In eterno verranno alli due cozzi...
E prima Dante e poi Virgilio ributtano il pien di fango nel suo fango e
nella sua pena: Rimani! Via costà! Di più Flegias, il barcaiuolo dello
Stige, è colui che grida nell'inferno Virgiliano: Imparate _giustizia_!
Di più gli avari e prodighi sono concepiti come tali che si siano
affannati e “rabbuffati„ per contrastare alla “ministra e duce„ che
permuta li ben vani: ella ha un occulto _giudizio_, ella _giudica_.[488]
Già notai come il mal tenere è principio d'ingiustizia; chè non può
alcuno abbondare senza che ad altri manchi. Dice Dante altrove[489] che
nell'avvenimento delle ricchezze “nulla distributiva giustizia
risplende„. All'ingresso di questo cerchio è Pluto, che è detto
maledetto lupo e il gran nemico; che è perciò l'avarizia, o meglio
cupidità, in quanto riesce a mala volontà, cioè a ingiuria. E gl'ignavi,
perchè non operarono, furono, sì, privi di ogni virtù, ma specialmente
di quella a cui le altre virtù concludono: della giustizia; come della
prudenza, che le altre virtù conduce, furono privi quelli del limbo.
Tutte queste osservazioni portano a riconoscere che la giustizia c'entra
nel disprezzo mostrato contro questi dannati e da Virgilio e da Dante.
Si ricorda e si loda, insomma, la giustizia di Dio a proposito di loro,
più che d'altri, perchè nella giustizia in qualche modo offesero. Ma gli
ignavi sono nell'inferno del peccato originale, e non peccarono
attualmente; ma gli avari e i fangosi sono incontinenti e non maliziosi
o ingiusti. Bene; ma gl'ignavi rappresentano la mancanza di “giustizia
originale„; ma gli avari sono rei della colpa media tra l'incontinenza e
la ingiustizia; ma color cui vinse l'ira e i fitti nel fango ebbero i
due vizi contrari alla fortezza, la quale è la virtù che è utile alla
giustizia.