Fu il sangue mio d'invidia si scarso
che se veduto avessi uom farsi lieto,
visto m'avresti di livore riarso.
E i peccatori della Ghiaccia e di Malebolge? che differenza è tra Giuda
e Caifas? In che modo Caino, l'invido, dà il nome a una circuizione di
quella ghiaccia, dove, secondo me, è punita la superbia, se non perchè
l'invidia è affine alla superbia? Che differenza c'è tra un barattiere,
come Frate Gomita, e un traditore di suo signore? E non è consiglio di
tradire quello che dà Guido di Montefeltro a Bonifazio? E molt'altro si
potrebbe aggiungere. E dovremmo concludere che ci sono due peccati che
si chiamano superbia e invidia, che hanno molto di comune tra loro, e
due altri, tradimento e frode, che molto tra loro assomigliano. E questa
conclusione ci dovrebbe portare a riconoscere che tale proprietà di
somiglianza, tale possesso d'elementi comuni, c'è in quelle due coppie
di peccati, perchè l'una coppia è, col digradar da reato a macchia, ciò
che l'altra.
Tanto più, che la frode e il tradimento sono il sesto e il settimo dei
peccati d'inferno, come l'invidia e la superbia sono il sesto e il
settimo dei peccati di purgatorio. Tanto più che la frode e il
tradimento hanno, per la loro somiglianza, lo stesso diavolo per
simbolo; ma per il loro divario, la prima il diavolo nella forma che
assunse nella sua invidia verso il genere umano, il secondo il diavolo
nella sua propria forma di superbo contro Dio.
Ma c'è altro. La superbia è contro Dio e a Dio direttamente s'oppone ed
è l'apostatare da lui e il non volersi a lui sottomettere e lo alzar le
ciglia contro il sommo bene e il torcere il viso dal bene immutabile. Si
dovrebbe dubitare di ciò che superbia fosse la superbia del Purgatorio,
più che di ciò che superbia sia il tradimento dell'inferno. Ora si
avrebbe torto a dubitare del primo punto; nè solo perchè espressamente
il Poeta dice che è superbia, ma perchè la sua definizione non
contraddice al concetto di superbia quale è presso tutti i padri e
dottori e catechisti. La definizione di Virgilio ha di mira la macchia,
ripeto, dell'appetito: la qual macchia è amor del male del prossimo,
ossia cupidità, complicato con una speranza di eccellenza. La cupidità
si liqua in volontà ingiusta. Si liquò nei peccatori del purgatorio? O
sì o no, la reità del volere, la reità d'ingiustizia, è cancellata: o
non ci fu o non c'è più. Ma o c'era o poteva ingenerarvisi. E allora? I
passi del superbo sono, dice Dante, ritrosi; la via torta; malo il
sentiero. Egli si ritrae, cioè, dal bene, da Dio. Così il superbo,
specialmente; ma con lui anche l'invido e l'irato. L'accidioso è tristo,
infastidito, disanimato: anch'esso sta per voltarsi. Ma per la via torta
come cammina il superbo? qual differenza è tra lui e gli altri che vanno
per il medesimo mal sentiero? Dante li dichiara, una volta, infermi
della vista della mente.[883] Essi, mal vedendo, credono che lo
arretrare sia un avanzare. Un'altra volta esclama:[884]
Or superbite e via col viso altiero,
figliuoli d'Eva, e non chinate il volto,
sì che veggiate il vostro mal sentiero!
E qui non vedono il mal sentiero, perchè tengono gli occhi in alto. O
non alzò le ciglia Lucifero? O non è tutta la superbia nell'_extollentia
oculorum_?[885]
Orbene, dove li avrebbe condotti il mal sentiero, la via torta per la
quale si avviavano con ritrosi passi?
È di marmo candido il duro pavimento; non è il gelo di Cocito, ma
assomiglia. Guardate. Eccovi Lucifero, Briareo, i Giganti, Nembrotte. Ma
son traditori codesti! Traditori, cioè superbi. Nè gli altri esempi
contradicono. Aragne e Niobe sono pur colpevoli contro Dio. E che dice
l'esempio di Saul? “_Dominus recessit a me._„[886] E che dice l'esempio
di Roboam? Dice che “_aversatus fuerat eum Dominus_„.[887]
La superbia di Sennacherib punito dai figli mediante un parricidio, si
esplica nell'avere alzata la sua voce e i suoi occhi contro il santo
d'Israele.[888] E Oloferne è superbo perchè volle mostrare che non c'era
altro Dio che Nabucodonosor.[889] E il _superbum Ilium_ era certo dal
Poeta interpretato nel senso che per gli antichi spergiuri era inviso
agli Dei. Non vi sono tra quelli esempi, se non quelli di Ciro e di
Erifile, che paiono contrastare a questo concetto che la superbia sia
l'apostatar da Dio. Ma a ogni modo Ciro uccise a tradimento, Erifile
tradì il suo marito: sono più traditori che superbi; cioè, sono superbi
perchè traditori.
E si deve notare che anche per questo rispetto delle figurazioni del
vizio punito, il Poeta si contiene diversamente, secondo che tratta dei
peccati di amor del bene o di amor del male; così, come riguardo la pena
che è proporzionalmente uguale o simile in questi, e in quelli è affatto
indipendente. Ed è ragione. Bisogna ricordare lo Stige che diviene
Flegetonte e Cocito, e la lonza che sparisce avanti il leone, come il
leone avanti la lupa, e la corda che se alcun si scinge,[890] divien
preda del diavolo della malizia, e simili concetti. La lussuria, gola e
avarizia sono, sì, mali in sè, ma peggiori ne generano. Quindi gli
esempi nelle cornici di quei peccati sono piuttosto di questi mali
peggiori, che di quelli minori. Ma oltre Cocito più non si dismonta, o
meglio, dopo Dite, si hanno di quei peccati che possono poco più
crescere e differir l'un dall'altro e che sono quasi ugualmente
insanabili, perchè hanno il Gorgon. Ebbene gli esempi in queste cornici
sono del proprio male d'ognun de' tre peccati. Abbiamo visto per la
superbia. Vediamo per l'invidia. Gli esempi sono due: Caino, che ognuno
avrebbe ucciso; Aglauro che divenne sasso: un esempio sacro e uno
profano;[891] e tutti e due d'invidia vera e propria, sebbene il primo
sia della più grave forma. Ed è curioso notare che tanto è gravissimo il
peccato di Caino, quanto lievissimo quello d'Aglauro, se non
s'interpreti misticamente. A ogni modo sono due peccati di invidia. Ora
gli esempi dell'ira quali sono?[892] L'_empiezza_ di Progne, l'ira di
Haman:
un crocifisso dispettoso e fiero
nella sua vista, e cotal si moria:
il suicidio di Amata. E questi sono peccati di ira? Pare. E perchè
allora dubitar di chiamare ira l'_empiezza_ di coloro che sono figurati
nel Minotauro; la bestialità tipica di coloro che Dante leggeva in
Aristotele dilettarsi di carni umane? la contumacia e, se volete, la
superbia di Capaneo, che giace _dispettoso_, come quel crocifisso, e
qual fu vivo tale è morto, come quel crocifisso che “cotal si moria„? il
disdegnoso gusto di Pier della Vigna, cui l'animo fece commettere
un'ingiustizia contro sè giusto, un'irragionevole vendetta, un atto
assurdo e di effetto vano e contrario? Come quello d'Amata, che Lavina
esprime così:
Ancisa t'hai per non perder Lavina;
or m'hai perduta...