II.

Nel punto proprio che Dante abbandonò la verace via, egli, avrebbe forse

detto di sè, che adolescente era; ma certo nella seconda età era entrato

e s'era inoltrato, quando nella selva oscura si ritrovò. Egli era allora

nel mezzo del cammin di nostra vita,

cioè a metà della seconda “delle quattro etadi„ in cui “la umana vita si

parte„, a metà della “Gioventude„, al “colmo del nostro arco„ che “è

nelli trentacinque„.[20] Se volse i passi suoi per via non vera, quando

Beatrice era sulla soglia della gioventù, quando poi ascoltava le sirene

e si lasciava tirare a terra da pargolette o altre vanità, non era più

adolescente. Invero Beatrice esclama ver lui:[21]

Alza la barba,

e prenderai più doglia riguardando!

Ed egli ben conosce “il velen dell'argomento„ che era in quel dir

_barba_ invece di _viso_. Non era più in età da potere scusare con essa

i suoi traviamenti. Certo; ma dunque i traviamenti erano di quelli che

si scusano con la età. E se tali erano quelli per i quali seguiva sirene

e pargolette e vanità, tanto più era scusabile con l'età il deviar

primo, quando egli si tolse a Beatrice e si diede altrui. In verità non

solo Lucia dice di lui a lei: Quei che t'amò tanto; ma ella stessa a

Virgilio parla non senza lagrime e chiama questo traviato,[22]

l'amico mio e non della ventura.

Niente dunque di grave. O come? Così. In Dante aveva errato l'_animo_ o

_cuore_ o _appetito_; e nel modo che e nel Convivo e nella Comedia dice

che può errare, per sua semplicità. L'_anima semplicetta che sa

nulla_[23]

di picciol bene in pria sente sapore;

quivi s'inganna, e retro ad esso corre;

e questo picciol bene è tutt'uno con le blande dilettazioni sopra dette,

tanto è vero che sì per via di quelle c'è bisogno della guida imperiale;

sì per questo ingannarsi dell'anima e correre dietro al bene che ha

assaporato,

convenne legge per fren porre;

convenne rege aver...

Tutto il concetto è anche nel Convivio:[24] “Siccome peregrino che va

per una via per la quale mai non fu, che ogni casa che da lungi vede,

crede sia l'albergo... così l'anima nostra, incontanente che nel nuovo e

mai non fatto cammino di questa vita entra, dirizza gli occhi al termine

del suo sommo bene, e poi qualunque cosa vede, che paia aver in sè alcun

bene, crede che sia esso... Onde vedemo li parvoli desiderare

massimamente un pomo; e poi più oltre procedendo, desiderare uno

uccellino; e poi più oltre desiderare bello vestimento, e poi il

cavallo, e poi una donna, e poi ricchezza non grande, e poi più grande,

e poi più„. Or ciò che, nel pargolo e nell'uomo, spinge a questa corsa

verso un bene a mano a mano più grande, è appunto l'_appetito_ o _cuore_

o _animo_, che vuol essere pago; come s'intende, e da tutta la lezione

sull'amor d'animo,[25] e, per essere brevi, dal terzetto:

ciascun confusamente un bene apprende,

nel qual si queti l'_animo_, e disira:

perchè di giugner lui ciascun contende.

L'animo dunque di Dante s'ingannava. Vediamo, come.

Era passato più d'un anno da che Beatrice era fatta dei cittadini di

vita eterna. Egli molto stava pensoso, e i suoi pensamenti erano di

dolore. E levò gli occhi per vedere se altri lo vedesse: allora vide una

gentile donna giovane e bella molto, la quale da una finestra lo

riguardava pietosamente. Ed egli disse tra sè medesimo: “E' non puote

essere, che con quella pietosa donna non sia nobilissimo amore„. Poi,

rivedendola ancora e sempre pietosa in vista, e d'un colore pallido,

quasi come d'amore, egli si ricordava della sua nobilissima donna, che

di simile colore si mostrava tuttavia. E infine venne a tanto per la

vista di questa donna, che i suoi occhi si cominciarono a dilettare

troppo di vederla, e la vista di lei lo recò in sì nova condizione, che

molte volte ne pensava sì come di persona che troppo gli piacesse; e

così avvenne un contrasto tra “il cuore ciò è l'appetito„ e “l'anima ciò

è la ragione„. L'avversario della ragione, cioè il cuore, fu poi vinto

dalla forte imaginazione nella quale a Dante parve vedere Beatrice con

le stesse vestimenta sanguigne con le quali gli apparve la prima volta.

Il cuore o animo o appetito si era ingannato.

Aggiungo che s'era ingannato, facendo che a Dante ricordasse, nel veder

la donna gentile, dell'altra gentilissima.[26] Or così appunto il

peregrino del Convivio “ogni casa che da lungi vede, crede sia

l'albergo„; “dirizza gli occhi al termine del suo sommo bene (cioè Dio),

e poi qualunque cosa vede, che paia avere in sè alcun bene, crede sia

esso„. Nè si dica che nel Convivio si tratta di Dio e nella Vita Nuova

della donna amata: la Comedia si accorda con l'uno e con l'altra. Chè

Beatrice chiede:[27]

Per entro i miei disiri

che ti menavano ad amar lo bene,

di là dal qual non è a che si aspiri,

quai fossi attraversati, o quai catene

trovasti, per che del passare innanzi

dovessiti così spogliar la spene?

Il che vuol dire: nel seguire me che ti conducevo a Dio, quali ostacoli

trovasti per la via? Or Dante s'era ingannato credendo di veder Beatrice

e perciò Dio, dove non era nè Dio nè Beatrice.

Ond'ella pur rimproverando, di presenza, il suo amatore, come infedele,

dice, quand'egli non è lì ad ascoltare:

l'amico mio e non della ventura.

Nella qual parola _ventura_ sono da comprendere, a parer mio, tutti i

beni che non fanno il vero bene; sicchè Beatrice viene a significare:

checchè paia, me ama, e non altri nè altro.

Pure, di presenza, così acerbamente lo rimprovera, che non è meraviglia

se gl'interpreti imaginano di Dante più gravi peccati che egli non

confessi. Ma noi, prima di tutto, nei rimproveri della donna

gentilissima, dobbiamo sceverare quelli che si riferiscono allo stato di

Dante, dopo che egli ebbe incontrate le tre fiere, da quelli che si

rapportano al suo errar nella selva. E poi dobbiamo considerare che i

suoi sono rimproveri di chi ama a chi ama; e poi dobbiamo riconoscere

che molte cose aggravano la pur piccola colpa di Dante.

Queste: Dante era nella vita nuova virtualmente capace d'ogni bella

opera e per benigne disposizioni di stelle e per larghezza di grazie

divine; poi aveva avuto per guida gli occhi giovinetti di Beatrice; poi

aveva sperimentata la vanità delle cose umane, con la morte di Beatrice;

poi si era trovato a scegliere non tra due beni quasi equivalenti, ma

tra Beatrice la gentilissima, salita da carne a spirito e più bella e

virtuosa che mai, e altri beni, sirene, vanità, pargolette non degne

certo di essere paragonate a Beatrice viva non che a Beatrice morta. Ora

il peregrino del Convivio merita ben più scusa. In vero all'anima

“perchè la sua conoscenza prima è imperfetta, per non essere sperta, nè

dottrinata, piccioli beni le paiono grandi...„ Ma la conoscenza di Dante

era dottrinata e per gli abiti destri che già facevano prova in lui e

per la luce di quelli occhi giovinetti; e per lo sparir d'essi oh! era

anche sperta! Eppure piccioli beni a lui parevano grandi, poichè seguiva

imagini di bene

che nulla promession rendono intera;

poichè si lasciava chiamare a terra, come uccellino invano ammaestrato

da un primo strale dell'uccellatore, da

o pargoletta

o altra vanità con sì breve uso.

Ma, pur con questi gravami, di cui l'ultimo è da Beatrice significato

con l'ironico, Alza la barba! pur con questi, Dante non è detto (per

ciò, almeno, che si riferisce alla selva e allo smarrimento) reo, sì

ingannato. Ricordiamo:[28]

Ben ti dovevi, per lo primo strale

delle cose fallaci, levar suso

di retro a me che non era _più tale_.

Non ti dovean gravar le penne in giuso

ad aspettar più colpi, o pargoletta

o altra vanità con _sì breve_ uso.

Beatrice non era più cosa fallace; dunque era stata. Di lei era stato

breve uso; dunque anche ella era stata una vanità. Dunque tra le cose

fallaci, tra le vanità, tra le false imagini di bene, tra le presenti

cose piene di falso piacere, ella poneva pur sè; sè viva; e _pargoletta_

è da lei detto in memoria forse di quando ella apparve a Dante nella sua

giovanissima età. Ella dice: una pargoletta come me, una vanità qual era

io. Pure quella pargoletta conduceva Dante _in dritta parte volto_; e le

altre no, non lo condussero; come si vide. Bene: ma qual grande peccato

era di Dante, se nelle altre egli credeva vedere il bene che in quella

pargoletta bella e nuova, il cui viso si era nascosto e i cui occhi

giovinetti non lucevano più? Non dice egli che per dieci anni fu

assetato di lei? Ferito dallo strale delle cose fallaci, correva qua e

là, dove vedeva balenare uno specchio d'acqua, senza trovarlo mai, sì

che la sete e' non la potè disbramare che quando di nuovo ella gli

apparve sul santo monte[29].

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 8 / 142 题