In mezzo a tante copie ed imitazioni di lavori greci antichi, che
oggi conservansi nei musei in ripetuti esemplari, non si può però
disconoscere originalità d'invenzione nell'arte romana tanto per le
personificazioni di idee astratte e di cose naturali, quanto per i
ritratti. Quanto alla personificazione di idee astratte, di concetti
tradotti in forme umane, (_Aequitas, Fides, Pax, Securitas, Pudicitia,
Annona_), o anche di ritratti idealizzati sotto forma d'alcuna virtù,
come p. es., le donne delle famiglie imperiali, vi è sempre mirabile la
convenienza degli attributi e delle espressioni.
Entrano in questa classe delle personificazioni anche le imagini di
città, di popoli, di fiumi, di genî dei luoghi, usate quando nelle
pompe e nei monumenti trionfali volevasi in modo visibile significare
la potenza e la vittoria. Entrano in questo novero le quattordici
nazioni di Coponio; e forse abbiamo un saggio di tali rappresentazioni
nella statua di donna pensosa e mesta, conservata sotto la Loggia dei
Lanzi a Firenze, che da alcuno fu creduta Tusnelda, moglie d'Arminio,
da altri una _Germania devicta_. Rappresentazioni di sessanta nazioni
galliche ricordasi che ornarono un altare eretto ad Augusto a Lione.
Questo modo di rappresentazioni può segnare il punto di passaggio
dall'arte greca ad un'arte più veramente romana, cioè alla scultura
storica.