L'incontinenza è, nell'inferno, tra la prima rovina e lo Stige, sino
alle mura della città che ha nome Dite. La rovina è, forse, l'entrare
stesso; è l'entrare stesso, per chi creda alla virtù dello stile
Dantesco, di compiere a poco a poco il suo concetto.
Ma, a ogni modo, Minos, parlando di ampiezza d'entrare, segna un nuovo
principio dell'inferno, che pur comincia con la porta disserrata. In
vero qui comincia l'inferno del peccato attuale; e questo inferno
comincia con l'incontinenza, la quale si estende sino a Dite. E
l'incontinenza è di due specie; di concupiscibile, o concupiscenza;
d'irascibile, o infermità. L'una è connessa con l'altra come causa ad
effetto. La lonza è leggera e presta molto, come leggeri sono al vento e
trascinati in rapido volo di stornelli e di gru e di colombe i peccatori
carnali; ma contro lei vale il farmaco stesso che doveva valere, contro
la loro infermità, ai fitti nel fango. E la femmina è, sì, inferma di
tutto il corpo; ma diventa via via dolce sirena. Il fiume Stige è, nel
gettarsi dal cerchio degli avari, cerchio che è d'incontinenza di
concupiscibile, è sì fervido e corrente (bolle e riversa),[428] ma si fa
perso e buio e fangoso. Ed è tristo, come tristi sono quelli che nella
sua belletta son fitti.[429]
Or come nel proprio ingresso dell'inferno, nel vestibolo, Dante, a
conforto di Virgilio, mortifica la viltà,[430] qui nel cerchio che è
primo del peccato attuale e primo dell'incontinenza, cade “come corpo
morto„.[431] Ma di pietà, vien meno; di quel sentimento cioè che non
prova se non al cominciare, e smette poi e non deve provare nel
vestibolo; sì nel limbo, e in alto grado, poichè esso è un gran duolo
che gli prende al cuore. E questo sentimento è vivo anche nel cerchio
della gola; pur meno che nel precedente, chè non se ne muore già! E
tuttavia le parole prime di Dante a Ciacco non son senza compassione, e
le altre sono pur pietose:[432]
Ciacco il tuo affanno
mi pesa sì che a lagrimar m'invita.