Dice degli avari:[487]

In eterno verranno alli due cozzi...

E prima Dante e poi Virgilio ributtano il pien di fango nel suo fango e

nella sua pena: Rimani! Via costà! Di più Flegias, il barcaiuolo dello

Stige, è colui che grida nell'inferno Virgiliano: Imparate _giustizia_!

Di più gli avari e prodighi sono concepiti come tali che si siano

affannati e “rabbuffati„ per contrastare alla “ministra e duce„ che

permuta li ben vani: ella ha un occulto _giudizio_, ella _giudica_.[488]

Già notai come il mal tenere è principio d'ingiustizia; chè non può

alcuno abbondare senza che ad altri manchi. Dice Dante altrove[489] che

nell'avvenimento delle ricchezze “nulla distributiva giustizia

risplende„. All'ingresso di questo cerchio è Pluto, che è detto

maledetto lupo e il gran nemico; che è perciò l'avarizia, o meglio

cupidità, in quanto riesce a mala volontà, cioè a ingiuria. E gl'ignavi,

perchè non operarono, furono, sì, privi di ogni virtù, ma specialmente

di quella a cui le altre virtù concludono: della giustizia; come della

prudenza, che le altre virtù conduce, furono privi quelli del limbo.

Tutte queste osservazioni portano a riconoscere che la giustizia c'entra

nel disprezzo mostrato contro questi dannati e da Virgilio e da Dante.

Si ricorda e si loda, insomma, la giustizia di Dio a proposito di loro,

più che d'altri, perchè nella giustizia in qualche modo offesero. Ma gli

ignavi sono nell'inferno del peccato originale, e non peccarono

attualmente; ma gli avari e i fangosi sono incontinenti e non maliziosi

o ingiusti. Bene; ma gl'ignavi rappresentano la mancanza di “giustizia

originale„; ma gli avari sono rei della colpa media tra l'incontinenza e

la ingiustizia; ma color cui vinse l'ira e i fitti nel fango ebbero i

due vizi contrari alla fortezza, la quale è la virtù che è utile alla

giustizia.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 74 / 142 题