Una classe assai importante di monumenti scultorî dell'età degli
Antonini sono i _sarcofaghi_, in cui deponevansi interi i cadaveri
quando il rito della cremazione già cedeva luogo all'umazione. Sono
anche di pietra capaci di uno o due corpi, sormontati di coperchio, sul
quale è la figura del defunto; prendono talvolta forme architettoniche
di casa, di tempio o d'altare, e si adornano di sculture sulla faccia
anteriore e sulle due laterali minori, restando liscia la faccia
posteriore addossata di solito al muro. Gli ornamenti plastici sono
fiorami, festoni, frutti, puttini, medaglioni coi ritratti dei defunti
e i nomi inscritti in tavolette sostenute da genietti; molti sarcofaghi
hanno vaste rappresentazioni, ora di scene familiari, o mortuarie,
ora di scene mitiche ed eroiche con simboliche relazioni ai funerali e
alle credenze pagane d'oltre tomba, come, p. es., il mito di Endimione
(significante il sonno seguito da un risveglio nella beatitudine
celeste), o il mito di Amore e Psiche (simbolo della trasmigrazione
dell'anima a più felice soggiorno, o dell'anima purificata dall'amore
divino); ed altri tolti dal ciclo Dionisiaco, che però ha sempre
riferimento in tal caso, al tripudio della vita d'oltretomba, sciolta
dai dolori di quella terrena.
Tali rappresentazioni sono assai importanti come fonti per la
conoscenza di nuove idee nella religione romana, e di nuove tendenze
del sentimento.
Ma quanto all'arte questi sarcofaghi, salvo eccezioni, sono opera
manuale o industriale; per lo stile molti accennano alla decadenza
dell'arte, o sono lavori quasi inartistici e fatti alla lesta con
figure affollate, scarsa varietà di motivi, esecuzione negletta,
malgrado il ricordo nella composizione di classici modelli[177].
Noi qui non possiamo che tener conto di quelli eseguiti in buon stile,
che risente ancora dello spirito artistico greco.