V.

Noi commettiamo pure un anacronismo riferendo ad altri tempi

quell’orrore della schiavitù, che è sorto e si è sviluppato ne’ paesi

di civiltà capitalistica dopo che la schiavitù è divenuta una forma

economica oltrepassata. Chi vivea in paesi e in tempi, in cui la

schiavitù costituiva ancora un istrumento generale ed indispensabile

della produzione; costui, anche quando ne negava il fondamento

naturale, ne ammetteva la necessità economica e la base giuridica di

diritto civile; e potea pure, come Seneca, consigliare verso i servi

la maggiore umanità e carità, ma non diveniva perciò, come si direbbe

con parola moderna, un _abolizionista_. Infatti la ripetizione costante

ed obbligatoria di certi atti, la vista ripetuta ed ordinaria di certe

condizioni di fatto suscita in noi analoghi stati d’animo e sentimenti

correlativi, che perciò appunto possono considerarsi come un mediato e

remoto effetto del modo di produzione della vita materiale. L’ambiente,

in mezzo a cui si svolge la nostra vita, diviene così la condizione

costante de’ nostri atti e delle nostre abitudini più frequenti e

comuni, e mutano soltanto col modificarsi e col trasformarsi di quello.

Probabilmente nessuno troverà che, ricorrendo agli apologeti, si abbia

a fare con persone di fede tepida o poco pura, con uomini vissuti in

tempo in cui non fosse vivo il rigoglio della fede; eppure ecco qui

vari apologeti che, all’occasione, enunciano come un fatto ordinario,

senza dissimulare e senza nessuno sforzo di sincerità, anzi senza

pure farvi attenzione, che essi stessi posseggono schiavi. “Anche noi

abbiamo servi„ dice Atenagora[30]; e Giustino[31] parla de’ servi

domestici (οἰκέτας) tratti a testimoniare su’ pretesi delitti de’

cristiani. Taziano anzi, eccitando a sopportare la schiavitù, ne trova

l’origine e la giustificazione nel peccato originale[32]. Tertulliano

parla più volte de’ domestici, e per farne un quadro poco favorevole,

dipingendoli animati da sorda avversione verso i cristiani, pronti a

calunniarli, disposti ad accusarli[33].

E la cosa non farà così grande meraviglia a chi si figuri questi

cristiani, non come tipi astratti assolutamente straniati dal mondo, ma

come persone costrette a rimanere in mezzo alla società, partecipandone

alle vicende giornaliere e sentendo, nelle idee e ne’ sentimenti

modificati o smussati, il riflesso della vita di ogni giorno.

Giustino[34] teneva a rilevare che “i cristiani non si distinguono nè

per patria, nè per linguaggio, nè per costumanze dagli altri uomini,

nè abitano particolari città, o si servono di uno speciale dialetto o

menano una vita fuor dell’ordinario„. Con più forza ancora insisteva su

questo concetto Tertulliano[35] respingendo l’accusa di quelli che li

chiamavano “_infructuosi_„, e tenendo a disdire ogni simiglianza con i

bramani, i gimnosofisti indiani e i _sylvicolae_ e gli _exules vitae_.

“Abitiamo qui con voi sulla terra — egli diceva — durante questa nostra

vita e usiamo de’ tribunali, del macello, de’ bagni, delle botteghe,

delle officine, delle dimore, de’ mercati vostri e di tutti gli altri

commerci: navighiamo anche noi insieme a voi, e con voi militiamo e

attendiamo all’agricoltura e facciamo gli scambi.......„ Atenagora,

esaltando la longanimità e l’abnegazione de’ cristiani, giungeva a dire

che “battuti non ripicchiavano, derubati non ricorrevano in giudizio,

davano a chi chiedeva ed amavano il prossimo come se stessi„[36], ma

non pensava punto a dire che facessero a meno di schiavi, anzi poco

appresso affermava il contrario.

Ammessa e mantenuta l’istituzione, i consigli di pazienza e di

benevolenza, dati rispettivamente a’ servi ed a’ padroni, non

avrebbero dovuto fare che sorreggerla e perpetuarla, scongiurando

quelle ribellioni, che, pur esse, col concorrere a renderla molesta,

scalzavano la schiavitù; ma, nella pratica della vita, i reciproci

rapporti erano regolati più dalla diversa natura de’ temperamenti e

dalla forza delle cose che non da precetti astratti; e, per esempio,

nell’episodio di Carpoforo e Callisto, padrone e schiavo, entrambi

cristiani e forse de’ migliori, abbiamo un esempio di persecuzione

lunga, ostinata, implacabile, sia pure comprensibile, del padrone

contro lo schiavo[37].

Il tramonto della schiavitù nel mondo antico · 第 9 / 73 题