in su la punta della rotta lacca
l'infamia di Creti era distesa.
Che sta fare il Minotauro colà? Quella rovina “è guardata„ da lui, da
quell'ira bestiale. La guarda per impedire i morti, che non risalgano?
Non ce n'è bisogno: per loro, come per gli sciaurati e per i peccatori
carnali e per i vestiti da cappa e per tutti, basta “l'alta providenza„.
O dunque? Dunque, per impedire i vivi, sì che non trovino facile la
scesa. E dunque Dante non risale per questa, come per l'ultima delle
rovine e per i peli di Lucifero; ma trova, significata da quella
guardia, una difficoltà pur grave a scendere; più grave che a entrare,
più grave che nella prima discesa, sebbene anche lì sia chi lo
ammonisce, se non, chi lo impedisca; chi lo ammonisce appunto della
soverchia facilità:[404]
Guarda com'entri e di cui tu ti fide:
non t'inganni l'ampiezza dell'entrare!
Ma non è detto pur con ciò che Dante risalga, e qualche dubbio può
rimanere sulla mia spiegazione intorno a questo risalire analogo alla
aversione la quale è in certi peccati più che in certi altri. Ebbene
vedremo anche questo perchè, il quale ora accenno, dicendo che la
violenza, pur essendo malizia, come quella che ha un fine d'ingiuria,
assomiglia molto alla disposizione di coloro che seguono “come bestie lo
appetito„. Nel fatto, è bestialità.