VII.

Difficile è sbarbare le quercie secolari, quando tutta la roccia vien

via con loro.

Si dice: Color cui vinse l'ira, sono certamente rei d'ira, checchè

s'argomenti. Bene. Vedendo la moltitudine degli Ebrei schiamazzare e

prendere in mano le pietre per lapidare Moisè ed Aronne, chi non direbbe

che sono rei d'ira?[457] Vedendo le donne troiane furiose (_actae

furore_) inalzare insieme un alto grido e prendere il fuoco di su l'are

e ardere le navi; chi non direbbe che sono ree d'ira?[458] E no: a

questi e a quelli dispiacque il bene, la gloria, la terra promessa: sono

rei d'accidia, come afferma Dante, ponendo gli uni e le altre, sebbene

pure schiamazzassero e prendessero in mano fiaccole e pietre, ad esempio

appunto d'accidia.[459] Chè l'accidia è definita, in quel canto,

negligenza e indugio messo per tepidezza in _ben fare_. Qual peccato è

di Filippo Argenti, di cui si dice che

bontà non è che sua memoria fregi?

Non è quello stesso dei gran re che staranno come porci in brago,

lasciando di sè disprezzo? Perchè questo accenno alla memoria lasciata

dai peccatori della palude? Come mai consuona così perfettamente con ciò

che Dante dice della turba troiana che

sè stessa a vita senza gloria offerse?

Il Poeta dice che il medesimo castigo nello inferno e la stessa cattiva

memoria nel mondo aspetta sì quelli che in vita dormirono e sì quelli

che sembravano anche troppo desti: gridarono, s'atteggiarono, si

pompeggiarono: e non fecero nulla di buono. I gran regi? Già, grandi

furono: molte parole e fatti pochi, gran gesti e punte gesta. Reo d'ira

Filippo Argenti e i rissosi del pantano? Ma dunque, per Dante, l'ira è

sempre senza ingiuria? Perchè costoro non sono colpevoli di malizia,

della quale, ingiuria è il fine: sono di qua non di là della città

roggia. Sempre senza ingiuria? Così fatta che l'ingiuria ne è sempre

esclusa?

Dicono: di là degli spaldi, sarà punita l'ira con ingiuria; qui è l'ira

senza ingiuria. Già: di qua anche la lussuria senza il suo atto o abito

proprio? e così gli altri peccati d'incontinenza? Perchè l'ingiuria,

ingiuria per ingiuria cioè vendetta, è il proprio fine dell'ira, come il

piacer carnale è della lussuria, e la ricchezza che mal si tiene, o mal

si spende, dell'avarizia.

Un'ira senza ingiuria sarebbe come una lussuria senza piacer carnale e

come una avarizia senza mal dare o senza mal tenere. Diranno: un'ira

senza altra ingiuria che meditata e non fatta. Già: come una colpa della

gola senz'altro stravizio che pensato e disegnato: colpa da poverini, e

non da Ciacchi. Ma via: l'ira che medita ma non fa l'ingiuria, non è

ira. L'ira è pronta, è subitanea, è pazza. Dice S. Tommaso che

tristizia, non è ira, si forma nel cuore di chi la vendetta non

ispera.[460] E a ogni modo veniale è l'ira che non si conduce ad

effetto.[461] È un movimento cattivo seguito da un buono.

Ma diranno ancora: le genti fangose stanno con sembiante offeso e si

percotono[462]

non pur con mano,

ma con la testa e col petto e co' piedi,

troncandosi coi denti a brano a brano.

E poi fanno strazio (qual che sia) di Filippo Argenti, e gridano e

s'avventano contro lui. Come non fanno ingiuria costoro cui vinse l'ira?

Fanno, ma non fecero. Sarebbero, se ingiuria avessero fatta, puniti dove

è punita la malizia che ha l'ingiuria per fine: ripeto. E se si fossero

troncati coi denti in vita, sarebbero, per esempio, nella riviera di

sangue o più giù. Si troncano dunque, coi denti; non si troncarono. Ed è

poi così certo che tronchino altrui, e non sè stessi? A ogni modo

sarebbe stata ingiuria, se in vita fosse avvenuta, anche contro sè. Il

fatto è che in vita contro la giustizia non operarono, almeno

direttamente: incontinenti sono, non maliziosi o felli o ingiusti. E

dunque quel percotersi e troncarsi è la figurazione della loro colpa,

non la ripetizione; è la figurazione, quale la rapina del vento e lo

strosciar della pioggia e il rotolar massi. Ora, per quanto si muovano e

si agitino, sono nel pantano, nel brago, nella belletta, che è

impeditiva e vischiosa e lenta: ozio e accidia. Una differenza è certo

tra quelli che vi son fitti e quelli che vi si percotono; ma non tale

che il pantano, dove sono gli uni e gli altri, valga per gli uni e non

per gli altri. Ora se, come non c'è dubbio, il pantano che lega e tien

fitti, simboleggia il difetto di fortezza; se il brago dove stanno i

porci, significa il manco di magnanimità, che è tutt'uno con la

fortezza; il pantano o brago vale a sottrarre anche nei rissosi e

clamorosi qualche cosa a quei loro atti e fatti, sì che non

s'interpretino come di forti. Questo qualche cosa è ciò che manca alla

audacia o all'orgoglio, per essere magnanimità o fortezza; mentre è

invece assurdo pensare che caratterizzi il peccato dell'ira veloce e

speditiva. Nè si dica che ben può significare l'ira, come si disse

prima, che medita la vendetta e non la fa. Come, anche ammettendo che

quella si possa chiamare ira, come Dante che già degli altri peccati

capitali ha data la figurazione etica precisa e intiera e generale,

così, per esempio, da tradurre tanto chiaramente nel quarto cerchio e

nel quinto il detto del mistico “che l'accidia dà all'anima dolore, e

l'avarizia, fatica„;[463] così per esempio, da porre nel medesimo

cerchio, in balìa del medesimo vento la vinta da un punto e la

legislatrice del vizio; qui l'ira significherebbe in una sua forma

secondaria e imperfetta? Qual definizione potremmo noi raccoglierne?

Questa: l'ira è quel peccato per cui non si lascia buona memoria di sè.

Questa: l'ira è quel peccato per cui si medita la vendetta e non si fa.

Ma tutto è piano e ragionevole, se diciamo: L'accidia è quel peccato per

cui non si lascia alcuna buona memoria di sè; ed è, questo peccato, non

solo dei timidi e dei lenti, ma di tanti altri audaci e bizzarri e

orgogliosi, che paiono il contrario dei primi e su per giù sono tali e

quali.

Ma Dante dice: color cui vinse l'ira. Dice: ira, ira, ira. Dunque è ira,

quella del quinto cerchio, checchè si sofistichi e si sottilizzi:

ira e non altro.

E allora anche Virgilio, il quale sta coi parvoli innocenti e fuori che

le tre virtù sante ebbe tutte le altre, anche Virgilio è reo d'ira e

dovrebbe rissare e percotere o percotersi nel pantano? Egli in vero

dice:[464]

Tu perch'io m'_adiri_

non sbigottir, ch'io vincerò la prova.

E se _adirarsi_ a qualcuno non paia essere quel che accendersi d'ira o

usare ira, ecco che Virgilio si spiega meglio:[465]

la città dolente

u' non potemo entrare omai senz'_ira_.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 72 / 142 题