II.

Quali sono le fiere che Dante vide, prima una, poi due quasi insieme, e

che ora sono, fantasticamente, ridotte a una?

Fu a Dante impedimento la selva selvaggia e aspra e forte, e nella

quale, a detta di Beatrice, egli pareva trovare, a ogni momento, fosse e

catene.[232] Paura in Dante fu della selva, sì che la si rinnovava al

pensiero, e ch'ella solo dopo il _passo_ fu queta. Le tre fiere

impediscono il cammino e incutono paura. Impediva il cammino la lonza;

il leone veniva contro lui; la lupa lo ripingeva. Avanti la lonza, si

rivolse più volte per tornare; il leone gli diede paura; gravezza gli

porse la lupa con la paura che usciva da lei.[233] Consimili, dunque,

effetti sono della selva e delle fiere. La selva è peccato: come non

peccato le fiere? Ma la selva è il peccato originale: come le fiere non

il peccato attuale? Ma la selva è la tenebra: come le fiere non l'ombra

della carne e il veleno?

E la selva è raffigurata nel vestibolo e nel limbo, che hanno in sè il

peccato originale, nelle sue due forme, volontaria, per così dire, e

necessaria; di suprema viltà, perchè dopo il battesimo, di suprema

nobiltà, sebbene e perchè senza il battesimo. E dopo il vestibolo e il

limbo, sono cerchi di peccatori e di peccati diversi. Così è ragionevole

che dopo la selva siano altri peccati diversi. Ora i peccati

dell'inferno si riducono a tre disposizioni che il ciel non vuole.[234]

Le fiere sono tre, come non credere subito, che elle sieno tre, perchè

tre le disposizioni? che quelle raffigurino queste?

Le tre disposizioni che il ciel non vuole sono l'incontinenza, la

malizia e la matta bestialità. D'incontinenza sono rei i dannati dei

primi quattro cerchi dopo il limbo. La malizia e la bestialità sono più

giù. Prima a Dante, delle fiere si presenta la lonza; poi le altre due.

Non è probabile che, delle tre disposizioni, la lonza, raffiguri

l'incontinenza? L'incontinenza è la più leggera delle tre:[235]

men Dio offende e men biasimo accatta.

La lonza, se non piacevole all'aspetto e agli atteggiamenti, come del

resto è, con la sua snellezza e con la sua pelle gaietta, è senza dubbio

meno terribile delle altre due. Dante aveva ragione di bene sperare di

lei, quando sopravvennero le altre due. Questa fiera meno terribile come

non è la disposizione meno biasimevole?

Le altre due disposizioni sono da Virgilio che ne parla, discorse a

parte. Sono molto simili tra loro tanto che si aggruppano sotto il comun

nome di malizia:[236] le altre due fiere vengono insieme, quasi nello

stesso tempo, contro Dante. Sono molto simili tra loro: l'una ha

rabbiosa fame, l'altra è carca di tutte brame, e dopo il pasto ha più

fame di prima; dell'uno dà paura la vista; l'altra porge gravezza con la

paura ch'esce dalla sua vista. Come queste due fiere che vengono insieme

e sono così simili, non sono la bestialità e la malizia, che sono

aggruppate insieme e tanto tra loro simili, che fanno una sola malizia?

la sola malizia, che dall'aquila è chiamata veleno?

Le due ultime fiere non impediscono solamente il cammino. La lonza, sì;

solo impedisce. Dante è più volte tentato di tornarsene, per quella,

diremmo, noia di aver sempre avanti quella fiera. La snellezza e molta

prestezza le servono, pare, per allontanarsi quand'è scacciata, e poi

ritrovarsi di nuovo sulla via di colui che sale per l'erta. Il fatto è

che, sebbene Dante più volte si volti per ritornare, non ci narra che in

queste tante volte la lonza l'abbia mai offeso. Le altre due, e

specialmente la lupa, gli si fanno incontro col proposito di offenderlo.

Mentre noi supponiamo che Dante, non ostante la lonza, avanzi sempre,

noi vediamo che, per via della lupa, arretra sempre. Perchè? Perchè la

lupa, e anche il leone, s'intende, non impediscono soltanto, ma

uccidono: la lupa

non lascia altrui passar per la sua via,

ma tanto lo impedisce che l'uccide.

La lonza impedisce, anch'ella, il cammino, ma non al punto d'uccidere:

tanto è vero, che per l'ora del tempo e la dolce stagione Dante è

indotto a bene sperare, e riuscirebbe a salir l'erta. Or dunque le due

ultime fiere hanno il proposito di uccidere, di sbramare l'uno la

rabbiosa fame, l'altra la fame insaziabile, con le carni del passeggero.

Ebbene come non raffigurano esse la malizia, che ha appunto un fine

d'ingiuria, che l'incontinenza non ha, e questo fine adempie o con forza

o con frode? e così si distingue in violenza o bestialità,[237] che

torna lo stesso, e frode?

E la violenza e la frode sono nell'inferno punite in quest'ordine: prima

la violenza e poi la frode; e il leone e la lupa vengono avanti il

passeggero in quest'ordine, prima il leone e poi la lupa. E la violenza

è meno grave della frode:[238]

Ma perchè frode è dell'uom proprio male,

più spiace a Dio.

E perchè la frode più spiace a Dio, i frodolenti “stan di sutto„. E il

leone, sebbene sia rappresentato con la test'alta e con rabbiosa fame,

pure oltre la paura, che male fece a Dante? dove è egli più all'ultimo?

La lupa, invece, ripinge il misero, che piange e grida per lei, e

finirebbe con l'ucciderlo. E la frode spiace più a Dio, perchè il suo

fine d'ingiuria l'adempie col sussidio dell'intelligenza, per vie

tortuose, dunque, ed inganni; mentre la violenza è senza intelletto; è

matta, è bestialità. Ebbene il leone viene con la test'alta, che è un

segno di sventataggine, e con fame rabbiosa, per la quale ciecamente si

butterebbe a qualunque sbaraglio. L'aria teme alla sua vista o forse ai

suoi ruggiti. Nel che è un'idea di superfluo e di vano e di troppo; come

è (vedete Capaneo!) nella violenza. La lupa invece ha un andare

guardingo, per giungere a sbramare la sua fame sempre nuova e intera,

per fare ingiuria e per uccidere. Ella è senza pace; non dà tregua. “A

poco a poco„ ripinge il passeggero. Non par di vederla avanzarsi

tortuosamente, tacita, se il leone ruggisce, con la testa bassa, se il

leone ha la testa alta, e sparire e riapparire, se il leone apertamente

vien contra? E non è la frode, dunque, come la lupa? Inoltre la violenza

è cieca cupidigia e ira folle cioè cieca brama di vendetta,[239] matta e

bestiale brama di vendetta, e contro gli altri e sì contro sè stesso, in

modo che l'uomo si fa ingiusto contro sè giusto,[240] e sì persino

contro Dio, che è tanto alto e tanto sicuro! E la frode ha cupidigia di

tante cose, quante vediamo essere state bramate dai tanti diversi

peccatori di Malebolge e della Ghiaccia; danaro, per esempio, dai ladri,

dai barattieri, dai simoniaci; grazia, per esempio, dagli ipocriti;

fama, per esempio, dai pravi consiglieri; onore e podere, per esempio,

dagli uccisori di Cesare. O non sono codeste brame le tutte brame della

lupa? e quell'unica brama la rabbiosa fame del leone? E la lupa ha

natura malvagia e ria, sì che non empie mai la sua voglia;[241] e il

leone, no: questa natura non l'ha, questa voglia inesplebile non l'ha.

In vero la voglia di vendetta con la vendetta si compie, se non è così

matta da volgersi contro Dio;[242] chè allora è infinita anche essa;

perchè inafferrabile è Dio, o folli e ciechi e bestie!

E insomma non pare a ognuno che la malvagità e reità della lupa in

confronto della rabbia del leone, messe in relazione, quelle e questa,

con la fame che è in tutte e due le fiere, non segnino la gradazione che

è tra la frode e la violenza?

D'ogni _malizia_...

ingiuria è il fine, ed ogni fin cotale

o con forza o con frode altrui contrista.

(Dante piange e s'attrista e grida per la lupa, non per la lonza).

Ma perchè frode è dell'uom proprio _male_ più spiace a Dio.

_Malizia_ è di tutte e due le fiere: del leone e della lupa; e di tutte

e due le disposizioni: della violenza e della frode; ma la frode ha un

_male_ in più, come _malvagia e ria_ è la lupa.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 44 / 142 题