Per l'accidia non v'ha dubbio. Nel brago è punito il difetto di
fortezza. Nella reità dei peccatori è l'ira e l'invidia e la superbia,
passioni. Poichè il timore, donde vien la tristizia, le inceppa e le
rende vuote d'effetto, quella reità si chiama accidia. Dante lo dice
così per incidente, come non dice apertamente e dottrinalmente che sia
lussuria o gola o avarizia il peccato delle tre sottospecie
dell'incontinenza di concupiscibile. Un altro nome ha quel difetto di
fortezza: infermità. E infermità (originale) è il difetto degli
sciaurati del vestibolo. Ad essi somigliano sì i rissosi, sì i fangosi
dello Stige. Già lo Stige è il vestibolo di Dite o basso inferno; e ha
il suo Caron che è Flegias. Poi, sono puniti in modo analogo: là è suon
di mani, qua si percotono non pur con mano; là sono sospiri e pianti e
lagrime, qua è un che piange; là accenti d'ira, qua un'ombra furiosa; là
sono cattivi, qua sono tristi; là corrono perpetuamente, qua (appunto
quelli che per alcuni non sarebbero accidiosi) sono in continuo moto.
Dei primi non si racconta alcun reo, qua non si racconta alcun bene:
quelli visser senz'infamia e senza lodo, di questi bontà non fregia, la
memoria. Sono sdegnati e quelli e questi: non ragioniam di loro; più non
ne narro; guarda e passa; sarei vago di vederlo attuffare. Invidiosi
sono i primi d'ogni altra sorte. Filippo Argenti, perchè tende le mani
al legno, se non per passare? È invidioso anch'esso d'ogni altra sorte.
Lassù son angeli, quaggiù gran regi; lassù uno che fece un gran rifiuto
e che non si nomina; quaggiù una persona orgogliosa, il cui nome non è
fatto da Dante, sebbene egli lo conosca come conosce l'altro. E cosa più
notevole ancora, sono accennati, sì per i primi sì per i secondi, tutti
i peccati d'ingiustizia. Nei primi, la superbia è accennata col ricordo
degli angeli ribelli, l'invidia con le parole “invidiosi son d'ogni
altra sorte„, l'ira (e anche qui dobbiamo pensare e meravigliare di
tanto sottile provvidenza del poeta), l'ira apertamente e formalmente,
come nello Stige (cui vinse l'ira): accenti d'ira. O sono iracondi gli
sciaurati? Già, come i fangosi. Infine gli sciaurati guaiscono e fanno
pozze di sangue e lagrime e vermi a' lor piedi; e i fangosi sono cani e
porci e stanno nel putrido fango. Misero modo di tutti e due! e bassa
vita di tutti e due! Infermità di tutti e due; pei primi avanti la
giustizia, originale, degli altri avanti la giustizia attuale.[779]
Dopo costoro, dentro l'inferno superiore e dentro il basso, si vedono i
peccatori, meno e più volontari d'ignoranza; dell'ignoranza originale e
della attuale: quelli che non vollero vedere o si diniegarono a vedere
Dio, il sommo e incommutabile bene; che fecero contro la prudenza,
infusa e abituale. Tanto i primi quanto i secondi non entrano nel novero
che fa Virgilio dei peccati e peccatori dell'inferno. Nel qual novero
pur non entrano gli sciaurati del vestibolo, come quelli che, non
essendo morti della seconda morte ed essendo disdegnati sì dalla
misericordia e sì anche dalla giustizia di Dio, non sono in verità
nell'inferno. Questo silenzio, col quale si omettono sì i sospesi del
limbo e sì i sepolti nelle arche, li pone in una certa relazione con gli
sciaurati e con i fangosi, che sono il loro proprio contrapposto nella
vita piena in quelli di attività e nella morte piena di gloria, come
inerte e ingloriosa fu l'una e l'altra di questi; e nel tempo stesso
risponde a un altro concetto. Per il primo, noi vediamo che i sepolti, i
quali si trovano allo stesso piano dei fangosi, vengono a integrare con
essi il concetto d'accidia, che non è solo in acquistare ma anche in
vedere il sommo bene.[780]
Se lento amore in lui (il bene) veder vi tira,
o a lui acquistar, questa cornice,
dopo giusto penter, ve ne martira.
Qual cornice? La quarta. La quale, se si esclude il limbo, i cui sospesi
sono pur taciuti nel novero, corrisponde al cerchio appunto dei fangosi
e al cerchio degli eresiarche che sono, tutti e due insieme, il quarto
dalla lussuria in giù. Nè bisogna qui dimenticare l'indubitabile
raffronto dell'antinferno (vestibolo e limbo) con l'antipurgatorio. Gli
scomunicati e i negligenti sono pur somiglianti agli sciaurati e ai non
battezzati: e la somiglianza è duplice.
Gli scomunicati furono esclusi dal meritare; e in ciò somigliano più ai
sospesi che agli sciaurati; furono messi fuori della chiesa, e in ciò
somigliano più agli sciaurati che ai sospesi. I negligenti indugiarono
fino alla fine i buoni sospiri, e in ciò ricordano gl'ignavi che non
osarono nemmeno sulla morte mettersi nel gran passo, e nemmeno morti
possono ora più varcarlo. Di più, nel luogo a loro designato è anche una
valletta amena; e questa, che ricorda il nobile castello, ha la virtù di
fare simili i principi negligenti agli spiriti magni. Quelli ebbero ogni
valore, questi hanno onrata nominanza, sono eroi, sapienti, poeti. Ma
con le somiglianze ci sono le differenze. Basti che la tenebra è totale
per quelli del limbo, e che qui la tenebra notturna fa a mezzo con la
luce del sole; e che pur la tenebra del limbo non impedisce agli eroi e
ai poeti di errare per i due regni della concupiscenza, infermità,
malizia e ignoranza, poichè essi ebbero le quattro virtù opposte alle
quattro piaghe; mentre la tenebra dell'antipurgatorio impedisce l'andar
su, se non il tornar giù. Ora perchè indugiano i principi della
valletta? Perchè, essendo cristiani e non avendo perciò la _difficultas_
e la tenebra originali, ed essendo principi, e avendo però il _posse_
quanti altri mai e quanti altri mai il dovere della giustizia, furono
nella loro giustizia ottenebrati alquanto da quella _cupiditas_ che qui
si presenta sotto le forme sue primitive di serpente. La loro giustizia
possibile e facile e debita, ebbe “contrarietà nel _velle_„, perchè la
loro volontà non era sincera da ogni cupidità, e perciò sebbene
giustizia fosse in loro, tuttavia non c'era “nello splendore di sua
purezza„.[781] Perciò sono tra i negligenti. E perciò assomigliano ai
fangosi e ai gran regi che staranno nel brago: perchè quel po' di
cupidità che altro è se non il residuo dei due vizi collaterali alla
fortezza? se non dismisura d'ira? dell'ira che è cote della fortezza?
che è necessaria a giustizia? Onde non senza perchè, qui, dove la
volontà è tutta volta al bene, Dante mostra un Giudice[782]
segnato della stampa
nel suo aspetto di quel dritto _zelo_,
che _misuratamente_ in core avvampa.
L'_ira per zelum_, la passione che genera la fortezza e perciò propugna
la giustizia, è ora in lui; non sempre fu, nè certo mai in quell'alto
grado eroico che fu in Enea il giusto. Ma il lungo tema mi caccia. Basti
ancora accennare l'analogia che è tra i sepolti nell'arche e i sospesi
tra la tenebra e non solo i principi della valletta ma anche gli
scomunicati. Le due specie di peccatori dell'antipurgatorio sono così
trattate e disposte e colorite dal poeta, perchè da qualunque delle due
si cominci, si trovi una rispondenza con i due ordini dell'antinferno e
dell'antidite. Ma la rispondenza è a ogni modo più netta all'inverso.
Nell'antinferno è prima la _difficultas_, seconda l'_ignorantia_,
originali; nella antidite prima l'_infirmitas_, seconda l'_ignorantia_,
attuali: nell'antipurgatorio, prima quella che risponde all'ignoranza
originale e attuale nella proporzione in cui sta uno scomunicato pentito
a un miscredente e a un non battezzato, seconda quella che risponde
all'infermità o negligenza o viltà attuale nella proporzione in cui un
Belacqua e anche un principe negligente sta a un non mai vivo che corre
e a un re che grufola. Or è caso ed è scorso di penna quell'ordine delle
parole nella definizione dell'accidia che si purga nella quarta cornice?
Se lento amore a lui veder vi tira
o a lui acquistar...
Primo è nominato il lento amore a vedere: quello degli scomunicati;
secondo, il lento amore ad acquistare: quello di Belacqua, di Buonconte,
di Nin gentile. E l'accidia della quarta cornice è negligenza,
tepidezza, indugio. Nel purgatorio dunque è un antipurgatorio e una
quarta cornice che contengono il primo una ignoranza e una infermità, la
seconda una negligenza e un indugio a vedere ed acquistare il bene,
corrispondenti all'ignoranza e difficoltà originali, all'ignoranza e
infermità attuali; ma in ordine inverso.
E concludo che il peccato dello Stige e quello d'oltre Stige è proprio
il peccato d'accidia in acquistare, di qua, in vedere, di là, il bene.