VIII.

Ma insomma, sono superbi i peccatori della gelata e invidi quelli delle

bolgie?

Il concetto Dantesco dobbiamo ricavarlo dai due terzetti del

Purgatorio:[878]

È chi per esser suo vicin soppresso,

spera eccellenza, e sol per questo brama

ch'ei sia di sua grandezza in basso messo.

È chi podere, grazia, onore e fama

teme di perder perch'altri sormonti,

onde s'attrista sì che il contrario ama.

Sono rei di quella prima speranza e di quella prima brama i traditori?

Sono rei di quell'altra tema e tristezza e amore i fraudolenti? Sì.

Cioè; se i traditori e i fraudolenti si fossero convertiti, avrebbero

quella macchia dello appetito da mondare: quella speranza e quel timore,

con quel desiderio. Ma conversi non sono: sono aversi. Con la volontà

sono aversi perchè ciò per cui l'uomo si torce da Dio, è la

volontà.[879] Nei conversi del purgatorio la volontà è volta a Dio;

dunque non hanno a mondare che appetito, il quale non è mai contro sè e

contro Dio. La volontà, sì, può essere; ed è invero in tutti i peccatori

dell'inferno, contro sè, chè si dannarono, e contro Dio, perchè sono da

lui ritorti; ma più in questi ultimi, che offesero più Dio; più in

questi di Dite; e tra loro, più in quelli dei due ultimi cerchietti, in

cui non fu sopraffazione alcuna dell'appetito, ma volontà illuminata

dall'intelletto; e tra costoro più in quelli dell'ultimo, in cui

l'intelletto più peccò.

Vediamo, invero. Ai due terzetti sopra citati si pongano vicini questi

altri:[880]

La frode, ond'ogni coscienza è morsa,

può l'uomo usare in colui che 'n lui fida,

e in quello che fidanza non imborsa.

Questo modo di retro par che uccida

pur lo vinco d'amor che fa natura...

Per l'altro modo quell'amor s'oblia

che fa natura, e quel ch'è poi aggiunto

di che la fede spezial si cria.

Ricordiamo, prima di tutto, che la prima coppia di peccati è di amor del

male, e la seconda è di malizia; e che ambedue sono unite a un terzo:

ira e violenza, cioè ira questa e quella. Osserviamo, poi, la

somiglianza delle due coppie di definizioni in questo, che in ogni

coppia l'un peccato assomiglia all'altro. Cioè, si ha una proporzione:

la superbia sta alla invidia, come la frode in chi si fida sta a quella

in chi non si fida. Invero, là il superbo vuole il suo vicino messo in

basso di sua grandezza, e l'invido vuole che altri non sormonti. Tanto

il superbo che l'invido, vogliono che il vicino o altri venga giù o non

vada su. Qual divario è tra l'uno e l'altro? Questo solo: che il superbo

vede il vicino sopra sè e l'invido a pari di sè o, poniamo, sotto sè. Il

primo vuole che l'altro scenda, il secondo non vuole che l'altro salga.

E qua, nell'inferno? Il frodolento in chi non si fida, uccide il vincolo

d'amor naturale; il frodolento in chi si fida, oblia quello e poi un

vincolo aggiunto d'amore speciale: offendono insomma, queste due specie

dell'unico genere di frodolenti (notiamo!), persone meno e più a loro

legate, meno e più a loro vicine. La proporzione è innegabile.

E non è sola teorica. Guardate le anime del purgatorio, che mondano la

superbia e l'invidia: come assomigliano! Dice Omberto:[881]

ogni uomo ebbi in dispetto tanto avante,

ch'io ne morii...

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 97 / 142 题