donne, si pose in cammino alle cinque ore del mattino. È cosa notabile
ch'io non feci verun viaggio coi musulmani per terra o per mare senza
che vi fossero donne: vero è che allora la circospezione richiede che si
riguardino come fantasmi, o come carichi posti sopra un cammello, o in
un angolo del bastimento. La carovana era formata di turchi scacciati
dalla Mecca, e da Djedda, e di pellegrini parte a piedi e parte a
cavallo.
Alle dieci ore si fece alto in un eremitaggio quasi ruinato, dedicato ad
un santo detto _Sidi-el-Akili_, il di cui sarcofago sussisteva ancora
perchè i _Wehhabiti_ non erano colà arrivati. Il freddo era piccante
assai, ed incomodava molto un gagliardo vento di N. O. da cui vedevasi
il mare agitatissimo. Si ripartì alle due, e si fece alto presso alcune
case abbandonate del porto di _Tor_, ove fui testimonio della più comica
scena che possa immaginarsi. Gli Arabi cammellieri dovevano continuare
la loro lite sul riparto del carico dei cammelli, perchè è tra loro
generalmente convenuto, che all'istante dello sbarco ognuno carichi
tutto quanto può prendere: fin qui non parlano, ma appena sono giunti
alla prima stazione hanno la libertà di contrattare insieme finchè
arrivino ad un gruppo di palme, ove la lite deve terminarsi: allora
tutto rientra nel buon ordine, ed ognuno deve accontentarsi di ciò che
la sorte, il caso, o l'effetto della disputa gli ha procurato.
Fino dal principio del viaggio aveva osservato che alcuni cammellieri
borbottavano tra di loro; ed avendone chiesto il motivo mi fu risposto,
che la querela doveva terminarsi nella città di Tor.
Colà giunti fanno scendere a terra tutta la gente della carovana, e
cominciano tra di loro la più accanita lite. Voleva interpormi per
metter pace, ma mi fu risposto che _era la costituzione_. Lasciai dunque
che continuassero la loro disputa, e li vidi mettersi in giro bocconi
per terra, levarsi, e sempre parlando rimettersi nella prima positura in
distanza di dieci passi, finchè finalmente chiamarono un vecchio per
decidere le loro differenze. Il vecchio arriva e giudica. Gli uni si
accontentano della sua decisione, gli altri chiamano un altro vecchio, e
si rinnova la medesima scena. Scaricano alcuni cammelli per caricarne
alcuni altri, e la disputa continua nello stesso modo, e colle grida di
prima. Finalmente si rimonta a cavallo, e la carovana incomincia a
camminare; ma la rissa non cessa: gli uni ritengono i cammelli; altri
corrono per giugnere più presto al luogo in cui deve cessare la disputa.
Talvolta fanno far alto a tutta la carovana stringendosi in cerchio in
mezzo alla strada, riscaldandosi e gridando a perdita di fiato. Cammin
facendo cambiano ancora alcuni carichi, e si prendono pel collare in
atto di venire alle mani. Quando arrivati al gruppo delle palme si grida
ad una voce _Hhalòs! Hhalòs!_ (basta, basta). Tutti rimangono immobili
come fittoni, e la carovana riprende pacificamente la strada. Io non
poteva ritenere le risa; ma mi si diceva sempre, _è la costituzione_.
Applaudii alla semplicità di queste genti, che davvero non hanno la
fierezza degli Arabi dell'Hedjaz.
Si proseguì il viaggio fino alla borgata di _Sadi Tor_, distante una
lega da Tor; ed io presi alloggio in una di quelle case.
Gli abitanti di Tor abbandonarono la città ed il porto, perchè
frequentemente vessati e maltrattati dagli equipaggi dei _daos_, che vi
davano fondo: e perciò le case rimaste vuote vanno cadendo in ruina, non
servendo che di ricovero ai pescatori.
Gli abitanti che trasportarono le loro famiglie ad el-Wadi-Tor, vi si
trovano assai meglio, perchè quantunque tal luogo sia posto in fondo ad
una valle, vi è acqua in abbondanza ed a non molta profondità. Tutte le
case hanno un largo pozzo che serve ad innaffiare i giardini, ove
abbondano le palme, i fiori, i legumi ed i frutti.
_Domenica 17._
Si rimase tutto il giorno in questo villaggio composto di trenta
famiglie greche, e di un minor numero di musulmane. Benchè così poco
popolato occupa un grande spazio di terreno pei giardini uniti ad ogni
casa, e circondati di muri alti sei piedi.
Io era alloggiato in casa di un musulmano, nel cui giardino trovai
alcune belle piante. Ricevetti la visita del curato greco, vecchio
venerabile, dipendente dall'Arcivescovo del monte Sinai, da cui
dipendono pure tutti i Greci di questa parte dell'Arabia. Quando andai a
rendergli la visita mi fece vedere una Biblia in arabo ed in latino, che
suppongo stampata in Venezia, benchè mancante de' primi fogli, ne' quali
avrebbe dovuto trovarsi la data. Tutti i preti di questo paese dicono la
messa, e le altre preghiere in arabo. Il curato mi diede il _Pater_
scritto da lui medesimo in questo idioma.
L'arcivescovo del monte Sinaï è indipendente. I greci hanno quattro
patriarchi, di Costantinopoli, di Alessandria, di Gerusalemme, di
Antiochia. Hanno inoltre quattro arcivescovi, cioè quello di Russia, di
Angora, di Cipro, e del monte Sinaï. Questi otto dignitarj indipendenti
gli uni dagli altri, hanno sotto di loro tutti i ministri e tutti
gl'individui del rito greco.
Il _Papasso_, o curato, mi disse ch'ebbe nelle sue mani tre disegni del
monte Sinaï, che donò all'ammiraglio Sir _Home Popham_, e a due altri
Inglesi.
_Lunedì 18._
Il passaggio del sole osservato questo giorno, ed osservato anche il
giorno precedente mi diede la latitudine settentrionale di 28° 18′ 51″.
_Tor_ trovasi distante tre miglia al sud-est, ed io conto sulla mia
longitudine cronometrica 51° 12′ 15″ dell'osservatorio di Parigi,
osservato nel mio primo viaggio. _Così la posizione geografica dei punti
principali della Arabia da Suez fino alla Mecca_ resta esattamente
determinata.
Gli abitanti di Tor vestono come quelli di Hedjaz: ma se ne vedono molti
coperti di un _caftan_ di drappo, e di un turbante. I cristiani lo
portano turchino; ed alcuni costumano una grande camicia dello stesso
colore. Non vidi alcuna donna, ma soltanto qualche brutto fanciullo,
sudicio e ributtante.
Il curato cristiano porta una veste nera, una berretta dello stesso
colore in figura di cono troncato e rovesciato, ed un fazzoletto
turchino o nero. L'attuale _Papasso_, detto _Bàba Cheràsimus Sinaiti_, è
un uomo di cinquantott'anni, con venerabile barba bianca come la neve: è
assai intelligente, e di ottimo carattere. La sua influenza non si
ristringe sui soli cristiani, ma anco sugli arabi del circondario, per
lo che gl'individui delle due religioni vivono in buona unione. Egli si
lagna della mancanza delle mercanzie francesi cagionata dalle guerre
d'Europa. Il paese scarseggia di carni, ed abbonda di pesci. I datteri
sono piccoli, ma buoni, di cui si fa pane; ed i cristiani ne traggono un
eccellente aceto.
Il _Papasso_, che ha viaggiato in molte parti della Turchia, mi
assicurò, che al monte Sinaï, non molto lontano da Tor, trovasi
molt'acqua ed assai buona, come pure molti giardini ricchi di aranci,
limoni, peri, e di altri alberi fruttiferi.
L'arcivescovo del monte Sinaï detto _Constanzio_ era allora in Egitto,
ove stava ammassando denaro, perchè non poteva prendere possesso della
sua sede senza regalare cinquantamila franchi agli arabi del vicinato.
Dopo mezzo giorno vidi tutta la nostra flotta passare con piccoli venti
in faccia a Tor; di dove io partii un'ora avanti il tramontare del sole,
e si fece alto per riposarci alle dieci ore.
_Martedì 19._
Alle cinque del mattino marciando nella direzione di N. ¼ N. O. sopra un
terreno sempre arenoso, fummo sorpresi da un caldo insoffribile. Invano
già da qualche tempo sentivamo il bisogno di fermarci; che non si
trovavano alberi, nè luoghi ombrosi per salvarci dagli ardenti raggi del
sole. Scoprimmo alla fine alcune basse macchie, all'ombra delle quali si
fece alto alle dieci del mattino. Bentosto fu alzata la mia tenda, ed io
mi affrettai di entrarvi per ispogliarmi degli abiti che mi soffocavano.
Questa diversità di temperatura così contraria all'acuto freddo di
sabato dipende unicamente dal vento dominante.
Essendosi in sul mezzo giorno levato un venticello fresco, si riprese il
cammino, ed alle sei della sera la carovana si fermò nella valle di
Fàran, _Wadi Fàran_, ove tanti secoli prima si fermavano pure i
figliuoli di _Giacobbe_.
La valle di _Faran_ è generalmente calcarea, ed il suo suolo assai
disuguale. È chiusa da alte montagne, nelle di cui roccie vidi molte
belle breccie argillose, miste di ciottoli antichi e moderni. Vi abbonda
il genere selcioso, e si trova molta pietra focaja. La vegetazione si
riduce a pochi arbusti di abeti.
In questo luogo fui testimonio di una trista scena. Circa quaranta
poveri pellegrini a piedi trovavansi senz'acqua. Piangevano tormentati
dal bisogno della sete, ma niuno li soccorreva, perchè eravamo in un
deserto, che ci obbligava a conservare l'acqua come un tesoro. Un
pellegrino a cavallo che aveva terminata la sua acqua ne acquistò una
mezza pinta all'incirca per cinque franchi. Io diedi da bevere ad alcuni
di quegl'infelici, ma come mai soddisfare al bisogno di tutti?... Mio
malgrado dovetti appigliarmi al partito di chiudere gli occhi e le
orecchie, per non trovarmi io ed i miei domestici vittima in breve della
mia compassione.
Si continuò a camminare lungo la valle, il di cui dolce pendio ci
condusse in poco tempo alla riva del mare; di dove piegando ancora a N.
O. e N. N. O. mi fermai per riposarmi alle undici ore sulla spiaggia del
mare.
_Mercoledì 20._
Alle due e mezzo del mattino la carovana era già in moto, ed io ne
affrettava la marcia per arrivare più presto ad una fonte. Giunti poco
prima di mezzodì ad _Almarra_ lontano due miglia dal porto di questo
nome, mi fermai, mentre alcuni della carovana si staccarono con tutti i
cammelli per cercare l'acqua nelle montagne lontane due leghe dalla
banda di levante.
Il passaggio del sole mi diede per latitudine settentrionale 29° 1′ 41″.
La longitudine del Capo osservata nel mio precedente passaggio fu di 36°
43′ 25″. Questo capo forma l'estremità meridionale del territorio e del
porto _Hamam Firaun_. Il paese è coperto di piccolissimi abeti, al cui
rezzo si ristorano i viaggiatori. Tutto questo territorio fino al
burrone detto _Wadi Corondel_ è conosciuto sotto il nome di _bagno_ di
_Faraone_; nome venutogli da una sorgente d'acqua calda minerale
sulfurea, ove vengono a bagnarsi alcuni ammalati.
Alle nove della sera si camminò lungo tratto sulla spiaggia; poi
piegando al N. ed al N. N. O. si lasciò a mezza notte la spiaggia per
entrare in uno stretto burrone in mezzo a montagne argillose tagliate a
picco, come un muro sparso di frequenti spaccature bizzarramente
disposte, che sembrano un muro di città mezzo ruinato. A mezza notte si
fece alto.
_Giovedì 21._
Si continuò il viaggio per lo stesso burrone, che ha l'aspetto d'una
grande spaccatura cagionata dal tremuoto. Le montagne argillose sono
composte di strati perfettamente orizzontali, e talvolta obliqui, dai
dieci ai quindici gradi dal nord al sud.
Alle sette ore si cominciarono a vedere piante e palme selvaggie in
fondo alla valle indizio sicuro di vicine acque. Di fatti si arrivò ben
tosto ad una piccola sorgente d'acqua dolce, la prima che si trovi lungo
questa strada dopo Tor.
Alle nove del mattino eravamo passati presso la montagna dell'acqua
termale che dà il nome a tutto il distretto. Nel luogo in cui ci eravamo
fermati all'ombra di molte belle palme selvaggie, eravi un pozzo di
acqua ma non troppo buona.
Si camminò da un'ora dopo mezzo giorno fino alle tre, ed allora si fece
alto presso al torrente _Wadi Corondel_. Mezz'ora prima aveva scoperto
il mare e la costa d'Affrica assai vicina.
Il _Wadi Corondel_ è un torrente asciutto che ha una fonte d'acqua assai
buona, ed è coperto di abeti e di palme. Feci accampare la carovana
fuori del suo letto, perchè gli arabi dicono che sonovi molti rettili
velenosi; ma a fronte di tutte le diligenze da me praticate nelle
macchie, nelle cavità, e dovunque sperava di poterne trovare, non vidi
che moltissime grosse formiche, ed un piccolo insetto, di cui non seppi
sovvenirmi il nome, ma non malefico.
Cammin facendo aveva trovato una lucertola lunga otto pollici,
perfettamente bianca. Questo animale, un corvo, due piccoli uccelli,
alcune formiche e mosche furono i soli esseri viventi da me veduti in
quell'arido deserto.
Alle nove della sera si proseguì il viaggio nella direzione di N. N. O.
in mezzo a basse montagne, e si fece alto alle undici ore per passarvi
la notte che fu freddissima.
_Venerdì 22._
Alle cinque ore andando sempre a N. N. O. scesi alcune collinette, di
dove giunsi in una vasta pianura, ove si riposò fino a mezz'ora dopo
mezzo giorno. Parmi che questa pianura affatto arida, e le colline
attraversate prima chiaminsi dai cristiani: _il deserto dello
Smarrimento_, o _deserto di Faran_. Alle undici della sera si arrivò ad
un burrone ove si fece alto.
In sul far del giorno, svegliandoci, eravamo bagnati da un'abbondante
rugiada; ed alle cinque ore si partì alla volta di Suez, che già
vedevasi a molta distanza. Giunto alle sei ore e tre quarti presso ad
_Aàïon Moussa_, ossia _sorgenti di Mosè_, mi fermai quasi due ore. Altro
non sono queste sorgenti che poche buche sopra una sommità contenenti
un'acqua verdognola e fetida; ridotta senza dubbio in tale stato dal
lavarvisi gli uomini, e dall'entrarvi che fanno liberamente le bestie.
Durante la campagna d'Egitto i Francesi spinsero fin qui le loro
scorrerie, e suppongo che i dotti che trovavansi in quella spedizione
avranno data una circostanziata descrizione di queste sorgenti. Avendo
ripresa la strada alle otto ore, e giunti sulla spiaggia in faccia a
Suez, entrammo in un battello per attraversare quel braccio di mare che
può avere poco più d'un miglio di larghezza, e con sì poco fondo, che il
battello rimase lungo tempo incagliato in mezzo al tragitto: finalmente
sbarcammo a Suez alle undici ore. Poco più alto trovasi un passaggio,
ove i cavalli ed i cammelli possono sempre passare.
La nostra flotta aveva dato fondo nel porto.
Dietro un gran numero di osservazioni e di confronti per fissare il
cammino della carovana in un tempo determinato, dopo aver calcolata la
lunghezza ed il numero dei passi, e confrontate le ore di cammino colla
diversità di latitudine osservata in due punti; finalmente avuto
riguardo alla obliquità delle linee scorse, trovo per un termine medio
che la carovana corse ordinariamente 13,392 piedi parigini, o 2,232 tese
per ora. Siccome la strada di Tor a Suez segue quasi costantemente la
linea del meridiano, questi confronti ed i loro risultati sono assai più
esatti che tutti i calcoli che avessi potuto fare sopra linee più
oblique o più lontane dal meridiano.
Se per una parte la natura è quasi morta per la vegetazione sulle coste
del mar Rosso da me visitato, è invece attivissima e feconda di fossili.
La somma abbondanza dei molluschi, dei polipi, e delli zoofiti
somministra la materia delle concrezioni calcaree, e la poca profondità
di questo mare, unita alla temperatura elevata dell'atmosfera,
contribuisce in modo ad accelerare queste operazioni della natura, che
per l'osservatore che vuole studiare e conoscere a fondo i fenomeni
della petrificazione, io credo che non siavi miglior gabinetto al mondo
delle coste del mar Rosso.
Benchè le circostanze mi vietassero di fare continue osservazioni, la
natura travaglia qui in così visibile maniera, ch'io credo d'averla
talvolta colta in sul fatto. Ho raccolte delle conchiglie nell'istante
su cui stavano per conglutinarsi colla massa pietrosa che le circondava,
altra ne raccolsi impietrita per metà. Ma ciò che è più interessante, è
un banco di pietra calcarea che formasi attualmente nella parte
orientale dell'isola _Om-lmelek_.
Qui è dove ho potuto osservare tutte le gradazioni dell'impietrimento
dall'arena, ossia _attritus pulverulentus_ delle conchiglie fino alla
roccia compatta; e ciò che trovai di più maraviglioso in questa scala
d'impietrimento, è che il _detritus_ delle conchiglie di già amalgamato
e diventato concreto, benchè ancora friabile, e di facile spezzatura,
trovasi impregnato d'una specie d'_olio volatile_, che ugne le dita
toccandolo: ma quest'olio si volatilizza e sfuma in poco tempo. Nel solo
spazio di sei in sette piedi trovansi tutte le gradazioni
dell'impietrimento; cioè l'arena incoerente, l'arena convertita in pasta
molle, la parte che comincia ad indurirsi, la pietra friabile, la pietra
molle e la pietra dura. Questa gradazione è ugualmente sensibile sulle
spiaggie del mare. Colsi alcuni esemplari di tutte le curiosità: ma
quanto mi pesa lo staccarmi da un luogo così interessante senza poter
fare una folla d'osservazioni, che forse sarebbero feconde
d'incalcolabili risultati pei progressi della scienza! Io raccomando lo
studio di questo banco ai viaggiatori che dopo di me visiteranno queste
contrade.
Questa specie di pietra che è assai bianca forma strati d'ardesia. Le
case e le mura di Djedda, e dell'Iemboa sono formate della stessa pietra
che trovasi abbondante su tutta la costa, ma particolarmente in quel
laberinto delle isole e scogli, chiamate isole _Hamara_. Questa è la più
interessante parte del mar Rosso sotto i rapporti della storia naturale.
Io sospetto una diversità di livello nel mar Rosso che tende
progressivamente al suo disseccamento. Si è creduto apocrifo o erroneo
il livello fatto dagli antichi geografi, che trovarono il mar Rosso più
elevato che quello del Mediterraneo: ma io inclino a credere che tale
veramente fosse la bisogna negli antichi tempi, e che al presente il mar
Rosso trovisi di già al livello del Mediterraneo, e fors'anche più
basso.
La rapida progressione con cui il mar Rosso si ritira, mentre il
Mediterraneo sembra essere stazionario, o retrogradare più a rilento, mi
ha già da lungo tempo fatto credere a questa diversità di livello tra i
due mari, indipendentemente dalla differenza più generale dovuta
all'accumulazione delle acque in certi punti; lo che fa che la
superficie dei due mari forse non coincide con quella che si suppone
alla sferoidità terrestre. Ma questo non è il luogo di sviluppare una
questione che ci porterebbe troppo lontano, e che tratteremo di
proposito in altro luogo. Qui ci limiteremo ad indicare soltanto alcune
più notabili osservazioni.
Nel luogo detto _el-Wadjik_ sopra la costa d'Arabia, è un banco, la di
cui superiore superficie trovasi elevata ventiquattro in trenta piedi
sopra l'attuale superficie del mar Rosso; la sua larghezza media è di
dugento tese sopra alcune migliaja di tese di lunghezza, lungo le
sinuosità della costa. Questo banco è unito alla terra ferma, che è più
elevata; la sua superficie è perfettamente piana; dalla parte dell'acqua
è tagliato perpendicolarmente in maniera che rappresenta assai bene la
piattaforma di una fortezza.
Dopo avere esaminati li zoofiti che compongono questo banco, parvemi
ch'essi fossero di recentissima formazione relativamente alle grandi
epoche della natura: egli è pure evidente che questo banco si formò
sott'acqua; e siccome io non conosco sulle rive del Mediterraneo un
monumento di così recente ritirata, ne conchiudo che all'epoca della
formazione di questo banco, la superficie del mar Rosso forse si trovava
più elevata di quella del Mediterraneo, mentre attualmente trovasi allo
stesso livello, e fors'anche più bassa.
La forma del mar Rosso lunga e stretta tagliata da tanti banchi, scogli
ed isole, rende necessariamente più difficile la propagazione delle alte
maree, come fu giudiziosamente osservato dal viaggiatore _Niebuhr_. Il
vento quasi intermittente dal N. e dal N. E. per nove mesi dell'anno,
deve contribuire alla sortita delle acque in tempo della bassa marea,
mentre è anch'esso un ostacolo alla propagazione delle alte maree.
Questa propagazione si fa ogni giorno più difficile in ragione
dell'impietrimento attivo che sembra dover colmare il bacino del mar
Rosso, colla rapida formazione di nuovi banchi, e di nuove isole,
ostacoli novelli aggiunti agli altri che già opponevansi alla libera
circolazione delle acque. L'evaporazione del mar Rosso dev'essere assai
più forte che nel Mediterraneo, e per la diversa temperatura e
latitudine, e pei deserti che lo circondano da ogni lato, e che seccando
l'aria la rendono più atta ad assorbire i vapori. Dall'altra parte il
mar Rosso non riceve, per così dire, una goccia d'acqua dalle terre
vicine, perchè non sorte alcun fiume dalle coste dell'Arabia e
dell'Affrica, tranne alcuni torrenti nelle stagioni piovose. Quindi può
dirsi che nel corso dell'anno _il mar Rosso perde una maggiore quantità
d'acqua di quella che riceve dalle maree dell'Oceano_. Altronde le più
gagliarde correnti portano d'ordinario a S. E., cioè verso l'imboccatura
di _Babelmandel_. A queste cause si aggiugne la differenza della forza
d'attrazione planetaria in ragione del movimento dell'asse
dell'ecclittica, e della situazione dell'orbita della terra, che è nel
suo perièlio nel solstizio d'inverno; lo che deve produrre un
ammassamento di acqua in certi luoghi. Finalmente devonsi calcolare
molte circostanze per la soluzione del problema, che procureremo di
svolgere in un'apposita opera.
Gli arabi custodiscono gelosamente come un segreto la navigazione del
mar Rosso; e temendo che gli Europei non s'invaghiscano di
appropriarsela, fuggono, per quanto è loro possibile, di avere con essi
diretta comunicazione, onde non si avvedano del lucroso commercio di
questo mare. Questo timore è la principalissima cagione delle avarìe che
si fanno soffrire agli Europei sulle coste dell'Arabia. Anche un
capitano inglese dipendente dal console _Petrucci_, che pure aveva
l'intima confidenza del sultano Sceriffo, non potè sottrarsi che colla
forza ai cattivi trattamenti degli Arabi.
Io sono di sentimento che le nazioni europee che tengono stabilimenti
nel Mare Indiano potrebbero aprirsi pel Mar Rosso una linea di
comunicazione, che non sarebbe difficile ad ordinarsi per mezzo di
agenti stabili a Moca, a Djedda, a Suez, ed al Cairo.
Due dì dopo il mio arrivo a Suez una carovana partita pel Cairo fu
attaccata sulla strada dai Badovini. La carovana si difese; ed ebbe due
uomini feriti, e sei cammelli presi dagli assassini. Noi aspettavamo la
venuta del gran _Scheik Dìidid_, che doveva arrivare del Cairo con un
corpo di truppe per iscortare la nostra carovana incaricata di
trasportare al Cairo il carico della flottiglia. Era prevenuto che col
di lui mezzo mi sarebbero stati spediti alcuni cavalli, ma seppi in
appresso ch'era partito per l'alto Egitto onde ridurre al dovere alcuni
Arnauti ribellatisi al pascià _Mehemed Alì_.
Essendo giunta a Suez un'altra carovana di sette in ottocento uomini, ed
altrettanti cammelli compresi i soldati e pellegrini turchi di Djedda,
risolvemmo di partire insieme, non però senza qualche sospetto ancora,
perchè tale unione presentava forze inferiori alla presente situazione
del paese. I capi ed altri impiegati di Medina, ed alcuni grossi
negozianti di Djedda e del Cairo, dovevano pure ingrossare questa
carovana.
_Viaggio al Cairo._
Il giovedì, 11 giugno, alle due ore e tre quarti dopo mezzo giorno uscii
di Suez per unirmi alla carovana ch'erasi accampata presso _Bir-Suez_
(_pozzo di Suez_), cinque quarti di ora distante dalla città. È questo
un parallelogramo, i cui maggiori lati possono avere quindici piedi, e
dieci in undici i minori, ed ha diciotto piedi di profondità. L'acqua è
alquanto salsa, ma la sola che esista in questo luogo. I cammellieri ne
attingono l'acqua con secchj di cuojo per darne a' cammelli; ma gli
uomini della carovana avevano fatte le loro provviste a Suez. Il tempo
era sereno, malgrado un gagliardo assai incomodo vento settentrionale.
In sul tramontare del sole il termometro nella mia tenda segnava 37
gradi di _Reaumur_. È questo paese una grande pianura terminata in
Affrica al S. O. dalle montagne _Diebel Attaka_, ed in Asia da quelle
assai lontane all'E. dall'Arabia.
_Venerdì 12._
Eravi nella carovana un santo _Marabotto_, che portava uno stendardo
giallo e rosso somigliante ad una bandiera spagnuola, ma tutto
stracciato. Consumò costui tutta la notte invocando a tutta voce il nome
di Dio, e del Profeta, facendo preghiere, e correndo da un canto
all'altro del campo, di modo che niuno potè dormire.