Nel largo e profondo movimento di elaborazione e diffusione del
Cristianesimo, non mancavano, è vero, sette ed eresie tendenti a
spingere sino alle più remote loro conseguenze alcuni principi della
nuova religione. La vista di alcuni di questi pietisti, viventi di una
vita inerte e segregata, avea suggerito l’epiteto d’_infructuosi_,
contro cui si ribellava Tertulliano. L’eresia carpocraziana si
affermava nettamente comunista. Epifane[38] definiva la giustizia di
Dio un “comunismo egualitario (κοινωνίαν τινὰ εἶναι μετ’ ἰσότητος)
giacchè Iddio nel compartire il massimo de’ beni, la luce, “non
distingue il ricco ed il povero, il reggitore del popolo, il saggio,
l’insipiente, le femmine, i maschi, i liberi, gli schiavi„. Le leggi
particolari sciolsero il comunismo della legge divina, onde l’apostolo
ebbe a dire: Per la legge conobbi il peccato. “Il _mio_ e il _tuo_
subentrarono con le leggi, così che non furono più comuni nè la terra,
nè i beni, nè l’amore; e Iddio fece comuni le viti, che non ricusano il
loro frutto nè al passero, nè al ladro, e il frumento e tutti gli altri
prodotti. La distruzione del comunismo e dell’uguaglianza per opera
delle leggi creò il ladro de’ frutti e delle greggi„.
Ma questo limitato movimento di eresie consequenziarie e pel loro tempo
semplicemente utopistiche, lungi dal diffondersi e radicarsi in un
ambiente non omogeneo, conduceva sempre più il movimento cristiano a
costituirsi sotto forma di chiesa gerarchicamente ordinata e sempre più
accentrata, respingendo, come felicemente dice il Renan[39], al tempo
stesso, i _raffinati del dogma_ e i _raffinati della santità_. “Gli
eccessi di quelli che sognavano una Chiesa spirituale, una perfezione
trascendente, venivano a rompersi contro il buon senso della Chiesa
ufficiale. Le masse già considerevoli, che entravano nella Chiesa, ne
costituivano la maggioranza e ne abbassavano la temperatura morale al
livello del possibile„.
Così quella tendenza, che per bocca degli apologèti mirava a vincere la
diffidenza degl’interessi materiali, dimostrando l’innocuità del nuovo
movimento religioso e la sua compatibilità con la società greco-romana;
che, maggiormente accentuata, faceva presentare da Melitone la nuova
fede all’Imperatore come un’alleata[40]; menava sempre più a fare della
Chiesa quello che sarebbe stata poi: uno Stato nello Stato, un potere
tra gli altri poteri costituiti, che poggia sullo stesso sostrato
economico e vive della stessa vita economica degli altri poteri,
lottando con essi o contro di essi, ma sempre per l’egemonia, ora emulo
e rivale, ora alleato.
Da questo punto, sotto la pressione continua della necessità
d’adattamento all’ambiente economico-sociale, il primitivo profumo di
schietta carità evangelica va sempre più svanendo, mentre la semplicità
e la purezza della fede cristiana restano sempre più oppresse ed
alterate per l’elaborazione teologica dottrinale e l’infiltrazione
della liturgia, della superstizione e del mito pagano. Del pari,
il sentimento di fratellanza cede sempre più il terreno di fronte
all’esigenze della organizzazione economica e legale della società,
accettata ed usufruita, e di cui anzi la gerarchia ecclesiastica tende
a divenire sempre più una struttura parassitaria.
Formalmente depositaria e continuatrice della tradizione evangelica,
in realtà, la Chiesa non è altro che l’istrumento di fusione del mondo
greco-romano con la tradizione evangelica, che in quella combinazione
si scolorisce e più spesso ancora si falsa o si disperde. Per la
specificazione del lavoro e delle funzioni, l’esercizio del culto
e il ministero della fede, sempre più complessi nelle forme e più
irti di formule e di sottili disquisizioni teologiche, diventano una
professione, che stacca e separa i ministri della religione da quegli
strati più umili della società[41], dal cui seno si erano elevati
e di cui facevano parte. La necessità di alimentare e sostenere la
gerarchia, le esigenze della tutela e della guerra fanno della Chiesa
e de’ suoi membri de’ proprietari, de’ guerrieri, de’ principi,
che vivono e governano e combattono come tutti gli altri principi,
guerrieri e proprietari, con le norme e con i sentimenti generati e
imposti dallo stadio economico, che la società attraversa, e dalla
forma legale che in conseguenza di esso ha dovuto assumere.