VIII. ARTI MINORI.

La buona condizione dell'arte nell'età imperiale fino al tempo

degli Antonini si rende manifesta anche in opere minori, applicate

all'ornamentazione od all'industria, cioè nella toreutica, nel conio

delle monete (ved. =Atl.= cit., =tav. LXX=)[178], nella glittica o

lavoro delle pietre dure e nell'arte dei vetri. Nella glittica si

ricordano come celebri Dioscoride, Erofilo, Eutiche, artisti di nome

e d'origine greca, ed altri ancora. Bellissimi camei si conservano

rappresentanti persone delle case imperiali Iulia e Claudia,

quale è la gemma Augustea del Gabinetto di Vienna, con Augusto in

sembianza di nume, in trono, circondato dalle personificazioni della

Terra, dell'Oceano, dell'Abbondanza, colle imagini di Tiberio e

di Germanico e con legionari romani e prigionieri barbarici (ved.

=Atl.= cit., =tav. LXXI=). Bellissimo è il cameo del Gabinetto di

Parigi, che pur rappresenta Augusto assunto al cielo e accoltovi da

Enea e dal divo Giulio, e più in basso sono figurati Livia, Tiberio,

Germanico, Agrippina, Caligola, e genti barbariche significanti le

vinte nazioni germaniche ed orientali. Si pone con questi il cameo

Olandese, che rappresenta Claudio trionfante con Messalina, Ottavia e

Britannico[179].

Per il lusso delle case e per la straordinaria ricchezza delle

suppellettili la toreutica era in fiore[180]. Cercavansi a gran prezzo

le opere degli antichi maestri greci, e da abili artisti si imitavano.

I nomi degli artisti cesellatori, che di quest'età sono ricordati, sono

greci, e di greco stile sono le migliori opere che ancora ci rimangono.

Sul finire della romana Repubblica la coniazione delle monete acquista

carattere di artistica bellezza. Ma è specialmente nelle monete e nelle

medaglie dei primi due secoli dell'Impero che si ammira la bellezza dei

tipi, dal netto e fine contorno, dallo spiccato rilievo e dalla vivace

espressione delle teste[181].

Dopo gli Antonini, con le agitazioni che portano al reggimento

dell'Impero uomini africani ed asiatici, col prevalente influire

d'elementi barbarici, coll'invadere di nuovi sentimenti ed

ideali religiosi mediante i culti orientali e il grandeggiare del

Cristianesimo, l'arte classica grandemente si altera nello spirito e

nella forma, e piega a quella decadenza che è estinzione dello spirito

e della tradizione antica e preparazione di concetti e di forme nuove.

A preservar l'arte da questo interno lavorío di trasformazione e di

disfacimento non valeva alcun sostegno od impulso esterno di liberali

e possenti fautori; dei quali certamente non vi fu difetto; nei grandi

edifizî imperiali anche dopo gli Antonini all'arte schiudevasi ancora

largo campo in cui svolgere le sue forze. Ma questi favori ben potevano

prolungare la senilità dell'arte classica, non ringiovanirne la

vita, la quale si dissolveva per forza di due elementi, la prevalenza

barbarica e la trasformazione religiosa.

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 124 / 148 题