Per entro i miei disiri
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quai fossi attraversati, o quai catene
trovasti...?
Non ne trovasti, ella viene a dire. E sèguita:
E quali agevolezze e quali avanzi
nella fronte degli altri si mostraro...?
Non si mostrarono, ella intende. Dunque gli rimprovera d'aver trovati
impedimenti, dove non erano, e agevolezze, dove non si mostrarono, e
gl'impedimenti, nella via che conduceva al bene, e le agevolezze, dove?
in una selva aspra e forte.
Era dunque il suo, difetto di quello amore che scevera le agevolezze
dagli impedimenti; cioè di prudenza. E nessun'altra parola, fuor che
questa d'imprudenza, alcuno potrà mettere come postilla all'ultimo
rimprovero di Beatrice, quand'ella, nella sua gloria e nella sua
felicità, mostra così mesta pietà per il suo amatore:[73]
Ben ti dovevi, per lo primo strale
delle cose fallaci, levar suso
di retro a me che non era più tale.
Non ti dovean gravar le penne in giuso
ad aspettar più colpi, o pargoletta,
o altra vanità con sì breve uso.
Nuovo augelletto due o tre aspetta;
ma dinanzi dagli occhi dei pennuti
rete si spiega indarno, o si saetta.
Ella dice: Tu fosti ferito, lo so: chi lo può saper meglio di me?
Ebbene, tu ti lasciasti ferire ancora! Eppure non eri più come gli
uccellini di nidio, che sino a un certo punto, per la loro curiosità,
sono imprudenti. Eri già pennuto, eri uccel volastro, e dovevi avere
quella ch'essi hanno: prudenza, o fanciullo con la barba!