Ecco:[403]

in su la punta della rotta lacca

l'infamia di Creti era distesa.

Che sta fare il Minotauro colà? Quella rovina “è guardata„ da lui, da

quell'ira bestiale. La guarda per impedire i morti, che non risalgano?

Non ce n'è bisogno: per loro, come per gli sciaurati e per i peccatori

carnali e per i vestiti da cappa e per tutti, basta “l'alta providenza„.

O dunque? Dunque, per impedire i vivi, sì che non trovino facile la

scesa. E dunque Dante non risale per questa, come per l'ultima delle

rovine e per i peli di Lucifero; ma trova, significata da quella

guardia, una difficoltà pur grave a scendere; più grave che a entrare,

più grave che nella prima discesa, sebbene anche lì sia chi lo

ammonisce, se non, chi lo impedisca; chi lo ammonisce appunto della

soverchia facilità:[404]

Guarda com'entri e di cui tu ti fide:

non t'inganni l'ampiezza dell'entrare!

Ma non è detto pur con ciò che Dante risalga, e qualche dubbio può

rimanere sulla mia spiegazione intorno a questo risalire analogo alla

aversione la quale è in certi peccati più che in certi altri. Ebbene

vedremo anche questo perchè, il quale ora accenno, dicendo che la

violenza, pur essendo malizia, come quella che ha un fine d'ingiuria,

assomiglia molto alla disposizione di coloro che seguono “come bestie lo

appetito„. Nel fatto, è bestialità.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 64 / 142 题