eran molte e grandi,
e d'infanti e di femmine e di viri.
Ma Dante avanti i lamenti e le moltitudini del vestibolo aveva sì la
testa cinta d'orrore, pure il suo maestro non gli lascia concepir pietà
di quelli sciaurati; mentre nello scendere al limbo il poeta è tutto
smorto, e non d'orrore ma di pietà.[122] E Dante appena sa il duolo di
questi ultimi, è preso subito al cuore da gran duolo anch'esso. E se nel
vestibolo sente dire che quelle sono[123]
anime triste di coloro
che visser senz'infamia e senza lodo,
e se là incontanente intende, ed è certo,[124] che quelli formano la
setta dei cattivi e sono[125]
sciaurati che mai non fur vivi,
qua invece conosce che in quel limbo sono sospesi[126]
gente di molto valore.
Il che è proprio un'antitesi, chè valente nel Convivio e nella Comedia è
il proprio contrario di vile. E mentre Virgilio professa di volere
risparmiar parole, in proposito degli sciaurati del vestibolo,
“Dicerolti molto breve„, e infatti conclude il breve discorso con le
parole,
non ragioniam di lor ma guarda e passa;
e Dante riconosce sì tra loro alcuno, e vede e conosce[127]
l'ombra di colui,
che fece per viltate il gran rifiuto,
pure il nome non mette e di quelli e di questo nell'eterne sue pagine;
nel limbo, al contrario, Virgilio a lungo ragiona e nomina sì quelli che
furono salvati, sì quelli che restano sospesi; e Dante ricorda tanti
spiriti magni, eroi e filosofi, e se si limita, dice anche perchè:
sì mi caccia il lungo tema,
che molte volte al fatto il dir vien meno.[128]
E Dante, in un'altra occasione, riprende il novero, e altri fa nominare
ed esaltare.[129] In nessuna altra contrada del suo oltremondo, nemmeno
nel Paradiso, Dante ha tanti nomi quanti del limbo. Pur grande è il suo
studio di farci pensare questo limbo in relazione del vestibolo, e non
in sola relazione di contrasto. Quelli del nobile castello hanno
bensì[130]
onrata nominanza
che di lor suona,
e sono onrevol gente e sono spiriti magni; mentre di quelli del
vestibolo[131]
fama... il mondo esser non lassa;
ma come assomiglia questa espressione[132]
incontanente intesi e certo fui
che quest'era la setta dei cattivi,
a quest'altra,[133]
gran duol mi prese al cor quando lo intesi,
però che gente di molto valore
conobbi che in quel limbo eran sospesi;
e la conoscenza non è, qui, seguita da alcun nome, come n'è
l'altra:[134]
poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltate il gran rifiuto.
C'è, mi pare, un grande studio per far vedere che sono simili e
dissimili nel tempo stesso; e quanto simili e quanto dissimili! Simili:
quelli sono un turbine di rena, questi una selva[135]. Simili: quelli
sono nel vestibolo perchè visser senza infamia e senza lodo; questi sono
nel limbo, non per fare, ma per non fare[136]. Simili: quelli sono
sdegnati dalla misericordia e dalla giustizia; e questi hanno sì
mercedi, ma non basta, per ottener la misericordia; e non peccarono,
perciò la giustizia non aggiunge martirii al loro duolo;[137] e hanno
gli uni e gli altri un eterno desiderio, che invidia è chiamato negli
sciaurati, e disio nei sospesi, ma un desiderio senza speranza;[138] e
gli uni e gli altri vivono nell'oscurità; la quale pure non si direbbe
intiera e perfetta per nessuni dei due; chè nel vestibolo è, fioco sì,
ma lume, e nel limbo è un fuoco....
E con tutte queste somiglianze, c'è tra gli uni e gli altri la
differenza e il contrasto che è tra un parvolo innocente e un vile; e
quella e quello che è tra Enea e colui che fece il gran rifiuto, tra il
primo degli eroi e l'ultimo degli sciagurati.