II. ARTISTI GRECI IN ROMA.

1. =Pasitele, Stefano e Menelao.= — Della plastica greca rinnovata

in Roma il rappresentante maggiore è Pasitele, nativo dell'Italia

Meridionale, la cui attività artistica si estende dai tempi di Pompeo

Magno ad Augusto. Egli e lo scolare suo Stefano, e Menelao discepolo di

Stefano, sembrano avere con le opere loro cercato non l'espressione di

nuovi concetti, ma piuttosto la manifestazione di belle forme secondo

i tipi perfetti, lavorando sopra un canone riconosciuto, fusione

del canone di Policleto con quello più slanciato di Lisippo, ma con

tendenza alla semplicità.

2. =Arcesilao.= — Altro artista greco che lavorò in Roma, contemporaneo

di Pasitele, è Arcesilao, del quale è ricordata da Plinio (XXXV, 155)

una statua di Venere genitrice per il tempio a questa Dea consacrato

da Giulio Cesare nell'anno 46 a. C.[171]. Significante per il carattere

artistico d'Arcesilao è il soggetto d'un opera sua[172]. Aveva scolpito

in marmo una leonessa imbrigliata da genietti o da amorini, dei quali

alcuno traeva la fiera legata, altri la forzavano a bere versando da

un corno, altri la calzavano di pantofole; soggetto che spetta alla

classe delle rappresentazioni scherzose erotiche (ἰρωτοπαίγνια), e che

dimostra ad un tempo la fantasia leggiadra e vivace dell'artista, e la

franca abilità e leggerezza della sua mano, comprovata anche da altra

notizia di Plinio, cioè che di Arcesilao, valentissimo nel plasmare,

fossero ricercati e caramente pagati i bozzetti o modelli. Altra

opera scherzosa ed erotica d'Arcesilao erano i centauri cavalcati da

ninfe. Nel contrasto delle robuste ferine forme della leonessa e dei

centauri con le forme graziose e morbide degli amorini e delle ninfe,

e nella rappresentazione della forza selvaggia domata dall'amore,

trovava l'artista leggiadria e festività di concetto, e opportunità

di sfoggiare nell'esecuzione. Tali erotiche rappresentazioni sono

proprie della poesia anacreontica; ma certamente Arcesilao primeggiò

in questo genere leggiadro e festivo, donde tolsero tanti soggetti e

tante ispirazioni i pittori delle case di Pompei, e i moderni imitatori

dell'arte classica.

3. =Zenodoro.= — Un altro greco, Zenodoro, che aveva tentato con la

statuaria colossale di rialzare l'abilità ormai decaduta della fusoria

nel bronzo, aveva compito un gigantesco simulacro d'Apollo per una

città della Gallia, e con questo aveva meritato d'esser chiamato ad

eseguire il colosso di Nerone, collocato presso la _domus aurea_, dal

quale pare prendesse poi nome il Colosseo.

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 118 / 148 题