II. PITTORI ROMANI DELLA REPUBBLICA E DELL'IMPERO.

Se noi ora dalle considerazioni generali e dal favore imperiale dato

alla pittura passiamo a trattare dei singoli pittori romani, vediamo

pur troppo scarso il numero di essi, perchè scarse sono anche le

notizie, anzi pare che i Romani abbiano contribuito, volontariamente o

no, a questa scarsezza di notizie.

1. =Ludio paesista.= — Nei tempi d'Augusto venne in fama Ludio, pittore

di prospettiva e di paesi, che ornava le pareti di vedute campestri e

marine avvivate da piacevoli macchiette. Pare che egli abbia dato un

nuovo e vigoroso sviluppo alla pittura decorativa.

2. =Turpilio veneto, Titidio Labeone Narbonese e altri minori.= — Sono

citate in Plinio anche un veneto Turpilio, di cui ammiravansi opere in

Verona; Titidio Labeone, magistrato nella Gallia Narbonese, rinomato

per piccoli quadretti; Quinto Pedio, ed un Fabullo Amulio, che lavorò

nella _domus aurea_ di Nerone; Cornelio Pino ed Azzio Prisco, che

dipinsero in un tempio all'età di Vespasiano[183]. Plinio aggiunge a

quei nomi alcune notizie di curiosità, insignificanti per il valore

artistico, e nulla più, cosicchè nulla sappiamo dello stile delle loro

opere, nè dell'indirizzo dell'arte loro; pare però che la pittura di

tavole, di veri quadri, in questo tempo fosse trascurata in confronto

della pittura decorativa, richiesta dal lusso delle case e della vita,

ed a cui ben rispondeva la scenografia, o pittura di prospettive con

certo carattere fantastico, quale ancora si vede in alcuno dei dipinti

pompeiani.

[Illustrazione: =Dipinto della casa di Livia rappresentante Io

liberata da Ermes.=

(al Palatino, Roma).

=Tavola 72.=

Ved. =Melani=, _Pittura_. Milano, Hoepli 2ª. edizione, tav.

IX.]

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 127 / 148 题