che nel pensier rinnova la paura,[35]
e nell'altro
allor fu la paura un poco queta,[36]
si sottintende il concetto di viltà, come negli altri versi,
l'anima tua è da viltate offesa,
perchè tanta viltà nel cuore allette?[37]
si legge quello di paura. Vero è che Dante potrebbe dirmi,
è Cielo dovunque la Stella,
ma ciò non _e converso_;[38]
e che, come nobiltà “vale e si stende più che virtù„, così viltà si
stende più che paura; ma non forse vorrebbe dirlo qui, trattandosi d'un
linguaggio che non è più quel del Convivio, anche quando il pensiero è
lo stesso, chè nella Comedia egli parla per simboli evidenti e disegna e
scolpisce figure, non scrive o dice soltanto parole. Chè, per esempio,
il timore da cui è preso Dante, quando è per abbandonarsi della venuta,
non è se non la mancanza di quello _spronare_ che bene ebbe _di Silvio
lo parente_, sì che “sostenne solo con Sibilla a entrare nello
Inferno;„[39] ma che Dante non sentiva ancora ai fianchi del suo
cavallo, cioè dell'appetito.
A ogni modo, se Virgilio, per un supposto, avesse incontrato Dante,
mentre errava nella selva, qual parola crediamo noi che avrebbe usata
per rimproverar Dante? non forse questa, che qui usa, di viltà? Che
invero la donna gentilissima, nel rimproverarlo in cima al santo monte,
di quell'errore, non dice che quella dell'amico suo fosse viltà, ma
viene a dirlo, quando gli domanda quali fosse avessero attraversata la
sua via, sì che egli avesse disperato di passare. Se viltà era il suo
dubitare avanti l'_alto passo_, figuriamoci se non era avanti una fossa!
Altro che lo spronare di Enea gli mancava! E concludo che Dante dice di
sè che era, fin che fu nella selva, vile; anzi, poichè la paura fu
tanta, vilissimo.
Ebbene Dante chiama, nel Convivio, vile colui “che non avendo alcuna
scorta, non fosse ben camminato„; e colui che l'ebbe, “non vile, ma
vilissimo„. Il solo, dunque, fatto di non ben camminare e di _tortire_
“per li pruni e per le ruine„, e di non andare “alla parte dove
dee„,[40] merita, nel fiero stile di Dante, il nome di vile; e, se chi
_tortisce_, è scôrto, quello di vilissimo. E Dante prima che entrasse
nella selva, era scôrto. Beatrice afferma:[41]
Alcun tempo il sostenni col mio volto;
mostrando gli occhi giovinetti a lui,
meco il menava in dritta parte volto.