I. — OSSERVAZIONI GENERALI.

La pittura fu molto esercitata dagli Etruschi, ma limitata alla

decorazione. La compiacenza nella vivacità del colore si mostra

nell'uso di colorire le parti architettoniche, dipingere i rilievi dei

sarcofaghi e perfino le statue. Questa predilezione per la policromia

tiene ancora qualche cosa dell'infantile, mostrando inclinazione

all'effetto, senza intelligenza o cura di naturalezza. Così ad

esempio, in pitture etrusche si vedono bizzarrie d'animali, metà di

un colore e metà di un altro, cavalli rossi con criniera azzurra,

o cavalli interamente azzurri con unghie rosse o verdi. La pittura

etrusca vincolata quindi dal simbolismo ieratico, limitata ad arte

decorativa, non ebbe libero sviluppo; manchevole la composizione delle

figure; mediocre il disegno, senza chiaroscuro, senza rilievo dei

corpi; il colorito convenzionale, inteso all'effetto, o voluto da una

significazione simbolica.

[Illustrazione: =Danza bacchica e caccia.=

(Tomba della _Querciola_ presso =Corneto=).

=Tavola 36.=

Ved. MELANI, _Manuale di pittura italiana antica e moderna_.

Milano, Hoepli, 2ª ediz. tav. II.]

[Illustrazione: =Pitture chiusine rinvenute nell'anno 1833.=

=I. Danze e ludi varî. — II. Corse di bighe.=

=Tavola 37.=

Ved. _Monumenti inediti pubblicati dall'Istit. di Corr.

Archeol._ di Roma, vol. V. (1849-53), tav. XXXIII; cfr. E.

BRAUN in _Annali Ist. Corr. Arch._ 1851, p. 268-278.]

Dai grandi dipinti murali nelle tombe noi abbiamo i migliori documenti

della pittura etrusca; questi dipinti risalgono in parte a remota

antichità, ma forse non come farebbe credere Plinio anteriori alla

fondazione di Roma[80]. Le rappresentazioni solitamente si riferiscono

ai riti funebri e alla condizione delle anime dopo la morte, banchetti

funebri con uomini e donne sedenti su triclinî, incoronati con musiche

e danze, quasi a indicare la beatitudine dell'anima dopo la morte;

caccie, corse, ludi gladiatorî, scene mimiche e comiche (ved. =tav. 36=

e =37=), a propiziazione in favore dell'estinto per divinizzarlo, come

il cristiano con le preghiere e con le funzioni pei defunti ha fede

di contribuire alla sua beatitudine eterna (vedi =Atl.= cit., =tav.

XXXII=; _Achille sacrifica ai Mani dell'amico Patroclo_). Si hanno

inoltre rappresentazioni di anime discendenti all'Averno, condotte da

genî buoni e da genî mali; soggetti infernali tolti alla mitologia

come la tomba dell'Orco a Corneto; genî e divinità infernali fra

cui _Charun_, col naso adunco, lunghi denti, serpi attorgigliati al

corpo, carnagione verde. Si aggiungono animali e mostri fantastici,

disposti sopra il fregio fra l'incorniciatura e le volte, con fascie di

ornamentazione spesso assai belle. La colorazione era anche applicata

alle figure scolorite sui sarcofaghi, ornati spesso di pitture a

tempera sullo stucco, simulanti l'effetto del bassorilievo[81].

Talvolta nel mezzo delle pareti sono dipinte porte chiuse che,

simboleggiano l'ingresso al mondo delle anime, non più rivarcabile, e

insieme dividono in due campi la rappresentazione. Le figure staccano

con le tinte chiare delle carni, coi colori vivaci delle vesti sul

fondo or bruno, or rossastro delle pareti a stucco, e stanno allineate,

con poca prospettiva, e con rari particolari, come tra figura e figura

frondi e rami (ved. =tav. 40= _a_ e _b_), allusivi talora agli alberi

dei giardini d'Eliso. Le figure sono disegnate a contorno, gli spazi

interni riempiti di colore; nella colorazione c'è ricerca di effetto.

[Illustrazione: =Dalla tomba del Citaredo a Corneto.=

=Tavola 38.= — Testa di un citaredo.

Ved. _Ann. Ist. Corr. Arch. di Roma_, 1863, tav. d'agg. _M_, e

dall'opera di =Jules Martha=, _L'art étrusque_, pag. 438, fig.

289.]

[Illustrazione: =Dalla tomba del Citaredo a Corneto.=

=Tavola 39.= — Testa di una danzatrice.

Ved. _Ann. Ist. Corr. Arch. di Roma_. 1863, tav. d'agg. _M_,

e l'opera di =Jules Martha=, _L'art étrusque_, pag. 438, fig.

290.]

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 74 / 148 题