Come la lonza è concupiscenza in atto e tristizia in potenza, così la
lupa è avarizia in principio e frode in effetto. Il che ci è mostrato
dal Poeta con sue parole, quando a papa Niccolò cupido e perciò
simoniaco e quindi punito tra i fraudolenti, egli grida:[313]
la vostra avarizia il mondo attrista
calcando i buoni e sollevando i pravi.
Non è certo punito quel papa che per mal tenere. L'avarizia di lui era
diventata peggior male; come è facile che divenga in tutti, poichè ella
da sè ha già qualche cosa d'ingiusto. Tuttavia spesso rimane un mal
tenere e, aggiungiamo, un mal dare. E allora ella è colpa, come più
lieve, così più vituperosa. Gli avari e prodighi semplici rassomigliano
in vero agl'ignavi del vestibolo e ai tristi del brago: sono bruni a
ogni conoscenza: di loro non si fa nome. E così a me pare che, anche per
questa ragione, il proprio nome della lupa sia frode e non avarizia;
perchè anche la lonza è concupiscenza e non tristizia. Il senso precipuo
e dominante delle due fiere è dato, mi pare, nell'una dal suo principio,
nell'altra dal suo effetto; perchè nell'una e nell'altra la tristizia è
innominabile e inconoscibile; e la tristizia della prima è effetto, e
della seconda causa.
Ora questa causa della frode è detta sì, e l'abbiamo veduto, avarizia;
ma ha, e l'abbiamo pur veduto, un altro nome: cupidità o cupidigia. Si
può anzi dire che questo nome non si dà mai all'avarizia che resta
avarizia cioè mal tenere e mal dare. Cupidità è sempre l'avarizia
germinante in colpa maggiore. Cupido è papa Niccolò, che è tra i
simoniaci;[314] cupide sono le vele del nuovo Pilato, che non è certo
reo di solo mal tenere;[315] cupido è l'occhio della meretrice, la quale
in senso proprio è almeno almeno come Taida che non rotola pesi ma è
attuffata nello sterco.[316] Cupidigia è quella di Alberto Tedesco e di
suo padre;[317] e anch'essa non è quell'avarizia, certo, che fa sozzi in
vita e bruni in morte. E in fine la cupidigia è un pelago in cui
s'affondano i mortali,[318] e la cupidità è quella che “si liqua„
nell'iniqua volontà.[319] Inoltre è detta cieca, nel cominciarsi a
parlar de' violenti,[320] e cieca, a proposito degl'italiani non
disposti ad accogliere l'alto Enrico;[321] e mala,[322] a proposito dei
cristiani che non si lasciano guidare dal vecchio e nuovo testamento e
dal pastor della chiesa. Da tutti questi luoghi si rileva che la
cupidigia è bensì peggiore dell'avarizia che resta avarizia, e tuttavia
che anch'essa è un principio di male, non il male stesso. In verità
Beatrice ne parla ragionando delle prime tendenze dell'animo e dello
sviarsi dell'umana famiglia.[323] Dice d'essa che affonda sotto sè i
mortali, ma dice ancora che chi se ne lascia condurre è “come agnel che
lascia il latte„, e chi se ne lascia ammaliare è come il “fantolino„
che muor di fame e caccia via la balia.[324]
Si tratta dunque d'un lieve principio che ha grave fine. E tanto la
levità del principio quanto la gravità del fine sono adombrate in questo
terzetto:[325]
Benigna volontade, in cui si liqua
sempre l'amor che drittamente spira,
come cupidità fa nell'iniqua.
Chè l'amore, di cui qui si tocca, è non più che “sementa„; e sementa, e
non altro, è dunque la cupidità.[326] L'amore che drittamente spira è
quello che è “ne' primi ben diretto„ e che “ne' secondi sè stesso
misura„.[327] La cupidità qual amore è? È quello che
al mal si torce, o con più cura
o con men che non dèe corre nel bene?[328]
Siccome la cupidità si risolve o si manifesta (secondo la poca diversa
interpretazione della parola _liquarsi_) in volontà iniqua, si deve dire
ch'ella non è solamente amore che corra nel bene con più cura che non
deve. Ed è pure questo amore del proprio bene. Chè lo dice la parola
stessa, e lo dicono tutti gli esempi che ho riportati di cupidi, come
papa Niccolò e il nuovo Pilato e la meretrice. Ma è nel tempo stesso
amore che si torce al male: diciamo, che finisce con torcersi al male.
È così. Amore è il principio d'un moto dell'appetito. È il principio del
desiderio. L'appetito muove e muta in qualche modo l'appetito, mostrando
compiacenza; e questa compiacenza dell'appetibile determina un movimento
che è desiderio e all'ultimo un riposo (_quietem_) che è gioia.[329]
Cupidità è di questa fatta: eccettochè il cuore non ha il suo riposo per
questa, come per l'amore che spira drittamente:[330]
Vidi che lì non si quetava il cuore!
esclama papa Adriano nella cornice dell'avarizia. Or qual era la sua
colpa? Questa: che fu anima misera e partita da Dio, cioè non ebbe
l'amore diretto ne' primi beni; che l'occhio suo
non s'aderse
in alto, fisso alle cose terrene.[331]