Chè la gentilissima dice:[72]

Per entro i miei disiri

. . . . . . . . . . . . .

quai fossi attraversati, o quai catene

trovasti...?

Non ne trovasti, ella viene a dire. E sèguita:

E quali agevolezze e quali avanzi

nella fronte degli altri si mostraro...?

Non si mostrarono, ella intende. Dunque gli rimprovera d'aver trovati

impedimenti, dove non erano, e agevolezze, dove non si mostrarono, e

gl'impedimenti, nella via che conduceva al bene, e le agevolezze, dove?

in una selva aspra e forte.

Era dunque il suo, difetto di quello amore che scevera le agevolezze

dagli impedimenti; cioè di prudenza. E nessun'altra parola, fuor che

questa d'imprudenza, alcuno potrà mettere come postilla all'ultimo

rimprovero di Beatrice, quand'ella, nella sua gloria e nella sua

felicità, mostra così mesta pietà per il suo amatore:[73]

Ben ti dovevi, per lo primo strale

delle cose fallaci, levar suso

di retro a me che non era più tale.

Non ti dovean gravar le penne in giuso

ad aspettar più colpi, o pargoletta,

o altra vanità con sì breve uso.

Nuovo augelletto due o tre aspetta;

ma dinanzi dagli occhi dei pennuti

rete si spiega indarno, o si saetta.

Ella dice: Tu fosti ferito, lo so: chi lo può saper meglio di me?

Ebbene, tu ti lasciasti ferire ancora! Eppure non eri più come gli

uccellini di nidio, che sino a un certo punto, per la loro curiosità,

sono imprudenti. Eri già pennuto, eri uccel volastro, e dovevi avere

quella ch'essi hanno: prudenza, o fanciullo con la barba!

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 14 / 142 题