Dopo breve diverbio,[451]

allora stese al legno ambo le mani...

Fosse per salire o per trarre seco Dante nella palude, l'atto è di

audace. Ebbene come risponde, alla spinta di Virgilio, questa ombra che

affronta un vivo e un morto e un navicellaio degli abissi nel suo legno?

Ma: non risponde. Si toglie giù subito della sua impresa, quale ella

fosse. Poi le fangose genti ne fanno strazio; sia questo strazio di sole

grida, sia anche di percosse, e con mano e con la testa, col petto e co'

piedi (il che non credo); ma sia come sia: che cosa risponde alle grida

Filippo Argenti?[452]

Il fiorentino spirito bizzarro

in se medesmo si volgea coi denti.

Alle grida risponde così, non certo a uno strazio, se ci fu, manesco.

Provatevi a imaginarlo, battuto e addentato e lacerato, che morde sè

stesso! per la gran rabbia! mentre ha lì presso su chi sfogare la furia!

No, no. Vedete tanti di quei fangosi in gruppo che urlano e beffano e

ridono, correndo verso lui, che non aveva detto il nome: A Filippo

Argenti! a Filippo Argenti! Esso si rode, si morde. Perchè gridano

quelli? perchè si morde esso? Perchè è stato vile prima, gridano; e

perchè è vile ora, si morde. L'audacia che era stata grande avanti il

pericolo creduto lieve; era sbollita subito avanti Virgilio, e non si

mostra più avanti le fangose genti.[453] Con tutta la sua furia, non si

slancia contro gli assalitori e gridatori e beffeggiatori. E poi? Dante

più non ne narra; ma il pericolo in cui l'orgoglioso si trova e le

percosse che riceve o riceverà, non avranno potere di rendergli la sua

audacia, chè, a destar l'audacia, occorre l'ira, e l'ira non sorge, per

lesioni, se non c'è qualche speranza di vendetta. È dottrina della Somma

e di Aristotele.[454] L'Argenti rassomiglierà ai tristi, perchè

tristizia nasce e non ira, quando non c'è quella speranza:[455] ai

tristi, ai quali gli audaci assomigliano in un'altra cosa: nel tremore;

sebbene nei primi avvenga per il correre del sangue alle parti basse e

nei secondi per il suo affluire al cuore.[456] A ogni modo pensiamo che

l'audacia è tanto contraria, quanto è la timidità, alla fortezza, e che

l'audace è un non forte, un vile, come il timido; e ripensiamo che il

vizio di Filippo Argenti è quello dei colombi che fanno la rota, e poi

per un po' di contrasto s'impaurano e volano su rombando.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 71 / 142 题