro„. Timeo di Tauromenio[103] dicea che “anticamente non era

costume patrio degli Elleni di farsi servire da schiavi comperati

per prezzo„. E Teopompo[104] attribuiva l’introduzione dell’uso di

comperare gli schiavi a’ Chioti; a’ Chioti, a cui si connettevano

e Glauco e la scoperta della saldatura del bronzo e le più antiche

tradizioni della plastica greca, e lo sviluppo della ceramica, la

cultura intensiva accompagnata da una notevole esportazione, e tutti

insomma i dati di uno sviluppo commerciale, industriale ed agricolo,

rilevante per l’antichità[105]. Il sentimento, magari inconsapevole,

di questa stretta relazione tra lo stadio di sviluppo delle forze

produttive e la schiavitù, compariva persino ne’ comici come Cratino,

Grate e Telechide[106], quando, rievocando il favoleggiato regno di

Crono, o rifoggiando utopisticamente la vita, essi eliminavano, al pari

di Aristotile, lo schiavo da una società, in cui la produzione e la

soddisfazione de’ bisogni si compivano automaticamente[107].

E questa tradizione e questo riflesso, comunque frammentario, del

passato hanno valore per noi tanto maggiore, in quanto ne troviamo

la conferma e la spiegazione, la riprova e il complemento in dati

d’instituzioni e di fatti storici. La forma di soggezione più antica,

più importante e più estesa, che troviamo sul limitare della storia

greca, non è la schiavitù, ma una specie di servaggio e direi anche

di vassallaggio. E bene lo notava Teopompo[108]: “I Chioti primi fra

tutti gli Elleni, dopo i Tessali e i Lacedemoni, usarono schiavi,

ma non facendone acquisto alla maniera di questi. Si può vedere che

i Lacedemoni e i Tessali hanno formata la loro classe servile con

gli Elleni che abitavano prima il territorio ora da loro posseduto,

asservendo quelli gli Achei, e i Tessali i Perrebi e Magneti, e

chiamando gli asserviti, gli uni iloti e gli altri penesti. I Chioti

invece acquistano servi barbari, comprandoli a prezzo„. E la ragione

della differenza stava appunto nel diverso grado di sviluppo economico

degli uni e degli altri, popoli mediterranei i primi, isolani i

secondi. La mancanza assoluta, o la scarsezza almeno, di ricchezza

accumulata, la inesistenza di un movimento commerciale escludevano in

un luogo una produzione diretta e crescente de’ padroni ed un diretto

impiego de’ servi, e conducevano invece alla forma più rudimentale

del tributo e ad una specificazione del lavoro e ad una formazione di

classi, che facea denominanti tutto un esercito in armi e de’ soggetti

un ceto di agricoltori. Altrove, a Chio, il concorso di condizioni

affatto opposte tendeva a dare alla società un tipo rudimentalmente

industriale, e conduceva all’adozione, o, meglio, all’incremento della

schiavitù vera e propria. E questo carattere diverso dell’economia de’

popoli mediterranei e di quelli messi sulle grandi vie commerciali

dell’antichità permaneva presso a poco invariato col persistere

delle condizioni fondamentali. A tempo assai avanzato, al cominciare

della guerra del Peloponneso, Tucidide potea far definire da Pericle

i Peloponnesiaci (e dovea riferirsi a’ mediterranei, più che a’

littoranei) con un vocabolo assai comprensivo (αὐτουργοί)[109],

il quale, oltre alla conseguente scarsezza di schiavi, riesce a

denotare la loro economia rudimentale, la loro produzione, che si era

fermata, o avea di poco superato lo stadio della produzione casalinga

(_Hausfleiss_)[110]. Dovunque ricorrevano un analogo stadio delle

condizioni di produzione e simili condizioni di vita, ricorreva la

stessa mancanza di schiavi, e Timeo[111] potea descrivere come di

data recente l’introduzione degli schiavi, acquistati a prezzo, tra

i Locresi e i Focesi, dandoci anche notizia della resistenza opposta

all’innovazione e delle temute sue conseguenze. E noi sappiamo che in

Acarnania, in Etolia, nella Locride, nella Focide la vita era agricola

e pastorale, e l’industria non vi avea avuto alcuno sviluppo[112].

Quanto a Creta, già sapevamo dalla tradizione di un doppio ordine

di servi: uno costituito dall’antica popolazione indigena asservita

e addetta alla gleba, ed un altro di schiavi acquistati a prezzo e

introdotti, com’è da credere, posteriormente, con lo svolgersi della

vita cittadina[113]. Ora le grandi scoperte epigrafiche recenti ci

dànno modo d’intendere anche meglio questa bipartizione[114].

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 16 / 73 题