VII.

Or questo “no„ degli spregiatori di Dio e delle sue cose, è ira, il

peccato d'ira. Tutti i motivi d'ira si riducono, abbiamo detto, alla

_parvipensio_. Perchè questa operi, è necessaria l'illusione della

propria grandezza. Dice il Dottore: “Quanto alcuno è più eccellente, con

più ingiustizia si dispregia (_parvipenditur_) in ciò in cui egli

eccelle„.[838] Or bene Capaneo è detto “grande„, ed è dei “regi che

assiser Tebe„;[839] i sodomiti sono “cherci e letterati grandi e di gran

fama„,[840] e altri, d'altra masnada che Brunetto, sono pur tali che

hanno “fama„ tennero grado alto e fecero “col senno assai e con la

spada„, e la lor voce “nel mondo su dovria esser gradita„ e i lor nomi

sono “onorati„;[841] gli usurieri hanno una tasca stemmata,[842] e tra

loro ha da venire un “cavalier sovrano„. Tutti nobili, cotesti usurieri.

Sono dunque tutti quanti, quelli del terzo girone, mostrati eccellenti

in alcunchè; e non è caso o preferenza solo di poeta o di giustiziere,

che dei bestemmiatori ci sia mostrato sol un eroe e re, e degli usurieri

nessuno che non sia nobile. Dante vuol dire che la _parvipensio_ poteva

in loro.

E se il motivo all'ira c'è, c'è l'ira a chiare note. Capaneo giace

dispettoso e torto, e parla del cruccio di Giove e della vendetta di

lui; ha la rabbia per maggior martirio ed è compreso di furore; disdegna

e dispregia e dispetta.[843] Pecca col cuore, e al suo petto sono fregio

i suoi dispetti.[844] Brunetto parla con indignazione di Fiorenza,

chiamando ingrato il suo popolo e duro come macigno, dicendo quei

cittadini lazzi sorbi e orbi e gente avara, invidiosa e superba, di

laidi costumi, bestie fiesolane giacenti in lor letame; e la città

proclamando nido di malizia.[845] Le tre ombre già da lungi gridano

alcunchè della lor terra prava, e poi si dichiarano crucciati.[846]

L'usuriere dalla scrofa azzurra e grossa mostra ira dicendo subito:[847]

che fai tu in questa fossa?

or te ne va!

con quel che segue e con quell'atto di trarre la lingua, che Benvenuto

dichiara come di spregio dopo aver avuto che dire con alcuno.

L'ira ben si mostra come l'abito di tutti. E sono puniti col fuoco. Or

qui bisogna notare che Dante, dove la corrispondenza tra inferno e

purgatorio è chiara, perchè esso adopera lo stesso nome della colpa

nell'un regno e nell'altro, nelle pene non osserva alcuna somiglianza. I

lussuriosi son qua portati dal vento, là affinati dal fuoco; i golosi

qua pestati dalla pioggia, là emaciati dal digiuno; gli avari qua

voltano pesi, là aderiscono alla terra; gli accidiosi qua sono nel brago

vischioso, là corrono con acuto fervore. Ma nei tre peccati d'amor del

male e di malizia sono analogie evidenti nelle pene. L'ira nel

purgatorio è mondata nel fumo, nell'inferno è punita sotto il fuoco. Tra

fuoco e fumo è la relazione che tra colpa e macchia. Della colpa resta

la macchia, come del fuoco il fumo. Del resto egli pur dice: “in foco di

ira„.[848] Or nell'inferno c'è il fuoco, oltre che nel terzo girone,

anche nel primo; chè la riviera è di sangue che bolle. Non è nel

secondo... Eppure! Oh! si rischia, interpretando il Poeta, di passare a

ogni tratto per dottori sottili; eppure quanta sottigliezza non si deve

invero a Dante! La selva dei suicidi risuona di guai di ogni parte. Sono

le Arpie che pascono di quelle foglie e lacerano la buccia delle piante.

Ebbene quei guai sono come il soffiar di stizzi verdi messi al fuoco,

che da una parte bruciano e dall'altra gemono.[849] La selva sbuffa e

stride e cricchia e cigola tutta come per un incendio invisibile. Ecco

il bello di Dante! E bisogna essere sottili per trovarlo, e poi, anche a

essere grossi, si riconosce! Che sotto il velame io vedo a mano a mano

che si nasconde tanto di bellezza quanto di verità. Onde ogni volta che

scopriamo il verace intendimento del filosofo, il poeta ci splende di

luce nuova. Ubbidiamogli dunque, e aguzziamo, o lettore, gli occhi.

Bene: anche tra la pena dell'invidia nel purgatorio, e quella della

frode semplice (che è invidia, come dimostrerò) nell'inferno, è una

grande somiglianza proporzionale. Ecco la cornice del purgatorio:[850]

par sì la ripa e par sì la via schietta

col livido color della petraia.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 93 / 142 题