È chi per esser suo vicin soppresso
_spera_ eccellenza, e sol per questo _brama_
ch'ei sia di sua grandezza in basso messo;
è chi podere, grazia, onore e fama
_teme_ di perder perch'altri sormonti,
onde _s'attrista_ sì che il contrario _ama_;
ed è chi per ingiuria par che _adonti_,
sì che si fa della vendetta _ghiotto_,
e tal convien che il male altrui impronti.
In questi peccati, oltre la brama, l'amore, la ghiottornia, che non è
del proprio bene direttamente, ma della soppressione, dell'abbassamento
del prossimo e della vendetta su lui, è una speranza, un timore e
tristizia, un adontamento. L'adontamento o è un timor di
turpitudine[758] o una tristizia.[759] Speranza, dunque, e timore che si
fa tristizia, sono in questi peccati che non sono in quei primi,
accompagnate con un desiderio che non è del proprio bene soltanto. E
questo sarà la cupidità. Ora diciamo subito che quelle sono passioni pur
dell'appetito sensitivo.[760] E diciamo, che non si purga nelle tre
cornici, di questo triforme amore la quiete del desiderio adempiuto, ma
solo il desiderio stesso. E dunque la macchia appartiene, anche qui, al
solo “animo„, ma è più nera e larga; poichè il desiderio è del male
altrui, e si complica necessariamente con speranza e timore; speranza di
eccellenza, timor di perdere podere, grazia, onore e fama, e conseguente
tristizia, timor d'onta e tristizia che ne deriva. Or queste sono le
caligini e le schiume d'un'inordinazione non soltanto dell'appetito, ma
di parti più nobili dell'anima: della ragione, cioè della volontà e
dell'intelletto. Valga il vero. Chi direbbe che questi tre peccati del
purgatorio hanno cessato di essere spirituali? Spirituali sono
concordemente affermati questi tre peccati, ira, invidia, e superbia.
Ora, poichè ciò che in noi si distoglie da Dio è lo spirito e ciò che si
volge al bene corporale è l'appetito, e nel purgatorio non si mondano
che passioni dell'appetito, bisogna concludere che queste passioni
siano, in essi tre peccati, residui di ciò per cui erano peccati
spirituali; una macchia, dirò così, che è impressa dallo spirito
nell'anima sensitiva.
L'amor del male, dell'inferno, è dunque con la malizia, del purgatorio,
nella stessa proporzione che il troppo e il lento amor del bene con
l'incontinenza di concupiscibile e d'irascibile. Vi è però un divario.
Quelli che nel purgatorio mondano le colpe, poniamo, di troppo amor del
bene, incontinenti furono; come non pare si possa dire che furono
maliziosi quelli che purgano il triforme amore del male. Rispondo qui
sol questo: certi peccatori dello antipurgatorio, per esempio Manfredi
di cui furono orribili i peccati,[761] e il nasuto “onde Puglia e
Proenza già si duole„,[762] quel Carlo che faceva così sanguinose
“ammende„,[763] quando potranno salire al monte, in qualche cornice pur
si staranno; e il nuovo Dante che ve li trovi, non potrà già dire che
non furono rei di malizia, sebbene purghino soltanto l'amor del male!
Ma qui risorge una questione. Vi sono nel purgatorio rei di malizia, che
sono in una cornice di amor soverchio del bene. Sono quelli che gridano
Soddoma. Nell'inferno quelli che offesero di ciò, sono nel primo
cerchietto, terzo girone, della malizia. Come? La ragione esatta è, mi
pare, oltre che nel proprio modo di quel cerchietto che è mezzo tra
l'incontinenza e la malizia, nel proprio modo di quella parte di girone,
in cui[764]
saper d'alcuno è buono;
degli altri fia laudabile tacerci,
chè il tempo saria corto a tanto suono;
in cui i peccatori sono aggruppati in masnade che non si debbono
confondere tra loro.[765] Il rimbombo stesso del fiume della violenza
che cade nel giro della frode, e accompagna la vista d'un dei gruppi, ha
certo valore simbolico, e significa certo che di quei peccatori alcuni
hanno più d'incontinenza, altri più di malizia. Sono anche nell'inferno
sodomiti in cui la prima radice del loro peccato è più nell'appetito che
nella volontà. C'è anche nel girone del peccato contro natura, un
divario tra gru e stornelli; quel divario che nel cerchio della lussuria
mi par manifesto tra i vinti d'amore e i rotti a vizio.