IX.

Come la lonza è concupiscenza in atto e tristizia in potenza, così la

lupa è avarizia in principio e frode in effetto. Il che ci è mostrato

dal Poeta con sue parole, quando a papa Niccolò cupido e perciò

simoniaco e quindi punito tra i fraudolenti, egli grida:[313]

la vostra avarizia il mondo attrista

calcando i buoni e sollevando i pravi.

Non è certo punito quel papa che per mal tenere. L'avarizia di lui era

diventata peggior male; come è facile che divenga in tutti, poichè ella

da sè ha già qualche cosa d'ingiusto. Tuttavia spesso rimane un mal

tenere e, aggiungiamo, un mal dare. E allora ella è colpa, come più

lieve, così più vituperosa. Gli avari e prodighi semplici rassomigliano

in vero agl'ignavi del vestibolo e ai tristi del brago: sono bruni a

ogni conoscenza: di loro non si fa nome. E così a me pare che, anche per

questa ragione, il proprio nome della lupa sia frode e non avarizia;

perchè anche la lonza è concupiscenza e non tristizia. Il senso precipuo

e dominante delle due fiere è dato, mi pare, nell'una dal suo principio,

nell'altra dal suo effetto; perchè nell'una e nell'altra la tristizia è

innominabile e inconoscibile; e la tristizia della prima è effetto, e

della seconda causa.

Ora questa causa della frode è detta sì, e l'abbiamo veduto, avarizia;

ma ha, e l'abbiamo pur veduto, un altro nome: cupidità o cupidigia. Si

può anzi dire che questo nome non si dà mai all'avarizia che resta

avarizia cioè mal tenere e mal dare. Cupidità è sempre l'avarizia

germinante in colpa maggiore. Cupido è papa Niccolò, che è tra i

simoniaci;[314] cupide sono le vele del nuovo Pilato, che non è certo

reo di solo mal tenere;[315] cupido è l'occhio della meretrice, la quale

in senso proprio è almeno almeno come Taida che non rotola pesi ma è

attuffata nello sterco.[316] Cupidigia è quella di Alberto Tedesco e di

suo padre;[317] e anch'essa non è quell'avarizia, certo, che fa sozzi in

vita e bruni in morte. E in fine la cupidigia è un pelago in cui

s'affondano i mortali,[318] e la cupidità è quella che “si liqua„

nell'iniqua volontà.[319] Inoltre è detta cieca, nel cominciarsi a

parlar de' violenti,[320] e cieca, a proposito degl'italiani non

disposti ad accogliere l'alto Enrico;[321] e mala,[322] a proposito dei

cristiani che non si lasciano guidare dal vecchio e nuovo testamento e

dal pastor della chiesa. Da tutti questi luoghi si rileva che la

cupidigia è bensì peggiore dell'avarizia che resta avarizia, e tuttavia

che anch'essa è un principio di male, non il male stesso. In verità

Beatrice ne parla ragionando delle prime tendenze dell'animo e dello

sviarsi dell'umana famiglia.[323] Dice d'essa che affonda sotto sè i

mortali, ma dice ancora che chi se ne lascia condurre è “come agnel che

lascia il latte„, e chi se ne lascia ammaliare è come il “fantolino„

che muor di fame e caccia via la balia.[324]

Si tratta dunque d'un lieve principio che ha grave fine. E tanto la

levità del principio quanto la gravità del fine sono adombrate in questo

terzetto:[325]

Benigna volontade, in cui si liqua

sempre l'amor che drittamente spira,

come cupidità fa nell'iniqua.

Chè l'amore, di cui qui si tocca, è non più che “sementa„; e sementa, e

non altro, è dunque la cupidità.[326] L'amore che drittamente spira è

quello che è “ne' primi ben diretto„ e che “ne' secondi sè stesso

misura„.[327] La cupidità qual amore è? È quello che

al mal si torce, o con più cura

o con men che non dèe corre nel bene?[328]

Siccome la cupidità si risolve o si manifesta (secondo la poca diversa

interpretazione della parola _liquarsi_) in volontà iniqua, si deve dire

ch'ella non è solamente amore che corra nel bene con più cura che non

deve. Ed è pure questo amore del proprio bene. Chè lo dice la parola

stessa, e lo dicono tutti gli esempi che ho riportati di cupidi, come

papa Niccolò e il nuovo Pilato e la meretrice. Ma è nel tempo stesso

amore che si torce al male: diciamo, che finisce con torcersi al male.

È così. Amore è il principio d'un moto dell'appetito. È il principio del

desiderio. L'appetito muove e muta in qualche modo l'appetito, mostrando

compiacenza; e questa compiacenza dell'appetibile determina un movimento

che è desiderio e all'ultimo un riposo (_quietem_) che è gioia.[329]

Cupidità è di questa fatta: eccettochè il cuore non ha il suo riposo per

questa, come per l'amore che spira drittamente:[330]

Vidi che lì non si quetava il cuore!

esclama papa Adriano nella cornice dell'avarizia. Or qual era la sua

colpa? Questa: che fu anima misera e partita da Dio, cioè non ebbe

l'amore diretto ne' primi beni; che l'occhio suo

non s'aderse

in alto, fisso alle cose terrene.[331]

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 52 / 142 题