Si smarrì. E la dolce scôrta pur rimaneva. Ella afferma ancora:[42]

Nè impetrare spirazion mi valse,

con le quali ed in sogno ed altrimenti

lo rivocai.

Or tutta quella paura, in cui è implicita tanta viltà, è sempre per

quello smarrirsi, non per altro.

Ma selva è quasi morte! Sì; e ciò vuol dire che Dante era come morto là

in quell'oscurità. Essere morto o essere nella morte è la stessa cosa,

come vivere ed essere in vita tornano lo stesso. Ebbene? Anche il

vilissimo, di cui sopra, tanto quello che dalla via del buono

anticessore si parte, quanto l'altro, a cui è simile, che tortisce per

li pruni e per le ruine, Dante dice che veramente morto dire si può. E,

perchè non restiamo abbagliati da quelle parole che ivi si leggono e che

porterebbero, a prima vista, che il _malvagio_ soltanto si può dir

morto, e tralasciando che malvagio ivi ha il significato non di dato al

male, ma, presso a poco, di vile; ecco la ragione che Dante assegna di

tal sentenza: “Vivere nell'uomo è ragione usare. Dunque se vivere è

l'essere dell'uomo, e così da quello uso partire è partire da essere, e

così è essere morto„. Dunque morto si può dire, nel fiero stile di

Dante, chi si parte dall'uso della ragione, pur senza darsi a tutto il

male e a tutto il brutto che è nel mondo; morto si può dire, come da lui

si ricava, “chi non ragiona il cammino che far dee„; “colui che non si

fe discepolo, che non segue il maestro„.[43] Ora qual maestro Dante non

aveva tralasciato di seguire! e appunto quando più o meglio poteva

ammaestrarlo! Perciò, era quasi morto.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 11 / 142 题