I.

Nel Convivio Dante parla dell'“adolescente che entra nella selva erronea

di questa vita„,[8] il quale “non saprebbe tenere il buon cammino, se

dalli suoi maggiori non gli fosse mostrato„. Nella Comedia dice:[9]

mi ritrovai per una selva oscura

chè la diritta via era smarrita.

. . . . . . . . . . . . .

I' non so ben ridir com'io v'entrai.

Non sa Dante ridire come v'entrasse; quando v'entrasse, sappiamo da

Beatrice:[10]

si tosto come in su la soglia fui

di mia seconda etade e mutai vita,

questi si tolse a me e diessi altrui.

. . . . . . . . . . . . . .

e volse i passi suoi per via non vera.

Beatrice saliva da carne a spirito; e Dante pien di sonno abbandonava la

verace via. La donna gentilissima, agli angeli eternamente vigili che

cantano intorno al suo carro, indica in certo modo l'età in cui ell'era

quando morì, per dir quella in cui il suo pentito amatore si addormì e

smarrì. Perchè ella sa che l'età di lei è unita da un vincolo misterioso

a quella di lui: l'una è a capo, l'altra in fondo al medesimo anno; come

Dante scrisse nel libello della Vita Nuova:[11] “quasi dal principio del

suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio

nono„. Quando dunque ell'era in su la soglia della seconda età, cioè

della gioventù che vien dopo l'adolescenza “la quale dura infino al

venticinquesimo anno„, Dante aveva passata questa soglia, e non si

sarebbe potuto più dire adolescente.

Eppure in quel medesimo libello Dante racconta che almeno un anno[12]

egli rimase fedele a Beatrice fatta de' cittadini di vita eterna, e che

solo “alquanto tempo„ dopo l'anniversario, si mosse a pietà di sè

vedendo la pietà d'una gentile donna giovane e bella molto: il che fu un

togliersi a Beatrice e darsi altrui. Fu dunque un anno e alquanto tempo

dopo: eppur Beatrice afferma agli angeli vigili:

_Sì tosto_ come in su la soglia fui

di mia seconda etade, e mutai vita.

Vogliam dire che Beatrice esageri, per cogliere ragione addosso

all'amatore? che le sue parole non vadano prese a lettera, come di

sensitiva amatrice? Per me, crederei più probabile che il poeta

pareggiasse i tempi e i fatti per qualche suo fine d'arte e di dottrina.

E qui il fine mi parrebbe questo, di mostrare ch'egli si smarrì

adolescente, quando cioè Beatrice era in su la soglia ed esso, perciò,

poco oltre la soglia, in modo da poter essere considerato ancora in

quella età “la quale dura infino al venticinquesimo anno„; e così

inferire che dell'adolescenza è proprio lo smarrirsi.

Così nella Vita Nuova Dante chiama puerizia l'età sua dopo la prima

apparizione di Beatrice,[13] mentre un passo, controverso a dir vero,

del Convivio sembra limitare la puerizia con l'ottavo anno; e a ogni

modo le prime parole della Vita Nuova sembrano collocare la

fanciullezza, pagine quasi bianche del libro della memoria, avanti i

nove anni. Or come puerizia era l'età di Dante dopo il nono anno, così

egli voleva che fosse adolescenza alla fine del suo anno vigesimo

quinto.

Ma fosse adolescenza proprio o non fosse, i due luoghi del Convivio e

della Comedia, dove si parla di selva erronea e di selva oscura, si

riscontrano più nell'idea d'adolescenza che in quella di selva. Di vero

la selva del Convivio è la vita stessa; quella della Comedia è, non la

vita, ma nella vita. Nella prima l'adolescente ci si trova a ogni modo

per il fatto d'essere nato e cresciuto; nella seconda Dante entra per

aver abbandonata, pien di sonno, la verace via; mentre l'altro nella

selva stessa travìa, poniamo, in modo da non uscirne più o così presto a

salvazione. Invece, perchè l'adolescente nel Convivio può traviare?

Perchè, essendo adolescente, ha bisogno che i suoi maggiori gli mostrino

il buon cammino. Perchè Dante entrò nella selva? Perchè non seguì chi il

buon cammino gli mostrava. Beatrice invero afferma:[14]

Alcun tempo il sostenni col mio volto;

mostrando gli occhi giovinetti a lui,

meco il menava in dritta parte volto.

Quando quelli occhi giovinetti si furono serrati, allora Dante volse i

passi suoi per via non vera. Ora, perchè il pensiero di Dante è che

l'adolescenza ha bisogno di chi mostri il buon cammino, egli dicendo

d'aver avuto chi glielo mostrava, viene a dire che era allora

adolescente: adolescente, quando era sostenuto dal volto di Beatrice

viva; adolescente, quando, come egli confessa,[15]

le presenti cose

col falso lor piacer volser miei passi,

_tosto_ che il vostro viso si nascose.

Il viso s'era nascosto, ma bellezza e virtù erano cresciute alla donna

salita da carne a spirito; ed ella era per attirare a sè l'amatore più

che mai. Ma egli s'addormì e smarrì.

E poi tutto parla di adolescenza nei luoghi che si riferiscono allo

smarrimento. Dante afferma d'essere stato pien di sonno nel punto che si

smarrì. Non è questa sonnolenza un ricordo del concetto Platonico, per

il quale l'anima è attonita e trasognata sulle prime dal flusso e

riflusso della materia? Dante questo concetto lo conosceva, perchè egli

parla dei tempi in cui “l'anima nostra intende al crescere e allo

abbellire del corpo, onde molte e grandi trasmutazioni sono nella

persona„; dell'adolescenza, dunque, dell'“accrescimento di vita„.[16] E

mi par naturale ch'egli attribuisca, nella Comedia, a queste molte e

grandi trasmutazioni, quell'oblìo che, a dir vero, nella Vita Nuova pone

solo nella puerizia: “in quella parte del libro della mia memoria,

dinanzi alla quale poco si potrebbe leggere„.[17] Poi, Beatrice afferma

di lui:

... volse i passi suoi per via non vera,

imagini di ben seguendo false,

e Dante conferma di sè:

le presenti cose

col falso lor piacer volser miei passi.

Or quali sono queste false imagini di bene, queste presenti cose che

hanno un falso piacere? queste sirene e queste pargolette e queste

vanità di cui Beatrice riparla?

perchè altra volta;

udendo le sirene sie più forte...

. . . . . . . . . . . .

Non ti dovean gravar le penne in giuso,

ad aspettar più colpi, o pargoletta,

o altra vanità con sì breve uso.[18]

Quali son esse? Sono, mi pare, molto simili alle blande dilettazioni di

cui è parola nel _de Monarchia_:[19] “le volontà dei mortali, per

cagione de' lusinghevoli diletti dell'adolescenzia, hanno bisogno di chi

a bene le indirizzi„. Il qual pensiero è pur molto simile a quello

citato dal Convivio: “L'adolescente ch'entra nella selva erronea di

questa vita, non saprebbe tenere il buon cammino, se dalli suoi maggiori

non gli fosse mostrato„. Là è l'imperatore che dirige, qui i maggiori;

ma il traviare dell'adolescente del Convivio non può essere causato se

non da queste blande dilettazioni contro cui è necessaria la guida

sicura, o dei maggiori, o dell'imperatore, o di quelli occhi giovinetti.

Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro · 第 7 / 142 题