III.

Dante, nel ragionamento intorno all'ordine dei peccati

nell'inferno,[243] ha due autori avanti al pensiero: Cicerone, per la

divisione della malizia in violenza e frode, Aristotele per la triplice

disposizione che il ciel non vuole. Egli le fonde insieme, facendo un

po' forza, a dir vero, alla dottrina d'Aristotele; e pareggia la matta

bestialità dell'Etica alla malizia, anzi ingiustizia, con forza (_vis_)

del _de Officiis_. Ora questo è il luogo di Cicerone, che Dante poteva

leggere ancora nel Tesoro di Brunetto e nel _Moralium dogma_:[244]

“Poichè in due modi, cioè o con violenza (_vi_) o con frode, si commette

ingiuria, la frode par come di volpe (_vulpeculae_), la violenza, di

leone: l'una e l'altra alienissima dall'uomo (cioè straniera all'uomo,

disumana); ma la frode è degna di maggior odio„. C'è qui la divisione

della malizia, come Dante chiama quella che Cicerone chiama

_iniustitia_, in violenza (_vim_) e frode, e anche il cenno della

maggior gravità della frode. E nel medesimo trattato leggeva anche la

ragione di questa maggior gravità:[245] “in ogni ingiustizia corre molto

divario, se l'ingiuria si commetta per un qualche turbamento dell'animo

(_animi_), turbamento che per lo più è breve e lì per lì, o a bella

posta e a caso pensato. Chè sono più leggeri i torti che accadono per

qualche repentino moto, di quelli che si fanno dopo premeditazione e

preparazione„. Ebbene chi dirà che Dante non abbia preso a Tullio quel

simbolo del leone per la violenza o malizia di cui ingiuria è il fine,

cioè ingiustizia con forza? Ma poi trovava la _vulpecula_ per

rappresentare la frode. E sì, avrebbe presa anche quella, come se ne

ricordò per Guido da Montefeltro, di cui dice le opere “non leonine ma

di volpe„, e “le volpi sì piene di froda„,[246] come se ne ricordò per

la “cuna del trionfal veiculo„,[247] quando dopo l'aquila, a

simboleggiare la persecuzione dei tiranni, cioè la violenza contro la

chiesa, pone la volpe a simboleggiare l'eresia, la cauta e fraudolenta

nemica; avrebbe presa anche la volpe, se così piccolo e vile animale,

che Cicerone stesso abbassava con quel diminutivo di spregio, non gli

fosse dispiaciuto. Dopo il ruggito del leone, il guaito della volpe!

questo più spaventevole di quello! E far la volpe assetata di sangue

umano, divoratrice di genti, porgitrice di gravezza con la paura che

usciva di sua vista! Dante cercò un'altra bestia; e ne trovò, ne'

bestiarii del suo tempo, una adatta anche più della volpe a significare

la frode. Trovò la lupa.[248]

Il lupo, per limitarci a qualche cosa di ciò che se ne diceva, il

lupo[249] è “crudele; spia l'assenza dei cani e dei pastori; insidia i

chiusi delle pecore; ulula orrendamente; veduto prima che egli veda, non

nuoce; vedendo egli per primo, toglie la voce„. È antica questa ultima

storiella; e mi pare sia ricordata da Dante:

questa mi porse tanto di gravezza

con la paura ch'uscia di sua vista...

Sono quelli occhi che gravano su tutto l'essere del passeggero. E si

veda come la lupa convenientemente simboleggi la frode, poichè ella è

astuta e insidiosa; e, sopra tutto, “veduta prima, non nuoce„.

Inoltre[250] “si dice ch'esso (lupo) viva, a volte, di preda, a volte di

_terra_, anche di vento„. Come non ricordare il veltro, che della lupa è

il nemico contrapposto, e non ciberà _terra_...? Non ciberà _terra_,

viene a dire il poeta, come costei. E il peltro, che certo significa la

ricchezza, è la _preda_, cui il veltro non vorrà e cui cerca la lupa.

Tralascio tante astuzie, vere e supposte, che del lupo si raccontano in

cotali libri: mi basta ora riferire queste tre cose: che si sapeva a

quei tempi che “le meretrici le chiamiamo lupe, perchè devastano i beni

degli amadori„; s'imaginava a quei tempi che i lupi erano così chiamati

“_quasi leopedi_„, perchè nei piedi è la loro virtù, come dei leoni è

altrove;[251] si affermava a quei tempi “che figura di lupo porta il

diavolo, che sempre invidia il genere umano„. Con queste tre cose, noi

ci possiamo spiegare come Dante dica che la lupa si ammoglia a molti

animali; e, che ella è come un leone vigliacco, poichè al leone è simile

nella rapacità e terribilità, e peggiore, ma viene, innanzi _a poco a

poco_, e poi fugge avanti il veltro; e che infine e ciò monta più,

dall'inferno “invidia prima dipartilla„. E pensiamo che il diavolo porta

figura di lupo, perchè il lupo insidia i chiusi delle pecore come il

diavolo le chiese dei fedeli; e sapete come il lupo si appressa ai

chiusi delle pecore, e perciò il diavolo alle chiese dei fedeli? “Se ha

bisogno di predare di notte, come un cane mansueto _a poco a poco_

(_sensim_) si avanza verso l'ovile„; e tante altre astuzie trova![252]

_A poco a poco_, ricordiamo!

Rifiutando la _vulpecula_ ciceroniana, Dante trovò una bestia non solo,

per l'astuzia, consimile alla volpe, non solo più della volpe

spaventevole e rapace; ma più atta, come _leopede_, a far compagnia al

leone, e, come solito simbolo del diavolo, più atta a significare

quella, direm così per ora, generale corruzione, da cui doveva liberare

l'umile Italia un veltro che si nutrisse di “sapienza e amore e

virtute„; veltro di ben alta natura, eppure non d'altra natura che di

cane quale è interpretata da quei mistici: “Medico molto è detto il cane

(_salute_, almeno, degli ammalati dunque) perchè chi gli altri regge

(_qui praeest aliis_), deve vegliare agli studi della _sapienza_ ed

evitare a ogni modo la crapula„:[253] già deve cibare sapienza, non

terra nè peltro.

E qui basti concludere che Dante ha sostituita la volpe con la lupa, non

per esprimere un pensiero diverso da quello di Cicerone, ma per

esprimerlo più fortemente. La volpe insidia i pollai, come il lupo gli

ovili; ed avida è quella, come è questo; eppure a nessuno verrebbe in

mente, se qui fosse volpe e non lupa, di dire che la volpe non

significasse la frode, e significasse, mettiamo il caso, l'avarizia.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 45 / 142 题