[Illustrazione: =Il Foro Trajano a Roma.=
Pianta della “Basilica Ulpia„.
=Tavola 64.=
Ved. =Melani=, _Architettura_, 3.ª edizione, Milano, Hoepli,
pag. 113, fig. 63.]
1. =Il Foro “Trajano„ e i suoi monumenti.= — Il Foro Trajano, posto in
continuazione di quello d'Augusto, fra il Quirinale e il Capitolino, fu
il maggiore di tutti i Fori imperiali, i quali constavano di un'area
con un tempio nel mezzo, recinta da un ricco peribolo (ved. =Atl.=
cit., =tav. XLVIII=)[153]; quello di Trajano, destinato ad essere sede
di trattazioni giuridiche e di relazioni scientifiche, artistiche e
talora anche religiose, constava di un largo complesso d'edificî. A
prepararne l'area fu necessario di spianare parte della pendice del
Quirinale, per un'altezza segnata dall'altezza della colonna Trajana,
secondo dice l'inscrizione di questa. Per un grande arco trionfale si
accedeva ad un vasto spazio (_Area Fori_), a modo quasi di un grande
atrio tutto recinto di porticato; in due lati di questo si allargavano
due grandi absidi rotonde, e nel lato di fronte all'ingresso sorgeva la
_Basilica Ulpia_ (ved. =tav. 64=). Nel mezzo dell'_Area_ grandeggiava
la colossale statua equestre dell'imperatore. La _Basilica_ formava
come il corpo di mezzo del Foro, coperta di bronzo, ricinta da
colonnati, e terminata essa pure da due absidi; aveva prossimi, nella
parte opposta a quella dell'_Area_, due separati edifizî che formavano
la _Biblioteca Ulpia greca e latina_; nello spazio fra l'una e l'altra
biblioteca ergevasi la colonna onoraria dell'imperatore. Al di là di
questa, allargavasi un altro spazio come peribolo di un tempio, che
da Adriano fu consacrato al nome di Trajano. A disegno così grandioso
corrispondeva una meravigliosa ricchezza di decorazione, della quale
possiamo formarci alcun concetto parte con le notizie degli antichi
scrittori, che celebrano quel _forum_ come _miraculum_, e parte con
la vista della colonna Trajana, che ancora sorge sul primitivo suo
luogo[154]. L'imperatore Costanzo a Roma davanti a quell'opera, unica
al mondo, degna dell'ammirazione fino degli stessi Dei, rimaneva
attonito, guardando quelle gigantesche costruzioni che nessuna
generazione di mortali più saprebbe rifare. Costanzo espresse allora
il desiderio d'aver una statua equestre come quella di Trajano, posta
in mezzo all'area del Foro. E Ormisda, un regale persiano ch'era con
lui, accennando agli edificî circostanti, disse: “Sì, principe, ma al
cavallo fa di preparare una stalla come questa„[155].
2. =La Colonna “Trajana„.= — La colonna inalzata fra le due biblioteche
è ad un tempo monumento sepolcrale ed onorario, perchè, rappresentando
nei grandi suoi bassirilievi le imprese di Trajano nella Dacia, serviva
anche, dice la tradizione, come tomba all'imperatore, le cui ceneri
trasportate dalla Siria, dove era morto, chiuse in un'urna d'oro,
furono deposte nella cameretta sepolcrale che è nella base della
colonna. Ma quando Sisto V nel 1585 fece aprire la camera appiè della
colonna, la trovò vuota. S'eleva la colonna sopra un alto zoccolo
quadrato; il fusto è formato di molti giganteschi rocci tamburi di
marmo sovrapposti, e termina con gran capitello, sul quale ergesi il
piedestallo che sostenne già la statua di Trajano, ed ora la statua di
San Pietro fattavi porre da Sisto V. L'altezza totale della colonna è
di m. 29; è vuota nell'interno, con una scala a chiocciola che mette
fino alla cima. Siccome la colonna è riccamente istoriata dalla base
fino al capitello, s'è dovuto supporre che gli edifizî vicini, forse
le due biblioteche, avessero loggiati a più piani, prospicienti i
lati della colonna, donde si potesse godere di quelle rappresentazioni
plastiche (ved. =Atl.= cit., =tav. XLIX= e =tav. LXIX=).
L'arco trionfale che, contiguo al Foro d'Augusto, formava ingresso al
Foro di Trajano, è conosciuto solo per qualche rappresentazione sopra
monete di quell'età[156]. La fronte era ornata di sei colonne, fra
le quali s'incavavano nicchioni con statue, e sopra questi nicchioni
grandi bassirilievi; l'attico portava l'inscrizione dedicatoria, e
sull'alto ergevasi una sestiga circondata da vittorie e da trofei.
Molte delle sculture dell'arco trionfale di Trajano furono trasportate
ed adornano l'arco di Costantino.
3. =Opere dell'imperatore Trajano.= — Grandiose e importanti opere di
pubblica utilità si compirono sotto l'impero di Trajano: fu ampliato il
Porto d'Ostia, costruito il bel Porto d'Ancona, dove ancora sussiste
ben conservato l'arco dedicato a lui e a Plotina sua moglie, e a
Marciana sua sorella in memoria di quell'opera. Altro porto fu aperto a
Civitavecchia, detto _Portus Traiani_; riparate le vie diramate per le
regioni dell'Impero, e altre nuove costruite; restorata la via Appia, e
diramatone da Benevento un nuovo tronco per Brindisi.
L'arco bellissimo di Benevento, detto _Porta Aurea_, fu eretto
nell'anno 114 d. C. a memoria di questo savio e munifico
imperatore[157]. Oltre il gran ponte sul Danubio, altro ne fu
costrutto sul Tago ad Alcantara, sul quale si eleva anche un arco
trionfale consacrato pur esso a Trajano. Questa grandiosa opera è
dovuta a C. Giulio Lacero, architetto. Quanto impulso desse Trajano a
quest'attività edificatrice che abbelliva le città dell'Impero appare
dalla corrispondenza sua con Plinio juniore. A provveder i mezzi
di tante costruzioni cooperò grandemente quel decreto dato regnante
Trajano e noto col nome di Senato-consulto Aproniano, pel quale le
città riconosciute come enti civili furono rese capaci di ricevere
eredità e legati. E conviene osservare che il patriottismo municipale
era allora assai più vivo ed efficace che non oggidì, e che allora
non vi avevano congregazioni che attirassero a sè le liberalità dei
morenti, onde le donazioni abbondanti fornivano modo alle città di
arricchirsi di belle ed utili opere. Così le città dell'Impero da
Trajano alla fine degli Antonini ebbero acquedotti, terme, teatri,
basiliche, tempî, ponti, strade, e un meraviglioso fiorire di vita
civile. Da Trajano veniva tanto impulso di attività ai pubblici lavori,
che meritamente la storia lo riconosce[158].
Apollodoro sopravvisse a Trajano; ma fra lui, che sentiva il giusto
orgoglio dell'artista, e l'imperatore Adriano, che aveva le pretensioni
del dilettante, non poteva esser buona pace. Narrasi che, avendo
Adriano al greco architetto presentato un suo proprio disegno del
tempio di Venere e Roma, questi liberamente lo giudicò, in alcune parti
acutamente criticandolo. L'imperatore ebbe facile rivincita contro
l'artista, facendolo condannare a morte[159].
Se le arti potessero fiorire per protezione di principi, in nessuna età
certamente sarebbesi avuto arte più prospera che nell'età d'Adriano.
Egli amatore e cultore dell'arte, egli squisitamente formato allo
studio della greca eleganza, egli veramente anima greca in toga
romana, salito al dominio nel tempo in cui l'Impero era nella maggiore
estensione di confini, nella ricchezza della pace, potè dare alle
arti favore ed aiuto; ma non potè ad essa nè ispirare un soffio di
vita nuova, nè prolungare oltre il termine d'un breve periodo quel
rinvigorimento che avevale infuso; cosicchè con lui abbiamo il massimo,
ma insieme l'estremo fiorire dell'arte greco-romana.
4. =Il gran tempio di Venere e Roma sotto Adriano detto= _templum
Urbis_. — Una delle maggiori opere architettoniche dell'età d'Adriano
è il gran tempio di Venere e Roma, dedicato nell'anno 135, e ricordato
spesse volte col nome di _templum Urbis_, eretto tra il Foro romano e
l'Anfiteatro Flavio. Era un doppio tempio pseudodiptero, decastilo,
cioè un recinto templare chiuso da un porticato di tal larghezza da
contenere un doppio ordine di colonne, le quali erano dieci sulla
fronte e venti sui lati; la cella, che sorgeva nel mezzo di questo
grandioso colonnato, era, a metà della sua lunghezza, distinta in
due parti, ciascuna delle quali formava cella per se e terminava in
due grandi absidi o nicchie circolari, coperte di semicupole ornate
di cassettoni romboidali. Le due nicchie si opponevano toccandosi
coll'estradosso, ed era posto in una il simulacro di Venere, nell'altra
quello di Roma. Le due celle, coperte da volta a botte, avevano
ciascuna un pronao a forma di tempio in _antis_, con quattro colonne
fra i due pilastri estremi. Il tempio riccamente ornato di colonne,
di lacunari, di fregi, di bassirilievi, di statue, ergevasi sopra un
ampio terrazzo chiuso da un grande porticato. Oggi ne avanzano alcune
maestose ruine, fra il Colosseo e Santa Francesca; e ancora sono
visibili i resti delle due absidi con parte delle semicupole ornata di
cassettoni romboidali (ved. =Atl.= cit., =tav. L=).
5. =La Villa d'Adriano a Tivoli.= — Era questa villa prediletta
dall'imperatore pel suo soggiorno; un palazzo imperiale con altri
edifizî di nome e di stile straniero, specialmente greci ed egizî,
quali un Liceo, un'Academia, un Portico Pecile (cioè ornato di varî
dipinti) una Lesche (sala di riunione), una Palestra, un Canopo; ivi
erano raccolte statue ed opere insigni dell'arte egizia e greca; come
lo mostrarono i molti ritrovamenti. V'erano giardini e parchi con
molte piante esotiche, con piani ed alture e corsi d'acque, il tutto
disposto ad imitare paesaggi famosi, quali, ad esempio, la greca Tempe,
il Peneo, l'Alfeo. Queste notizie sono chiara prova del carattere
imitativo ed eclettico dell'arte al tempo di Adriano con tendenze verso
il pittoresco e l'arte paesista. Ciò che l'imperatore aveva ammirato
ne' suoi viaggi qui volevasi rappresentato, quasi in un microcosmo, in
cui l'imperatore rievocava le soddisfazioni provate nel salir l'Etna,
nel mirare dal Monte Casio la levata del sole.
[Illustrazione: =Il Ponte Elio e il Mausoleo di Adriano in
Roma= (oggi Castel S. Angelo).
=Tavola 65.=