Ora questo manco di discrezione può condurre a ogni malizia sì il mondo
sì un uomo in particolare; ma non importa già ogni malizia; anzi
l'esclude. E non solo esclude ogni malizia, ma ancora ogni incontinenza.
Che incontinenza è, secondo l'imagine e la definizione del Convivio, il
non sottostare dell'appetito alla ragione “la quale guida quello con
freno e con isproni„[60] o, secondo la comedia, il sottomettere la
ragione al talento.[61] Ora, il difetto di discernimento potrà condurre
a questo ricalcitrare e trascorrere, o a questa sommissione a rovescio
ma non è propriamente questo e quello. Il che può essere manifesto
dall'esempio che Dante stesso ci porta nella Vita Nuova del suo
smarrimento quale narra nel Poema Sacro. Fu quello, dice Dante, un
desiderio _malvagio_ una _vana_ intenzione, ed eccitò poi in lui pentito
tale “raccendimento de' sospiri„ e tanto “sollenato lagrimare„, quale e
quanto vediamo che in lui mossero poi le parole di Beatrice sul santo
monte; eppure non si trattava che d'un “desiderio„ a cui il cuore, cioè
l'animo o l'appetito “sì vilmente s'avea lasciato possedere alquanti die
contra la costanzia de la ragione„.[62] Ora la costanza della ragione
che è? Se incostanza, come insegna il buon frate Tommaso, pertiene a
imprudenza, costanza perterrà a prudenza.[63] E se ciò fu difetto di
prudenza, non altro fu dunque se non manco di quel lume che agli uomini
è dato
a bene ed a malizia,[64]
non altro fu se non manco di quel conoscimento, come definisce S.
Agostino,[65] di ciò che è da appetire e di ciò che è da fuggire, non
altro fu se non manco di quella virtù che illumina appunto l'anima
sensitiva, di quella virtù che consiglia l'anima semplicetta che sa
nulla, quando non è più di pargolo.[66]
Innata v'è la virtù che consiglia,
che dell'assenso de' tener la soglia.
Questo è il principio, là onde si piglia
ragion di meritare in voi, secondo
che buoni e rei amori accoglie e viglia.
E che questa virtù che consiglia, sia nella mente di Dante proprio la
prudenza e non, per esempio, più generalmente la ragione, apprendiamo
dallo stesso Dante che dice:[67] “dalla prudenzia vengono i buoni
consigli„. Or dunque se ella è la prudenza, come è, e se questa è il
discernere tra ciò che è da appetire e ciò che da fuggire, e non fa ella
se non accogliere e vigliare buoni e rei amori; quando uno ne è detto
mancare, non si dice di lui se non che appetisca ciò che non è da
appetire e che fugga ciò che non è da fuggire, e ami e desideri ciò che
non è da desiderare e da amare; non si dice ancora che vada oltre il
desiderio e l'amore, non si dice che faccia più e peggio che _correr
retro_ a quel picciol bene di cui l'anima semplicetta _sente sapore_.
L'anima “ogni casa che da lungi vede, crede che sia l'albergo„, ma, se
altro non le manca che la prudenza, se ella non è (per lasciar
l'allegoria) intemperante o peggio, non entra già in questo che crede
“l'albergo„; sì “non trovando ciò essere, dirizza la credenza
all'altra„.[68] E così va e viene, e si smarrisce sempre più, perchè in
nessun luogo entra.
E quello di Dante fu certo difetto di prudenza. Chè esso dice che fu
“contra la costanzia de la ragione„ quel desiderio del suo cuore. Ora S.
Tommaso appunto dice essere incostanza preferire un bene minore a un
bene maggiore, come tutti i rimproveri di Beatrice, per quel che
riguarda lo smarrimento, si assommano in questo, ch'egli aveva preferito
altrui a lei, e le agevolezze e gli avanzi che si mostravano nella
fronte degli altri al bene a cui lo menavano i suoi disiri, e le
presenti cose caduche alle assenti eterne, e lei stessa viva a lei
stessa morta;[69] così la viltà del suo desiderio, che racconta nella
Vita Nuova,[70] si riduce a questo, ch'egli si cominciò a dilettare
troppo di vedere una “gentile donna giovane e bella molto„ e a
preferirla all'altra “nobilissima„ “gloriosa„ “gentilissima„. Ciò era
l'incostanza della ragione, il che pertiene, come ho detto, a
imprudenza: preferire un bene minore, la donna gentile, a un bene
maggiore, la gentilissima Beatrice.
Ed esattamente è ancora esemplata nel trascorso di Dante, quale è a lui
rimproverato da Beatrice, l'altra definizione di S. Agostino, il quale
chiama la prudenza “un amore che per un certo suo fiuto (_sagaciter_)
sceglie ciò che aiuta da ciò che impedisce„.[71]