Invero[832]

puossi far forza nella Deitade

col cor negando e bestemmiando quella

e spregiando natura e sua bontade;

e però lo minor giron suggella

del segno suo e Soddoma e Caorsa

e chi spregiando Dio col cor favella.

Dunque si fa forza contro Dio negando o bestemmiando o spregiando la

deità, la natura, la bontà di Dio. Chiaramente, con l'accenno alla bontà

di Dio, è richiamato lo Genesi, anche se Dante non si fosse fatto

ammonir da Virgilio a recarselo a mente. Chè nello Genesi è detto:[833]

“Prese dunque il signore Dio l'uomo e lo pose nel paradiso deliziano,

perchè operasse e lo custodisse„. E questo precetto di operare veniva

dalla bontà di Dio che fece l'uomo simile a sè, intelligente e operante.

“E l'operare non sarebbe stato faticoso, come dopo il peccato, ma

giocondo per lo sperimento della virtù naturale„.[834]

Come ora un uomo spregerebbe in tal precetto la bontà di Dio? come,

rispetto a ciò, farebbe forza in Dio? Non, mi pare, col solo non

operare; ma in qualche modo analogo al modo di Capaneo, che come spregi

Dio, si vede, mi pare, senz'altro. Ebbene, Capaneo mostra il disdegno

che ha di Dio e il poco pregio che fa di lui, dicendo che s'egli lo

saettasse ancor laggiù, come fece lassù[835]

non ne potrebbe aver vendetta allegra.

Ora Capaneo è un punito da Dio, e uno che chiama vendetta la punizione

che riceve o è per ricevere, e uno che minaccia ancor resistenza contro

la vendetta. E questo è appunto il caso degli usurieri, se ci rechiamo a

mente lo Genesi dal principio. L'uomo peccò, e Dio lo scacciò dal

paradiso, dicendogli: “Maledetta la terra nell'opera tua! Nelle fatiche

mangerai da quella tutti i giorni della tua vita! Spine e triboli ella a

te germinerà, e mangerai l'erbe della terra! Nel sudore del tuo volto ti

ciberai del tuo pane, finchè tornerai nella terra dalla quale fosti

preso; perchè polvere sei e in polvere tornerai!„. Ecco dunque il

precetto di bontà divenire intimazione di pena: ecco che per il fatto di

dovere operare ogni uomo è nella condizione di Capaneo: di punito. Ed

ecco che gli usurieri ricusando di operare e di mangiar nelle fatiche e

di cibarsi nel sudore del lor volto, sono ribelli, per così dire, a Dio,

come Capaneo. E ciò è tanto più evidente, in quanto Capaneo si ribella

stolidamente a una pena che è proprio compresa in quella maledizione:

“tornerai nella terra dalla quale fosti preso!„ Oh! Capaneo è sotterra,

negli abissi, ed esclama “qual fui vivo tal son morto„. Ma questo

dispetto è la sua pena maggiore. Sei morto, o Capaneo! Sotterra sei!

E come gli usurieri, sono nella condizione di puniti anche i peccatori

di Soddoma. Oltre quel precetto di operare, dalla bontà di Dio l'uomo ne

aveva avuto un altro: questo: “Crescete e moltiplicate e riempite la

terra e sommettetela e dominate....„ Ciò disse il Signore, dopo aver

creato l'uomo a imagine e somiglianza sua, a imagine di Dio, e averli

creati maschio e femmina; e nel benedirli. Ora questo precetto di bontà

diventò intimazione di pena. “Moltiplicherò le tue doglie e i tuoi

concepimenti: nel dolore partorirai i figli...„. Ed è pena la libidine

nella quale si genera; libidine che non ci sarebbe stata, se non ci

fosse stata la colpa. Solo la procreazione dei figli appartiene alla

gloria del connubio e non alla pena del peccato.[836] Ebbene anche i

sodomiti sono ribelli a una pena, e, come gli usurieri, percepiscono

solo come segno della giustizia ciò che è pur prova della bontà di Dio;

segno della pena, cioè della vendetta. Così, dunque, a Dio che dice,

Morrai, e, Moltiplicherai, e, Lavorerai; si risponde, No.

Questa è la nota comune nella reità del terzo girone; e con questa

s'intende come colui che si lecca il naso, abbia parentela con l'eroe

che assise Tebe. E la nota comune non si ricava solamente dalla menzione

dello Genesi; ma da tutto il concepimento della Comedia. Chè lo inferno

è corso tutto da quel fiume dei molti nomi che sgorga dal peccato

originale; e Lucifero è in fondo, e nel penultimo cerchietto è il serpe

infernale, cioè Lucifero divenuto Gerione, cioè la superbia diabolica

divenuta invidia; e nel terzultimo cerchietto echeggia distintamente il

primo dramma umano; e nei cerchi della incontinenza sono puniti i vizi

delle parti dell'anima, cioè dell'ira e della libidine,[837] le quali

“nel paradiso prima non erano viziose„, e servivano invece di comandare.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 92 / 142 题