1. =Osservazioni generali.= — Abbiamo già notato che gli Etruschi
riuscirono più valenti nell'arte applicata o industriale, che non
in quella pura. La parola _toreutica_ veramente indica il lavoro
di cesello (τορευτική, lat. _caelum, caelatura_), ma il vocabolo si
estese con più largo senso alle varie forme di lavoro di incisione,
di rilievo, o di commessione dei metalli (oro, argento e bronzo).
Lavori di toreutica si hanno in gran numero nelle raccolte d'antichità
etrusche, perchè erano dei rami più produttivi e più sviluppati. Opere
di industria così fiorente erano candelabri, lampadari, tripodi,
bracieri, coppe, varie foggie di vasi, specchi, cofanetti o ciste,
patere, anelli, e le così dette _bulle_, che erano un ornamento portato
dai fanciulli, a guisa d'amuleto, d'origine e d'uso propriamente
etruschi, passato poi ai Romani; insomma ogni guisa d'ornamenti
femminili, fornimenti di cavalli, o _phalerae_, armi, utensili
domestici. La quantità di queste opere, mirabili per la ricchezza
della materia e la finitezza del lavoro, è prova della prosperità e
dell'inclinazione al lusso della nazione etrusca.
2. =Candelabri.= — Celebrati erano i candelabri tirreni di bronzo,
cesellati con varietà di figure e d'invenzioni ornamentali, e destinati
all'uso domestico e religioso. Di queste opere l'arte industriale
etrusca faceva esportazioni. Un frammento di Ferecrate, comico dei
tempi di Pericle[73], cita un candelabro tirrenico come un capolavoro.
Candelabri si trovarono nei sepolcri insieme con altri arredi sacri
o domestici. Constano generalmente di un'asta su base, con punte in
cima da infiggervi le candele, o con piattello o bacinetto per la
lucerna (_lychnuchus_). La grande varietà e l'eleganza delle forme
sono prova dell'ingegno inventivo degli Etruschi. Le basi sono o di
piedi belluini, o di ben composte forme umane od animali; le aste o
fusti raffigurano colonne, o alti steli terminati in capitelli varî, in
fiorami, in bacini, o coppe ornate. Su per il fusto sono spesso figure
rampanti d'animali, talora figure umane in vario atteggiamento fanno
da sostegno, ed altre si ripetono sull'estremo dell'asta (ved. =Atl.=
cit., =tav. XXX=).
I lampadarî pendenti dall'alto, con più fiamme, con ricchi ornati
usati dagli Etruschi, e in genere dagli Italici, nelle case signorili
e nelle tombe, sono designati col nome di _lychni_[74]. L'esemplare più
insigne di questa classe è il lampadario rinvenuto a Cortona nell'anno
1840, e ancòra conservato in quella città, mirabile per grandezza, per
figurazione assai ricca e variata, e per isquisita finezza di lavoro a
cesello in alto e basso rilievo[75].
3. =Specchi.= — Una classe singolare e assai importante di bronzi
etruschi è costituita dagli _specchi_; sono dischi piatti, con un
leggiero rialzo all'ingiro, con manubrio, lisci da un lato, ornati
di disegni nell'opposto, solitamente incisi o graffiti a punta,
più raramente fatti a rilievo. Si rinvennero nelle tombe etrusche,
e dapprima si chiamarono col greco nome di φιάλαι, o col romano di
_paterae_, cioè tazze da libazione nel sagrifizio; poi Inghirami li
riconobbe come specchi, loro attribuendo però un significato ed un
valore religioso e mistico; a questo dava special motivo il fatto
di trovarli frequentemente dentro cofanetti, o ciste, anch'esse
qualificate per mistiche. Oggi però è accettata l'opinione che
siano specchi comuni, come lo sono le ciste e la loro suppellettile
muliebre. L'uso di questi dischi come specchi comuni è comprovato dal
vederli rappresentati in mani femminili sui bassorilievi e sui vasi
dipinti. Le rappresentazioni incise a punta, e spesso accompagnate da
inscrizioni dichiarative delle figure, sono assai importanti per lo
stile dell'arte, per il contenuto mitologico, e per i nomi che vi sono
inscritti.
Il contenuto delle rappresentazioni è solitamente di miti greci
nazionalizzati etruschi. Frequenti sono le figure alate senza
inscrizioni, che soglionsi dichiarare per imagini della Fortuna
etrusca, il cui culto passò poi a Roma. Tali rappresentazioni
della Fortuna con suoi attributi si riferiscono allo scongiuro del
_fascinus_, o della jettatura, diffusissima superstizione italica.
Con la Fortuna si hanno imagini di altri Dei _averrunci_, quali, p.
es., i Penati. Le rappresentazioni di scene della vita comune sono
rare. Il progresso dello stile vedesi negli specchi, come negli altri
rami dell'arte etrusca. Alcuno ve n'ha con rappresentazione di stile
arcaico, che mi sembra prossimo a quello delle situle estensi (ved.,
per es., specchio etrusco di Castelvetro, illustrato dal Cavedoni[76]).
I più hanno uno stile diligente, ma stentato e penoso, e nelle figure
scorretto. In questi monumenti, come nelle urne o sarcofaghi, vedesi
l'arte etrusca, che tenta di ravvivarsi con la greca, o forse l'arte
greca che si corrompe in mano di artefici etruschi. La maggior parte
degli specchi ornati di figure viene dalle tombe dell'Etruria propria;
parecchi, ma con qualche differenza di carattere, da tombe del Lazio,
e specialmente da Preneste; pochi, e per lo più lisci, sulle due
faccie, salvo qualche leggier fregio di ornato, provengono dall'Etruria
Circumpadana (v. =Atl.= cit., =tav. XXXI=)[77].
4. =Le ciste a cordoni.= — Parlando delle scoperte felsinee si sono
ricordate le _ciste a cordoni_, deposte in tombe per contenervi ceneri,
ma effettivamente prima oggetti da toletta. La forma a cordoni è la più
antica, la primitiva per tali ciste; le quali per la maggior abbondanza
di ritrovamenti in regioni padane, a cominciar dalla prima scoperta
a Monteveglio, nel Bolognese, l'anno 1817, si credettero opera degli
Etruschi settentrionali. Altro genere di ciste, o a dir meglio, ciste
lavorate in tempo d'industria e d'arte assai più progredite, e fornite
quindi d'un maggior pregio intrinseco, ma derivanti dal tipo primitivo
della cista a cordoni, sono le ciste trovate in tombe dell'Etruria
propria, a forma di vaso cilindrico riposante su peducci lavorati,
chiuso da coperchio, ornato di rappresentazioni figurate, incise a
punta, o fatte a rilievo. Il passaggio dalla forma primitiva a questa
più sviluppata parrebbe rappresentato da una cista trovata a Vulci,
che ha il corpo ornato di quattro cordoni rilevati ed è sostenuta da
peducci ad unghia forcuta sormontati da testa di Medusa[78].
[Illustrazione: =La celebre cista Ficoroni, ora al Museo
Kircheriano in Roma.=
=Tav. 34.= — Per l'epigrafe ved. =Serafino Ricci=, _Epigrafia
latina_. Milano, Hoepli, 1898, tav. LII, e relativa
bibliografia intorno alla cista Ficoroni.]
A questi cofanetti si volle attribuire un carattere religioso, come
destinati a qualche speciale uso nelle misteriose funzioni di Bacco,
e perciò le chiamarono _ciste mistiche_. Ma, come già si è detto, gli
oggetti in esse solitamente contenuti, spettanti al _mundus muliebris_,
cioè specchi, vasetti da unguento, fibule, aghi crinali, pettini di
metallo, di osso o di legno, strigili, ecc., e perfino un ricciolo
di capegli posticci (tanto è antico l'inganno delle belle chiome!)
dicono chiaramente che son scatole o _nécessaires de toilette_, senza
che tuttavia resti assolutamente esclusa la possibilità anche d'una
sacra destinazione. Le più delle ciste non si trovarono nell'Etruria ma
bensì nella città latina di Preneste, onde la denominazione di _ciste
prenestine_; esse valgono come antichi esempî dell'arte latina con
influenza greca; e quindi se ne riparlerà più avanti.
La singolare perizia degli Etruschi nel lavoro dei metalli, la
particolare loro disposizione non ai grandi concetti artistici, ma
al lavoro minuto e diligente, si rivela nei molti oggetti preziosi
d'ornamento, finissimi lavori d'oreficeria e di glittica. Di oro sono
collane, armille, corone di varissime foggie, fibule, bulle, anelli,
con varietà grandissima di invenzioni decorative e con perfezione non
mai superata. Buona parte di tali oggetti in tombe antichissime hanno
caratteri di gusto e di stile orientale, fenicio e babilonese, con
figure di sfingi, leoni, mostri alati, e collane con pendagli formati
di idoletti egizî (ved. =tav. 35=).
[Illustrazione: =Oreficeria etrusca= (dal Museo del Louvre).
=Tav. 35.= — _Bijoux_ di varia dimensione, forma e fattura;
dall'opera di =J. Martha=, _L'art étrusque_, tav. I. — N.
3, orecchino con granate. — 4, _collier_ con scarabei di
cornalina. — 1, 9, 10, orecchini in filigrana d'oro con
oggetti d'ornato in smalto.]
Del pazientissimo e difficile lavoro d'intagliare in un incavo le
pietre dure, che il Vasari disse “un lavoro al buio„, gli Etruschi
lasciarono esemplari ammirabili. Sono pietre incastonate in anelli,
o varie forme di amuleti da appendere al collo, specialmente quelli
all'egizia foggia di scarabei, cioè globuli d'agata, d'onice, di
sardonia (ved. =tav.= cit. =35=), bucati per il lungo, figuranti nella
parte superiore il sacro scarabeo colle elitre chiuse, e nell'inferiore
una faccia piana, incisevi con microscopica minutezza figurine ed
inscrizioni. Gli scarabei sono superstizione egizia, che considerava
quest'animaluzzo quale divinità, simbolo del principio virile. Queste
pietre incise, che trovansi nelle tombe etrusche più antiche, in parte
sono di importazione orientale, fenicia, in parte vera lavorazione
degli Etruschi, che per religiose superstizioni amavano ornarsi di tali
amuleti. L'esemplare più perfetto d'intaglio etrusco è una sardonice
orientale nel cui piccolissimo campo è rappresentata con esimio lavoro
una scena di guerra, cioè due soldati che sorreggono un compagno
ferito[79].
=C. — Pittura etrusca.=