Or questo “no„ degli spregiatori di Dio e delle sue cose, è ira, il
peccato d'ira. Tutti i motivi d'ira si riducono, abbiamo detto, alla
_parvipensio_. Perchè questa operi, è necessaria l'illusione della
propria grandezza. Dice il Dottore: “Quanto alcuno è più eccellente, con
più ingiustizia si dispregia (_parvipenditur_) in ciò in cui egli
eccelle„.[838] Or bene Capaneo è detto “grande„, ed è dei “regi che
assiser Tebe„;[839] i sodomiti sono “cherci e letterati grandi e di gran
fama„,[840] e altri, d'altra masnada che Brunetto, sono pur tali che
hanno “fama„ tennero grado alto e fecero “col senno assai e con la
spada„, e la lor voce “nel mondo su dovria esser gradita„ e i lor nomi
sono “onorati„;[841] gli usurieri hanno una tasca stemmata,[842] e tra
loro ha da venire un “cavalier sovrano„. Tutti nobili, cotesti usurieri.
Sono dunque tutti quanti, quelli del terzo girone, mostrati eccellenti
in alcunchè; e non è caso o preferenza solo di poeta o di giustiziere,
che dei bestemmiatori ci sia mostrato sol un eroe e re, e degli usurieri
nessuno che non sia nobile. Dante vuol dire che la _parvipensio_ poteva
in loro.
E se il motivo all'ira c'è, c'è l'ira a chiare note. Capaneo giace
dispettoso e torto, e parla del cruccio di Giove e della vendetta di
lui; ha la rabbia per maggior martirio ed è compreso di furore; disdegna
e dispregia e dispetta.[843] Pecca col cuore, e al suo petto sono fregio
i suoi dispetti.[844] Brunetto parla con indignazione di Fiorenza,
chiamando ingrato il suo popolo e duro come macigno, dicendo quei
cittadini lazzi sorbi e orbi e gente avara, invidiosa e superba, di
laidi costumi, bestie fiesolane giacenti in lor letame; e la città
proclamando nido di malizia.[845] Le tre ombre già da lungi gridano
alcunchè della lor terra prava, e poi si dichiarano crucciati.[846]
L'usuriere dalla scrofa azzurra e grossa mostra ira dicendo subito:[847]
che fai tu in questa fossa?
or te ne va!
con quel che segue e con quell'atto di trarre la lingua, che Benvenuto
dichiara come di spregio dopo aver avuto che dire con alcuno.
L'ira ben si mostra come l'abito di tutti. E sono puniti col fuoco. Or
qui bisogna notare che Dante, dove la corrispondenza tra inferno e
purgatorio è chiara, perchè esso adopera lo stesso nome della colpa
nell'un regno e nell'altro, nelle pene non osserva alcuna somiglianza. I
lussuriosi son qua portati dal vento, là affinati dal fuoco; i golosi
qua pestati dalla pioggia, là emaciati dal digiuno; gli avari qua
voltano pesi, là aderiscono alla terra; gli accidiosi qua sono nel brago
vischioso, là corrono con acuto fervore. Ma nei tre peccati d'amor del
male e di malizia sono analogie evidenti nelle pene. L'ira nel
purgatorio è mondata nel fumo, nell'inferno è punita sotto il fuoco. Tra
fuoco e fumo è la relazione che tra colpa e macchia. Della colpa resta
la macchia, come del fuoco il fumo. Del resto egli pur dice: “in foco di
ira„.[848] Or nell'inferno c'è il fuoco, oltre che nel terzo girone,
anche nel primo; chè la riviera è di sangue che bolle. Non è nel
secondo... Eppure! Oh! si rischia, interpretando il Poeta, di passare a
ogni tratto per dottori sottili; eppure quanta sottigliezza non si deve
invero a Dante! La selva dei suicidi risuona di guai di ogni parte. Sono
le Arpie che pascono di quelle foglie e lacerano la buccia delle piante.
Ebbene quei guai sono come il soffiar di stizzi verdi messi al fuoco,
che da una parte bruciano e dall'altra gemono.[849] La selva sbuffa e
stride e cricchia e cigola tutta come per un incendio invisibile. Ecco
il bello di Dante! E bisogna essere sottili per trovarlo, e poi, anche a
essere grossi, si riconosce! Che sotto il velame io vedo a mano a mano
che si nasconde tanto di bellezza quanto di verità. Onde ogni volta che
scopriamo il verace intendimento del filosofo, il poeta ci splende di
luce nuova. Ubbidiamogli dunque, e aguzziamo, o lettore, gli occhi.
Bene: anche tra la pena dell'invidia nel purgatorio, e quella della
frode semplice (che è invidia, come dimostrerò) nell'inferno, è una
grande somiglianza proporzionale. Ecco la cornice del purgatorio:[850]
par sì la ripa e par sì la via schietta
col livido color della petraia.