Ed ecco apparire una donna santa e presta, e

l'altra prendeva e dinanzi l'aprìa

fendendo i drappi, e mostravami il ventre:

quel mi svegliò col puzzo che n'uscìa.

Ed era alto il dì: il sacro monte era pieno del sol nuovo. Ma Dante

pensava a quel sogno. L'angelo, con le ali di cigno, sventolò su lui le

penne, e cantò: _Beati qui lugent_. Non erano, Dante e Virgilio, ancora

nel cerchio dell'avarizia, ma vi salivano. E Dante pensava sempre, e

Virgilio gli dichiara il sogno dicendo che quell'antica strega è quella

che sola sopra noi omai si piagne.

Dunque è l'avarizia, gola, lussuria, che formano insieme col peccato

punito nello Stige, che cosa? L'incontinenza.

Ora questa antica strega è solo quei tre peccati? Se è l'incontinenza,

ha da comprendere anche quel quarto, duplice, a quel che pare, di color

cui vinse l'ira e di coloro che furono tristi. Ha da comprendere; ma

comprende? E sì, comprende. La femmina è balba. I fitti nel fango non

possono dire il loro inno con parola integra, e lo gorgogliano nella

strozza. Perchè? Perchè, dice Gregorio Nysseno,[261] c'è la tristizia

che tronca la voce e si chiama accidia. Questi fitti nel fango, che del

resto portarono dentro _accidioso fummo_, sono tristi e hanno tronche le

parole. Ora anche le altre particolarità della femmina, sono consonanti

a questa. È balba, cioè non ha la voce integra; e così non ha integra la

vista, perchè è guercia; nè integro il moto, chè è distorta sopra i

piedi, nè il gesto, chè ha le man monche, nè il colore e il calore, chè

è scialba e intirizzata. Non può nè parlare nè vedere nè camminare nè

far nulla; e non vive. Di più ha il volto smarrito, come dire, triste o

spaurito. Ognun vede che è proprio l'accidia. O come dunque è

l'incontinenza che si piange nei tre cerchi superiori?

La lingua si scioglie, il volto si colora, ed ella canta, ed ella è

dolce sirena. Da accidia diventa concupiscenza. Or ognuno vede ancora

che la balbuzie e tutto il resto sono gli effetti dell'incontinenza

triplice di concupiscibile. Il pallore può essere effetto sì di lussuria

e sì di gola e d'avarizia, e così l'impedimento della lingua e degli

occhi, e il camminar barcollando e l'inettitudine al lavoro: più,

pensiamo noi, delle due prime che dell'ultima. A ogni modo, nell'inferno

Dante presenta gli avari, come stati guerci, e come risurretturi coi

pugni chiusi; e i golosi pone a giacere:

elle giacean per terra tutte quante,

e li dice poco in gambe e biechi e ciechi:

gli diritti occhi torse allora in biechi:

guardommi un poco, e poi chinò la testa;

cadde con essa a par degli altri ciechi:

guardatura e atto e caduta di ebbro, pieno di crapula e di sonno. Sì che

noi possiamo affermare che nella antica strega sono tutte le note

dell'incontinenza di concupiscibile, o come effetti nella vita stessa, o

come effetti, non dissimili, oltre la vita, nel luogo della pena. È

dunque l'accidia, questa femmina balba; l'accidia effetto, e l'accidia

causa dell'incontinenza.

È l'incontinenza potenzialmente ed effettualmente. E il concetto è tanto

semplice quanto vero. Colui che non opera è soggetto alle tentazioni

della carne; colui che cede alle tentazioni della carne, cade nell'ozio

e nella inerzia, e debilita l'anima e corrompe il corpo, finchè diviene

un carcame che puzza.

A questa incontinenza potenziale ed effettuale, a questa accidia causa

ed effetto d'incontinenza, qual rimedio si propone? Dice Virgilio a

Dante, dopo avergli significato l'essere dell'antica strega:[262]

Bàstiti, e batti a terra le calcagne,

gli occhi rivolgi al logoro, che gira

lo rege eterno con le rote magne.

Dio è il falconiere, che al generoso falcone mostra, prillando, il

piumato richiamo delle spere che girano: le cose belle ch'egli muove. Il

camminare quindi, cioè il vivere operosamente,[263] e il contemplare le

bellezze dell'universo, è rimedio contro l'antica strega. E non è il

medesimo, che contro la tristezza? E non è il medesimo che contro la

lonza? E dunque la lonza è incontinenza. E dunque la tristizia dei fitti

nel fango sta alla lonza, come la femmina balba e zoppa e monca e

guercia e pallida e cascante sta alla dolce sirena ch'ella diventa sotto

lo sguardo del sognatore.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 47 / 142 题