V. L'ARTE DEL RITRATTO IN ROMA.

1. =I ritratti della Repubblica.= — Ma la parte della plastica che

si può dire più originale di tutte in Roma e che durò dai tempi più

antichi della Repubblica fino al decadere dell'impero fu l'arte del

ritratto, nella quale davvero i Romani furono maestri[173].

Rispondeva infatti il ritratto alla loro indole pratica e bramosa

di gloria, e favoriva l'esaltazione storica delle imprese illustri

degli _imperatores_ della Repubblica e dell'Impero. Anche nei busti di

uomini pubblici e privati s'ammira pienezza di vita e corrispondenza

d'espressione fra il volto e il carattere morale. L'uso di porre

imagini ad uomini insigni, ed anche a semplici privati cittadini,

era in Roma assai diffuso, come s'è veduto, dai tempi più antichi,

tanto che i censori dovettero alcune volte proibirle. Se nel tempo

in cui era in vigore lo spirito repubblicano potè aver qualche freno

la costumanza d'onorare di pubbliche imagini i cittadini, questa

s'accrebbe invece col declinare degli usi antichi, quando l'imagine di

Cesare, ancor vivente, fu impressa sulle monete, quando gli stessi suoi

uccisori seguirono quell'esempio, e quando infine ai liberi ordinamenti

succedettero la servitù e l'adulazione.

Allora si moltiplicarono le imagini erette in pubblico a persone

appartenenti alla famiglia imperiale; ma dei tempi della Repubblica

pochi sono i ritratti in forma di busto, o in forma di statua, a

noi conservati; e per quelli che rappresentano persone dei tempi più

antichi, se derivano da un tipo preso sul vero, forse però sono opere

di tempi posteriori, poste ad ornare come ricordi storici i luoghi

pubblici; così, ad esempio, di molte statue di grandi cittadini

romani aveva Augusto abbellito il suo _Forum_. Fra i busti più

antichi ricordiamo quello in marmo raffigurante Cornelio Scipione nel

Museo Capitolino (ved. =Atl.= cit., =tav. LI=), il busto in bronzo

raffigurante Annibale; i busti di Mario, di M. Bruto (ved. =Atl.= cit.,

=tav. LII=), di M. Antonio (ved. =Atl.= cit., =tav. LV=); di M. Agrippa

(ved. =Atl.= cit., =tav. LVII=); di Cesare (ved. =Atl.= cit., =tav.

LIII=); di Cicerone (ved. =Atl.= cit., =tav. LVI=). Oltre un bel busto

del Museo Capitolino, di Cicerone si conserva uno creduto più antico e

di maggiore autenticità nella Galleria di Madrid.

Fra i ritratti in forma di statua vuolsi ricordare la grande statua

di Pompeo, di marmo greco, trovata nell'anno 1555 nel luogo dov'era

il teatro nominato da lui, e conservata nel palazzo Spada. Raffigura

il grande rivale di Cesare in aspetto eroico, cioè ignudo con

la clamide avvolta sul braccio e con appesa al balteo la piccola

spada (_parazonion_); tiene nella destra un globo, attributo del

conquistatore glorioso; nel volto spira tranquillità dignitosa.

Si hanno statue rappresentanti Giulio Cesare, in aspetto eroico ed

anche vestito della toga (ved. =Atl.= cit., =tav. LIV=). Bella assai

è la statua di M. Agrippa, del palazzo Grimani a Venezia; esso pure

è figurato al modo greco eroico, con la clamide e il _parazonion_,

appoggiato ad un delfino, attributo di sue imprese navali; può supporsi

sia il tipo della statua posta ad Agrippa ancor vivo in uno dei

nicchioni dell'atrio del Pantheon.

2. =I ritratti dell'Impero.= — La scultura dei ritratti ci ha lasciato

un gran numero di monumenti dell'età imperiale, rappresentanti i

principi che ressero il romano impero, e persone di loro famiglia (ved.

=Atl.= cit., Tiberio a =tav. LIX= e =tav. LX=). Queste opere, salvo

eccezioni, sono contemporanee delle persone figurate. Vario è il loro

pregio artistico. In quelle del tempo dei primi Cesari si ammira un

aspetto magistrale, pieno di forza e di verità senza studiate finezze;

di grandiosa semplicità, e di stile nobile, quali nella letteratura lo

stile di Livio e di Tacito. Nelle teste giovanili d'Augusto spira una

pensosa fierezza (ved. =Atl.= cit., =tav. LVIII=); torvo e minaccioso

è Caligola (ved. =Atl.= cit., =tav. LXI=); buono ed equilibrato

Trajano. Però gran parte di questi ritratti imperiali sono lavori

manuali, di un carattere ufficiale, poichè provengono da municipî,

da città provinciali, da piccole comunità, quali pubbliche imagini

dell'imperatore e della sua famiglia.

3. =I “simulacra iconica„ e le statue idealizzate.= — Diversi sono i

modi di rappresentazione, nei ritratti, sia per l'atteggiamento, sia

per l'abito. Distinguiamo due classi: l'una di quei ritratti in cui

l'individualità è resa netta ed intera, serbata la realtà dell'aspetto

e dell'abito (_simulacra iconica_); l'altra invece è di quelli, nei

quali la figura individuale è presentata sotto un aspetto idealizzato,

cioè in sembiante di nume o d'eroe; sono queste le statue che per

l'aspetto eroico troviamo da Plinio nominate _Achilleae_, delle quali

già abbiamo ricordato esempio coi ritratti di Pompeo e di Agrippa.

Nelle statue di ritratti idealizzati vediamo una continuazione

dell'arte greca, che in sembianza di nume aveva più volte rappresentato

Alessandro Magno; così anche gli imperatori romani sono figurati

come divinità, ignudi, con scettro o fulmine nelle mani, o stanti o

sedenti, con atteggiamento che talvolta ha qualche rimembranza del

Giove Olimpico. Qualche imperatore, o persona di sua famiglia prende

sembianza di quel nume col quale aveva legami di religione o di favore;

così, p. e., Nerone, citarista e cantore, rappresentato in aspetto di

Apollo; Commodo in sembianza di Ercole con la pelle di leone; Antinoo,

il bellissimo favorito d'Adriano, per la perfezione delle sue forme

e per sentimento d'ossequio o d'adulazione all'imperatore, fu dagli

artisti figurato in variissimi modi. Della grande quantità di statue

consacrate a quel fiore di giovanile bellezza è prova il copioso

numero che ancòra ne resta; fra tutte bellissima è quella ignuda del

Museo Capitolino. Alcune sono in marmo colorato, e dànno esempio della

tendenza alla vivacità dell'effetto, che è un carattere dell'arte

figurativa di questa età. Talora più marmi diversi fra loro erano usati

per distinguere le carni dal vestito, e il marmo colorato qualche volta

aveva poi alcuna casuale relazione con la persona ritratta: così, p.

es., sappiamo che in figura di marmo nero era rappresentato Pescennio

Nigro.

Nella classe dei _simulacra iconica_, ossia dei ritratti riproducenti

la persona nella sua realtà, si distinguono le statue _civili habitu_,

o _togatae_ (ved. =Atl.= cit., =tav. LXIII=), che rappresentano

l'imperatore od altro personaggio in costume di pace, e le statue

_thoracatae_, in costume di guerra. Le statue togate rappresentano

i personaggi romani, specialmente i magistrati e l'imperatore, nelle

loro funzioni civili, oratori o presidenti del Senato. Alcuna volta la

toga è alzata e ravvolta sopra il capo, a modo d'un velo, e mostra il

personaggio nell'esercizio delle funzioni sacerdotali.

Le statue _thoracatae_ presentano l'imperatore nell'abito di guerra,

come condottiero degli eserciti, capo supremo dell'ordine militare,

ora con la destra appoggiata ad una lancia, o reggente lo scettro

con sembianza di vincitore, ora invece con la mano alzata nell'atto

dell'_adlocutio_. Non solo l'atteggiamento era curato perchè la figura

si presentasse in tutta la sua dignità, ma il lavoro delle armature, e

specialmente della lorica e corazza, offriva nuovo campo alla maestria

dell'arte, col raffigurarvi teste di Medusa, grifoni, vittorie, o più

vaste rappresentazioni. Fra le statue _thoracatae_ bellissima è quella

d'Augusto trovata nell'anno 1863 poco lungi da Roma, a Prima Porta, fra

le rovine d'una villa di Livia Augusta, ed ora ammirata in Vaticano.

L'imperatore, alquanto maggiore del vero, veste solo la tunica e la

corazza, ed una clamide che si ravvolge sul braccio sinistro; con la

destra alzata è in atteggiamento dignitoso; la testa spira nobile

espressione; la rappresentazione della corazza per il soggetto e

per l'artistica esecuzione merita lode[174] (ved. =Atl.= cit., =tav.

LXIV=).

Anche delle donne della casa imperiale si conservano molte e assai

belle statue; esse pure sono raffigurate ora nella realtà del loro

aspetto e costume, ora in sembianza di divinità, o in personificazione

di alcuna virtù che loro fosse propria od attribuita. Bellissima fra le

statue femminili è quella di Agrippina seniore nel Museo Capitolino;

sedente con quell'atto di abbandono e di altera virtù propria della

moglie di Germanico. Le vesti scendono in artistiche pieghe, di minuta

finitezza, che mirabilmente disegnano le belle linee del corpo (ved.

=Atl.= cit., =tav. LXVI=).

4. =Statue equestri.= — Una propria classe formano le statue equestri,

le quali in gran numero ornavano i monumenti trionfali, poste nelle

quadrighe o nelle sestighe sull'alto degli archi. Di queste ultime

abbiamo solo rappresentazione in qualche bassorilievo e nelle monete

imperiali. Poche sono le statue equestri conservate; a tutti conosciuta

è quella di Marco Aurelio sul Campidoglio, uno dei maggiori monumenti

dell'arte romana, e sta come modello delle statue equestri per l'arte

moderna. Siede l'imperatore filosofo sul cavallo, con semplicissimo

vestito, senz'armi, placido e sicuro; con espressione di maestosa

dolcezza nel volto, stende la destra in atto di perdonare e di

rassicurare i vinti nemici (ved. =Atl.= cit., =tav. LXV=).

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 121 / 148 题