volse i passi suoi per via non vera
imagini di ben seguendo false;
il che si riferisce allo smarrimento nella selva; dopo aver detto:
nè impetrare spirazion mi valse
con le quali ed in sogno ed altrimenti
lo rivocai;
il che pur si riferisce al suo tortire per la selva, e ai bagliori della
luna, forse, traverso il folto dei pruni, in quella notte che cominciò
con un sonno e continuò, naturalmente, con sogni; aggiunge:
Tanto giù cadde, che tutti argomenti
alla salute sua eran già corti,
fuor che mostrargli le perdute genti.[229]
“Tanto giù cadde„ corrisponde a “mentre che io rovinava in basso loco„.
Beatrice qui non narra tutto quello che raccontò a Virgilio, quando
visitò l'uscio de' morti. Allora narrò, e Virgilio lo ridisse a Dante,
il tutto partitamente. Dante era impedito nella diserta piaggia: era
dunque già, dopo l'alba e dopo il riposo, in via per la piaggia diserta;
tanto impedito[230]
che volto è per paura.
Era dunque non più solo avanti la lonza, ma avanti il leone e
specialmente avanti la lupa; chè la paura è di tutte e due, o di tutte e
tre le fiere, e anche della selva, ma solo quella ispirata dalla lupa
lo ripingeva là dove il sol tace.
Fu questo l'impedimento[231] di cui si compianse una donna gentile nel
cielo, la quale mandò Lucia a Beatrice. E da lei Beatrice sa che Dante
pietosamente piange e che lo combatte la morte “su la fiumana„. La morte
lo combatte; dice Lucia. “Tutti argomenti alla salute sua eran già
corti„ conferma Beatrice. La “pièta del suo pianto„ è il rovinare di
Dante in basso loco piangendo e rattristandosi. Nel miraggio, per cui
un'azione terrestre si stampa, per così dire, nel cielo,
trasfigurandosi, sì che alcuni tratti si conservano, altri si perdono,
il pensiero di Dante che assomigliò la selva a un pelago dell'onda
perigliosa e sè a un naufrago ansante, ha un'ombra nel cielo; e la selva
diviene fiumana: ha un'eco nel cielo; ed è affermata peggiore di un
pelago. E dunque Dante è ripinto verso la notte: ove il sol tace; verso
la valle: in basso loco. È tornato o sta per tornare a quello stato
dell'animo, in cui più non si discerne, in cui più non luce la prudenza,
e con essa mancano le altre virtù; riprova l'amarezza della morte; anzi
la morte ora lo combatte così, che la sua salute non può essere opera
che di lassù.
Sta per ritornare alla condizione di viltà, in cui era prima del passo
della selva? a quella condizione, che poi vide essere degli sciaurati
che mai non fur vivi, e di cui fama non è alcuna? di quelli, per cui il
lume raggiò invano sebbene fosse acceso? di quelli così simili e così
dissimili ai non battezzati?
Il fatto è che in quel momento Dante si trova avanti un'ombra. È d'un
magnanimo, e di uno che cantò il più nobile degli eroi. E dannati sono
il poeta e l'eroe. Non ebbero battesimo, eppure fu l'uno magnanimo e
l'altro eroe. E si trovano di faccia, avanti la selva del peccato
originale, uno che fu da quello offeso, non ostante la sua virtù, e un
altro, che sebbene non offeso da quello, sta per vivere o, meglio, per
morire, senza alcuna virtù.