puossi far forza nella Deitade
col cor negando e bestemmiando quella
e spregiando natura e sua bontade;
e però lo minor giron suggella
del segno suo e Soddoma e Caorsa
e chi spregiando Dio col cor favella.
Dunque si fa forza contro Dio negando o bestemmiando o spregiando la
deità, la natura, la bontà di Dio. Chiaramente, con l'accenno alla bontà
di Dio, è richiamato lo Genesi, anche se Dante non si fosse fatto
ammonir da Virgilio a recarselo a mente. Chè nello Genesi è detto:[833]
“Prese dunque il signore Dio l'uomo e lo pose nel paradiso deliziano,
perchè operasse e lo custodisse„. E questo precetto di operare veniva
dalla bontà di Dio che fece l'uomo simile a sè, intelligente e operante.
“E l'operare non sarebbe stato faticoso, come dopo il peccato, ma
giocondo per lo sperimento della virtù naturale„.[834]
Come ora un uomo spregerebbe in tal precetto la bontà di Dio? come,
rispetto a ciò, farebbe forza in Dio? Non, mi pare, col solo non
operare; ma in qualche modo analogo al modo di Capaneo, che come spregi
Dio, si vede, mi pare, senz'altro. Ebbene, Capaneo mostra il disdegno
che ha di Dio e il poco pregio che fa di lui, dicendo che s'egli lo
saettasse ancor laggiù, come fece lassù[835]
non ne potrebbe aver vendetta allegra.
Ora Capaneo è un punito da Dio, e uno che chiama vendetta la punizione
che riceve o è per ricevere, e uno che minaccia ancor resistenza contro
la vendetta. E questo è appunto il caso degli usurieri, se ci rechiamo a
mente lo Genesi dal principio. L'uomo peccò, e Dio lo scacciò dal
paradiso, dicendogli: “Maledetta la terra nell'opera tua! Nelle fatiche
mangerai da quella tutti i giorni della tua vita! Spine e triboli ella a
te germinerà, e mangerai l'erbe della terra! Nel sudore del tuo volto ti
ciberai del tuo pane, finchè tornerai nella terra dalla quale fosti
preso; perchè polvere sei e in polvere tornerai!„. Ecco dunque il
precetto di bontà divenire intimazione di pena: ecco che per il fatto di
dovere operare ogni uomo è nella condizione di Capaneo: di punito. Ed
ecco che gli usurieri ricusando di operare e di mangiar nelle fatiche e
di cibarsi nel sudore del lor volto, sono ribelli, per così dire, a Dio,
come Capaneo. E ciò è tanto più evidente, in quanto Capaneo si ribella
stolidamente a una pena che è proprio compresa in quella maledizione:
“tornerai nella terra dalla quale fosti preso!„ Oh! Capaneo è sotterra,
negli abissi, ed esclama “qual fui vivo tal son morto„. Ma questo
dispetto è la sua pena maggiore. Sei morto, o Capaneo! Sotterra sei!
E come gli usurieri, sono nella condizione di puniti anche i peccatori
di Soddoma. Oltre quel precetto di operare, dalla bontà di Dio l'uomo ne
aveva avuto un altro: questo: “Crescete e moltiplicate e riempite la
terra e sommettetela e dominate....„ Ciò disse il Signore, dopo aver
creato l'uomo a imagine e somiglianza sua, a imagine di Dio, e averli
creati maschio e femmina; e nel benedirli. Ora questo precetto di bontà
diventò intimazione di pena. “Moltiplicherò le tue doglie e i tuoi
concepimenti: nel dolore partorirai i figli...„. Ed è pena la libidine
nella quale si genera; libidine che non ci sarebbe stata, se non ci
fosse stata la colpa. Solo la procreazione dei figli appartiene alla
gloria del connubio e non alla pena del peccato.[836] Ebbene anche i
sodomiti sono ribelli a una pena, e, come gli usurieri, percepiscono
solo come segno della giustizia ciò che è pur prova della bontà di Dio;
segno della pena, cioè della vendetta. Così, dunque, a Dio che dice,
Morrai, e, Moltiplicherai, e, Lavorerai; si risponde, No.
Questa è la nota comune nella reità del terzo girone; e con questa
s'intende come colui che si lecca il naso, abbia parentela con l'eroe
che assise Tebe. E la nota comune non si ricava solamente dalla menzione
dello Genesi; ma da tutto il concepimento della Comedia. Chè lo inferno
è corso tutto da quel fiume dei molti nomi che sgorga dal peccato
originale; e Lucifero è in fondo, e nel penultimo cerchietto è il serpe
infernale, cioè Lucifero divenuto Gerione, cioè la superbia diabolica
divenuta invidia; e nel terzultimo cerchietto echeggia distintamente il
primo dramma umano; e nei cerchi della incontinenza sono puniti i vizi
delle parti dell'anima, cioè dell'ira e della libidine,[837] le quali
“nel paradiso prima non erano viziose„, e servivano invece di comandare.