II.

Il corto andare è il cammino della vita attiva o del mondo; l'altro

viaggio è quello della vita contemplativa o di Deo. Virgilio guiderà

Dante in questo viaggio dal passo della selva, cioè dell'Acheronte, al

Letè: lo guiderà per l'oltremondo dell'espiazione e per quello della

purgazione. Nel primo, Dante morrà di tre morti; alla tenebra, alla

concupiscenza o alla carne, e al veleno o alla malizia. Questa divisione

è nel secondo? Nel primo, Dante contemplerà gli effetti divini di tre

disposizioni, di peccato attuale; dell'incontinenza, cioè, doppia, di

concupiscibile e d'irascibile; della violenza o malizia con forza o

bestialità, e della malizia con frode: contemplerà qualche cosa di

simile anche nel secondo?

Quanto al primo quesito, il purgatorio di Dante ha in vero tre grandi

parti: l'antipurgatorio, il vero purgatorio, il paradiso terrestre. Dopo

la cornice della lussuria, v'ha una scala per la quale si ascende alla

cima del santo monte. “Sul grado supremo„ Virgilio proclama Dante

libero:[730]

libero, dritto e sano è tuo arbitrio.

Il limbo è chiamato “primo grado„[731] e “cerchio superno„. Non è forse

caso. Il fatto è che nel grado superno, là, è asserita la libertà dello

arbitrio; nel primo grado o nel cerchio superno, qua, è il difetto di

cotesta libertà. Dall'un grado si vede il sole che riluce in fronte;

l'altro è tristo di tenebre. Qua è una foresta divina; là è una selva di

spiriti spessi. Qua un fiume che cancella le colpe; là un fiume che è

vita ai vivi, ma morte ai morti; un fiume qua d'innocenza, là di

peccato. Oltre questo, sono gli occhi belli di Beatrice, è uno splendore

“di viva luce eterna„, la sua seconda bellezza, il suo riso:[732] oltre

quello, oscurità e martòro. Questa parte del purgatorio è il contrario

di quella parte dello inferno.[733]

La divisione mediana del purgatorio comprende sette cornici di anime che

purgano le caligini del mondo,[734] che risolvono le schiume della loro

coscienza,[735] che si mondano per tornar belle,[736] che ristorano

qualche difetto e ricompiono qualche negligenza e indugio,[737] che si

purgano e mondano, come è detto a ogni tratto; sì che al fine suona la

voce, _Beati mundo corde_. Si tratta d'una macchia, o, come è anche

detto con molta somiglianza, d'una cicatrice e quasi d'un rammendo.[738]

Questa macchia o cicatrice o caligine o schiuma, questo, insomma,

residuo del peccato, è così spiegato: “C'è come un tatto dell'anima,

quand'ella si attacca, mediante l'amore, ad alcune cose. Or quando

pecca, aderisce ad alcune cose contro il lume della ragione e della

legge divina... onde questo danno di lucentezza, proveniente da tale

contatto, si chiama, metaforicamente, macchia dell'anima„.[739] Questo è

il pensiero di Dante, che fa le colpe, cioè le macchie di queste anime

derivare da amore,[740] cioè da una conversione, non perciò da malizia.

Or poichè la conversione è più propria dei peccati carnali, così _in

certo modo_ tutta questa parte del purgatorio è carne; tanto più che

ombra dai dottori è sostituita, in tali metafore, a macchia;[741] e

ombra dice Dante quella della carne. E l'antipurgatorio è di anime che

si rivolsero a Dio nell'ultimo della vita; e furono quindi sino allora

_averse_ da Dio; sì che sono simili a quei peccatori dell'inferno nel

cui peccato predominò l'aversione, ossia ai peccatori di malizia. Quindi

anche nel purgatorio si può riscontrare _in certo modo_ questa divisione

triplice: veleno, però cacciato; ombra della carne, che sta per

isvanire, tenebra, ma al tutto fugata.

Quanto alle tre disposizioni del peccato attuale, bisogna cercarle nel

vero purgatorio, e non nel suo, per così dire, vestibolo, e molto meno

nella sua uscita luminosa; come nell'inferno non è peccato attuale nel

vestibolo e nel limbo. Nel vero purgatorio, che ha sette cornici per

sette peccati, c'è questa triplice disposizione? C'è sì una triplice

divisione; ma non combacia con quella. È di amore che può errare[742]

per malo obbietto,

o per troppo o per poco di vigore.

Malizia, bestialità, incontinenza non corrispondono a questo triplice

errore, se non nel numero di tre. Ma osserviamo che nell'inferno la

divisione Aristotelica non si svolge in modo da creare una simmetria

nell'ordine dei cerchi, così che, per esempio, la malizia abbia lo

stesso numero di cerchi che l'incontinenza o la bestialità; mentre la

distinzione platonica del purgatorio fa che l'errore di amore per troppo

abbia lo stesso numero di cornici che l'errore per male obbietto, e

quello per poco stia nel mezzo tra i primi e i secondi. Ora nell'inferno

la divisione Aristotelica è preceduta da un'altra, ispirata da Cicerone;

ed è questa: la malizia è triplice, con forza, con frode, con

tradimento. La bestialità è fatta uguale alla prima specie di malizia.

La incontinenza, che poi si aggiunge, è detta essere di quattro ordini

di peccatori, così nominati:[743]

quei della palude pingue,

che porta il vento, che batte la pioggia

e che s'incontran con sì aspre lingue.

E nel modo di questo novero e per tante altre ragioni si vede che

l'incontinenza è dichiarata dal poeta come di due specie: di

concupiscibile e d'irascibile. Prendendo questa nuova divisione, che

equivale a quella di Aristotele, abbiamo dunque: malizia triplice,

incontinenza duplice. L'incontinenza duplice comprende tre cerchi di

concupiscenza e uno di irascibile. Or dunque incontinenza triplice di

concupiscibile, incontinenza d'irascibile, malizia triplice si

riscontrano con la partizione del purgatorio, che è di triplice errore

per troppo di vigore, unico per poco, triplice per malo obbietto?

L'incontinenza prima è disordine nell'appetito concupiscibile; la

seconda, disordine nell'appetito irascibile; la malizia, disordine nella

volontà, nella volontà e nell'intelletto: diciamo, nella ragione. Che

cosa è l'error d'amore?

L'amore che erra per malo obbietto si chiama altrove dal poeta cupidità,

che è il contrario di amor che drittamente spira. Questa si “liqua„ in

volontà di male o ingiusta. Nello inferno ella genera i peccati di

malizia di cui ingiuria è il fine; nel purgatorio quelli di coloro che

sperarono eccellenza, che temerono di perdere podere, grazia, onore e

fama, che si adontarono per ingiuria ricevuta.[744] In questi peccati

dunque sarebbe stata volontà iniqua, perchè vi fu cupidità. In vero la

loro reità è più complessa che quella dei peccati per poco o troppo di

vigore. Dice il poeta:[745]

Ciascun confusamente un bene apprende,

nel qual si queti l'animo, e desira:

perchè di giugner lui ciascun contende.

Se lento amor in lui veder vi tira,

o a lui acquistar, questa cornice,

dopo giusto penter, ve ne martira.

L'animo è qui, come in Dante spesso se non sempre, appetito sensitivo.

“L'amore è qualche cosa che appartiene all'appetito.„[746] E questo

appetito è quello sensitivo, differente dal naturale e differente dal

razionale o intellettivo, ossia volontà: è quell'appetito che negli

uomini, a differenza dei bruti partecipa della ragione, in quanto alla

ragione ubbidisce. E come questo appetito è concupiscibile o irascibile,

così del concupiscibile è l'amore rispetto al bene assolutamente e

dell'irascibile rispetto all'arduo.[747] Or questa lentezza d'amore è

certo rispetto all'arduo, poichè arduo parve il bene da vedere o da

acquistare, a quelle anime, sì che adesso in loro “fervore acuto„

ricompie forse negligenza e indugio

da lor per tepidezza in ben far messo.[748]

Dunque in essi è un errore dell'animo o dell'appetito irascibile. E

negli altri?[749]

Altro ben è che non fa l'uom felice:

. . . . . . . . . . . . .

L'amor che ad esso troppo s'abbandona

di sovra a noi si piange per tre cerchi.

Poichè questo bene è la ricchezza, il cibo e la carne, s'intende

senz'altro che in quelle anime è un errore triforme dell'appetito

concupiscibile.

In queste colpe vi fu dunque un “ordine corrotto„,[750] diciamo

un'inordinazione, nel correre al bene. L'inordinazione consiste

nell'abbandonarvisi troppo, a codesto bene.[751] Non c'è dunque alcuna

differenza tra questo amore che s'abbandona troppo al bene che non fa

l'uomo felice; e l'incontinenza di concupiscibile. Non importa

aggiungere come appunto per quella forma di codesto triforme amore, la

quale si chiama più comunemente amore, si proclami presa e condotta a

morte, Francesca. Nè alcuno vorrà trovare sostanzial divario tra la

colpa di Ciacco e quella di Bonagiunta. E il papa avaro del purgatorio

dichiara con proprie parole di essere stato reo come quei bruni ad ogni

conoscenza dell'inferno, simili che sono agl'ignavi; chè dice:[752]

avarizia spense a ciascun bene

lo nostro amore, onde operar perdèsi.

Eppure possiamo noi proprio dire che questi del purgatorio mondino

peccati d'incontinenza? Sì d'incontinenza; ma mondano, non espiano;

mondano la macchia lasciata da quei peccati. E quale è questa macchia? È

l'amore che s'abbandona troppo. Chè l'amore si piange per quei tre

cerchi.[753] E così il lento amore nella quarta cornice; e così, sotto a

quelle, il triforme amore che erra per malo obbietto.[754]

Ora l'amore è il piegar dell'animo, il quale così “entra in desire„ e

non ha quiete se non nella gioia del possesso. Nel purgatorio si sconta

dunque quel primissimo moto, che erra; quel desire che è troppo forte o

troppo fievole; non la gioia in cui s'acqueta. Questa gioia fu ripudiata

dai peccatori prima di morire.

Vidi che lì non si quetava il core,

esclamava l'avaro pentito. Invero tutte “converse„ sono queste anime:

dal bene che non è bene, a cui volgersi è ritorcersi da Dio, si

conversero al bene immutabile; e dalla tepidezza messa in ben fare

passarono ad acuto fervore.

Quell'amore è dunque la macchia; ma, s'intende, di quando è divenuto

desiderio, prima di essersi fatto gioia. Il solo “piegare„ è

“natura„.[755] Quella “prima voglia„ non è nè lodevole nè

biasimevole.[756]

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 85 / 142 题