Le anime triste de' nè infami nè lodevoli sono mischiate agli
angeli,[139]
che non furon ribelli,
nè fur fedeli a Dio, ma per sè foro.
Il fatto di questi angeli neutrali ci dice esattamente la condizione
degli sciaurati tutti quanti. È dottrina teologica che gli angeli,
appena creati, doverono prorompere in un atto di libero arbitrio; chè in
libertà di volere erano creati, e potevano scegliere tra il bene e il
male. Ma l'atto in cui prorompevano, era di questa loro libertà la
manifestazione sola ed unica; perchè poi dovevano aderire immobilmente e
per sempre al bene o al male che avessero scelto. Chi scelse il male fu
per sempre malo, e chi scelse il bene fu per sempre buono: diavolo
quello, angelo questo. Nell'Apocalissi di Giovanni è parola di angelo nè
caldo nè freddo[140]. È probabile che di lì traesse Dante l'idea di
codesti angeli, che nell'Apocalissi è congiunta all'idea di miseria e
cecità e nudità; come Dante fece sì vinta nel dolore la sua gente, e le
disse anime triste, e rappresentò quegli sciaurati o miserabili come
ignudi e vivi di una vita cieca. Or codesti angeli, in quell'unico atto
di libero volere, non proruppero; e mentre Lucifero scendeva
folgoreggiando dal cielo con gli altri angeli ribelli, e mentre gli
angeli fedeli a Dio cominciarono le ruote eterne, essi vennero qua ad
aggirarsi perpetuamente come turbine di rena. Dio non li volle, e
Lucifero li respinse. A lor somiglianza, gli altri sciaurati, del dono
maggiore che Dio ha fatto agli uomini, non fecero uso alcuno. Nessun
atto fecero essi di libero arbitrio. Il che Dante esprime, come, degli
angeli, dicendo che non furono nè ribelli nè fedeli, così degli altri,
dicendo che vissero senza infamia e senza lodo.
Questi miseri e miserabili, ignudi e ciechi, formano una setta; la setta
dei neutrali, la setta di quelli che non seguirono alcuna setta; e
corrono, in lunga tratta, dietro un'insegna, essi che mai insegne non
riconobbero. Quest'insegna, senza signifero, qual'è?
Nel paradiso è “un venerabil segno„ cui quelli che seguirono militando
sino al martirio, formano di lor luce, come stelle una nebulosa. E
di corno in corno, e tra la cima e il basso,
si movean
questi spiriti beati, che furono santamente attivi. La croce immobile è
costituita di raggi mobilissimi, che scintillano
nel congiungersi insieme e nel trapasso.
Un d'essi raggi dal destro braccio scende a Dante, come una stella
cadente per un cielo sereno. Questo “venerabil segno„ è la croce, ed è
il simile e opposto dell'insegna di costaggiù. Come? Quella è immobile
ed è premio di mobilissimi; cotesta è
d'ogni posa... indegna,
e corre tanto ratta, ed è castigo di quelli che non si mossero mai nella
loro vita: quella premio di quelli che seguirono Cristo sino alla morte,
con la loro croce indosso; cotesta, pena di quelli che non furono nè
ribelli nè fedeli, di quelli che vissero senza infamia e senza lodo, di
quelli che non ebbero setta, e sono spiacenti a Dio e al diavolo.
E c'è di più. L'insegna pareva a Dante indegna d'ogni posa. Che vuol
dire? Non vuol dire soltanto che non posava mai, ma che non poteva o
doveva posare. Ora il concetto di Dante in quella figurazione del
Paradiso è che si deve seguir Cristo, senza posar mai, sino a spargere
il sangue per lui come esso lo sparse per noi, sino alla morte! Quel
segno venerabile non vuole che chi lo prende o lo segue, si fermi mai!
Quel segno è, in verità, indegno di ogni posa! E in verità è figurato
come continuamente mobile nella sua immobilità, per il trascorrere e lo
scintillare degli astri che la compongono. È immobile perchè premio
eterno, è mobile perchè premio di chi non posò mai seguendolo.[141]
Or dunque s'ha a credere che la croce sia l'insegna ratta, cui seguono
gli sciaurati lamentando e ansimando? Par certo. Un altro segno è lì
presso, della redenzione: la porta senza serrame. Ma qui dobbiamo
fissarci in questo pensiero: dagli angeli in fuori, quegli sciaurati non
erano essi battezzati? Sì: perchè altrimenti essi passerebbero
l'Acheronte e starebbero nel vero inferno. E poi essi sono là a
somiglianza degli angeli. Gli angeli nè ribelli nè fedeli, il libero
arbitrio l'avevano: anche dunque i vissuti senz'infamia e senza lodo.
Soltanto, nè gli uni nè gli altri ne usarono. Dunque erano stati
redenti, gli sciaurati, come gli angeli erano stati creati in _grazia_.
Qual insegna poteva dunque essere a loro attribuita, come per
espiazione, meglio della croce? qual vista più poteva eccitare il loro
eterno rammarico?
Angeli invano! Cristiani invano!