(Ved. =tav. 26-29=).
La dominazione umbra, estesasi al di qua e al di là dell'Appennino,
viene combattuta e cacciata dentro più brevi confini dagli Etruschi,
che nella valle dell'Arno e in quella del Po posero le loro sedi: e la
dominazione etrusca a sua volta poi viene nella valle Padana distrutta
dall'invasione dei Celti, che, stendendosi più giù fra l'Appennino e
l'Adriatico, restringono dentro termini ancor più brevi l'occupazione
degli Umbri, già tanto oppressi dagli Etruschi.
Del passaggio d'una in altra e della successione di queste dominazioni,
chiare ed abbondanti traccie si conservarono nel territorio felsineo,
e particolarmente alla Certosa di Bologna e nel vicino borgo di
Marzabotto.
1. =Antichità della Certosa. — =Nella Certosa, sontuoso cimitero
monumentale di Bologna moderna, a datare dall'anno 1869, incominciò una
serie di scavi e di scoperte importantissime, che, sotto il terreno
delle tombe moderne, svelarono l'esistenza d'una vasta necropoli
antica.
Gli scavi alla Certosa e in terreni contermini, sapientemente condotti
sotto la direzione del ch. ing. A. Zannoni, e i numerosi oggetti
raccolti e da lui stesso illustrati, hanno sparso nuova luce non
solo sulla storia antichissima di questa regione, sul passaggio della
dominazione umbra all'etrusca, quando la città di Felsina era a capo
della federazione padana, ma ancòra nel successivo passaggio della
dominazione etrusca alla celtica, e di questa alla romana.
Le tombe della necropoli etrusca della Certosa sommano a ben
quattrocento, e si distinguono in quattro gruppi principali, che
sembrano disposti intorno ad una via suburbana, che dipartivasi da
una porta della città. Le tombe contengono o cadaveri umati, o resti
di cadaveri combusti; sono di semplice fossa rettangolare, o di
fosse rivestite di ciottoli a secco, od anche di pozzi circolari pur
rivestiti di ciottoli, o infine di fosse, che dovevan contenere una
cassa di legno, come sembra provato da chiodi di ferro rinvenutivi.
Ammonticchiati sopra le fosse erano ciottoli a strati orizzontali;
molte poi avevano per segno esterno o grandi ciottoli di forma
ovoidale, ovvero stele di pietra calcare a forma ovoidale, od anche a
ferro di cavallo, alcune liscie, ed altre ornate di figure a rilievo,
con rappresentazioni funebri. Probabilmente queste stele portavano
dipinto anche il nome del defunto. Predomina il rito dell'umazione,
essendo le tombe di scheletri incombusti in numero assai maggiore
di quelle con residui combusti. Gli scheletri giacevano supini, coi
piedi a levante, avendo a sinistra la suppellettile funebre; i residui
della cremazione, raccolti in ossuarî fittili, in ciste o in situle di
bronzo, giacevano deposti dentro la fossa, o pozzo con altre stoviglie
ed oggetti (ved. =tav. 26=, 2).
[Illustrazione: =Scavi della Certosa di Bologna.=
=(Periodo etrusco).=
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 101).
=Tavola 26.=
N. 1, parte della Certosa durante gli scavi. — 2, 4, 10, 11,
tombe. — 3, chiodo votivo di ferro. — 5-9, stele in pietra di
varia forma e grandezza.]
L'abbondantissima suppellettile funeraria della Certosa si rivela
innanzitutto come prodotto d'una industria e d'un'arte locale
o nazionale, poi vi si aggiungono prodotti importati da un'arte
forestiera, e infine appaiono i prodotti d'una fusione delle due
attività, nazionale ed estera. In questi prodotti è rappresentata
l'attività dell'etrusca Felsina per lo spazio di un secolo e mezzo.
La plastica è ancor bambina, ma perciò non meno importante. Vi sono
stele sormontanti molte tombe, o in forma di grossa sfera posante su
base parallelepipeda, i cui angoli sono ornati di teste d'ariete (ved.
=tav. 26= e =28=), o di grosse lastre di forma lenticulare o circolare,
istoriate a bassorilievo con figure a zone sovrapposte, talora su una,
talaltra su due faccie della lastra, offrendo rappresentazioni utili
non solo per lo stile dell'arte, ma ancòra per il contenuto della
rappresentazione stessa, che ci fa conoscere credenze e idee degli
Etruschi sulle condizioni dei defunti nella vita futura. Mostrano
queste stele uno stile arcaico, con figure di proporzioni tozze e con
rigidi atteggiamenti. Fu raccolta in una di queste tombe la situla di
bronzo istoriata, che, secondo il ch. prof. Brizio, si deve collocare
tra gli oggetti metallotecnici degli Umbri[29].
Fra i molti bronzi primeggiano una cista cilindrica con ornati
di fogliami ed ovoli graffiti, posante su tre peducci di figure
animalesche; alcuni candelabri d'alto fusto sormontati da figure
o di donna, o d'arciero, o di discobolo; vari specchi a forma di
disco, ma nessuno ornato di rappresentazioni figurate. Si aggiungano
a completare la ricca suppellettile funebre molte fibule, orecchini,
anelli d'oro; unguentarî d'alabastro, di vetro smaltato, orientali;
molti pezzi informi di bronzo (_aes rude_), o impressi con segni (_aes
signatum_)[30].
Nei fittili v'ha una copiosa serie di vasi di varie forme, senza
ornamenti, d'argilla grigia o brunastra, raramente scritti, prodotti
di fabbriche locali. Una serie pur abbondante v'ha di vasi greci
dipinti a figure nere in campo rosso, a figure rosse in campo nero, con
rappresentazioni mitiche, eroiche, familiari[31].
2. =Antichità di Marzabotto. — =Altri monumenti etruschi d'un periodo
di tempo e di civiltà in parte prossimo a quello della Certosa sono
a Marzabotto, borgata poco lungi da Bologna, presso il corso del
Reno, sulla via che per gli Appennini conduce a Pistoia. Ivi, a
cominciare dall'anno 1865, si scoprirono molte tombe, ricche di bella
suppellettile, sebbene già anticamente frugate e manomesse[32].
[Illustrazione: =Scavi di Marzabotto= (Provincia di Bologna)
=(Periodo etrusco).=
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, tav. 107).
=Tavola 27.=
N. 1, parte della città antica, via principale e quattro vie
secondarie con le fondamenta delle case adiacenti. — 2, 4-7,
tegole e frammenti di tegole di varia forma in terra cotta. —
3, capitello di colonnetta in terra cotta, con ornamenti. — 8,
tubo in terra cotta. — 9-10, antefisse in terra cotta. — 11,
forno da vasaio. — 12, spaccato di un muro con tubi d'argilla.
— 13, pezzi di pietra calcare. — 14-15, piano e spaccato del
tempio dell'acropoli nella città, e ruderi del medesimo. — 16,
_Puteal_ ornato di terra cotta, che circonda l'apertura di un
pozzo.]
Le tombe sono di varie forme:
1.º Pozzi sepolcrali, scavati perpendicolarmente, di varia profondità,
rivestiti di ciottoli a secco, salvo il fondo, che è scavato nel
terreno (ved. =Atl.= cit., =tav. XV=); sono analoghi, quantunque
maggiori, ai pozzi sepolcrali di Villanova, con gli scheletri ritti o
rattrappiti, sopra i quali stavano ammucchiati ciottoli, e, insieme a
tutto questo, vasi d'argilla e di bronzo, grandi urne fittili, poste
nel fondo, oggetti di bronzo, cocci di vasi e di tegole, quantità
d'ossa di animali.
2.º Tombe a cassa quadrilunga di quattro o di sei lastre di tufo
calcare, sormontate e chiuse da lastre piane, o a doppio piovente,
come una casa, o con due massi sovrapposti e di grandezza decrescente,
formanti base di due gradini ad un sasso sferico, ad un tronco di
colonna, o ad una stele con membrature architettoniche e anche con
rilievi, certamente appartenenti a persone ricche. Questi erano segni
esteriori per indicazione della tomba; dentro erano scheletri, o dolî
fittili con ossa combuste.
A nessuno sarà sfuggito lo sviluppo architettonico e l'arte progredita
di Marzabotto. I monumenti sepolcrali hanno basi, cimase, listelli,
veri elementi architettonici; antefisse di terra cotta figurate, ed
embrici dipinte a meandri, scacchi, palmette (ved. =tav. 27=).
Oltre le dette antefisse con volti umani, si ha una base di stele con
testa di montone a ciascuno dei quattro angoli, ed un'intera stele
con ornato di palmette e con bassorilievo di figura di donna veduta di
profilo, vestita di lunga tunica, in atto di far libazione; forse il
ritratto della defunta con tutti i caratteri dell'arte arcaica (ved.
=tav. 28=).
[Illustrazione: =Scavi di Marzabotto= (Provincia di Bologna).
=(Periodo etrusco).=
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, n. 108).
=Tavola 28.=
N. 1-2, spaccati di pozzi circolari, rivestiti di ciottoli
a secco, con base conica nel tufo, senza rivestimento. — 3,
sommità di una stele marmorea, in forma di pigna di marmo.
— 4, id. con base quadrata ornata di bassirilievi figurati
(teste di arieti). — 5, stele piatta in pietra con figura
umana in bassorilievo. — 6, fascia ornamentale della pigna n.
3. — 7-10, tomba in pietra di varia forma e grandezza, i nn. 7
e 9 in forma di casa.]
Fra i prodotti dell'arte ceramica s'incontrano ancòra le fusaiole,
o quei cilindretti a doppia testa ricordati nelle terramare e in
Villanova; ma vengono a mancare i vasi rozzi ad ornamentazione
geometrica, per essere sostituiti da vasi di tipo greco, figurati
e dipinti. Singolarmente importante è un frammento di vaso con la
scritta..... κρυλιον ἐποίες...., in caratteri arcaici; l'inscrizione
fu dal Boeckh completata col nome di Κακρύλιον, figulinaio e pittore,
ricordato in vasi etruschi, e vivente nella prima metà del V secolo av.
C.[33].
Fra i bronzi abbondano le fibule, molte dei tipi medesimi di Villanova,
molte altre di forme più eleganti. In buon numero vi sono aghi crinali,
anelli, ciondoli, stili da scrivere, chiavi. S'incontrano pure specchi
di bronzo a forma di disco manubriato, i quali però, come quelli già
ricordati della Certosa, non hanno sulla lamina speculare nessuna
figura incisa, ma sono lisci, con qualche fregio ornamentale solo nel
contorno estremo. Notevoli alcune situle o secchielli, e alcune ciste
a cordoni, del tipo già ricordato nelle tombe umbro-felsinee, cioè
cofanetti o scatole cilindriche di lamina di bronzo col corpo segnato
da più striscie o cordoni rilevati, oggetti che, dopo essere stati
forse cofanetti di toletta, vennero usati per raccogliere le ceneri dei
defunti.
Di tali ciste molti esemplari si trovarono nei dintorni di Felsina, in
varie e opposte regioni d'Italia, presso il Lago Maggiore, a Belluno,
ad Este, nel Modenese, nel Parmense, a Tolentino, a Cuma, a Nocera
ed anche oltre le Alpi in Austria, Francia e Belgio. Da archeologi
italiani, quali il Cavedoni, Conestabile, Gozzadini, le ciste a
cordoni furono considerate come proprî prodotti di fabbriche etrusche
circumpadane. Archeologi stranieri, quali Genthe, Lindenschmit, Wirchow
le fanno opere etrusche in genere. Alcuni altri le riconoscono come
prodotti di origine e d'importazione celtica. Contro queste opinioni,
lo Helbig suppone le ciste, e con esse anche altri bronzi arcaici,
opera invece della metallotecnica greca, delle colonie calcidesi
stanziate in Campania, opere che per il commercio si diffusero in
Italia ed in Europa; fondandosi per questo sul ritrovamento di una
cista e di altri bronzi arcaici in una tomba greca di Cuma. Da siffatte
ciste primitive poi, secondo il Conze, sarebbesi sviluppato il tipo
delle ben note ciste prenestine, di cui parleremo[34].
Molte statuette di divinità, forse di Dei Lari, si rinvennero a
Marzabotto fin dall'anno 1839, di stile arcaico, tanto negli occhi
sporgenti, nel tipico sorriso delle labbra, nei piedi interi e rigidi
al suolo, quanto nelle pieghe degli abiti diritte e parallele fra loro.
Ma non mancano oggetti artistici di stile non arcaico, come, p. es.,
una piccola testa di bue; un piccolo gruppo di guerriero con donna,
vestita di lunga tunica e di peplo (forse Marte e Venere), bellissimo
per la composizione, per l'atteggiamento, per la trattazione del nudo e
per una certa dolce espressione dei volti. Imitazione dal vero appare
in una figuretta ignuda d'un Etiope, che reca sulla spalla sinistra
un'anfora (ved. =tav. 29=, 6-9); bella modellazione in una piccola
gamba, forse un dono votivo, ben proporzionata e riuscita nelle sue
parti.
Non parliamo poi di ornamenti di metallo prezioso, fibule d'oro e
d'argento, oggetti d'oro laminato e lavorato a filigrana, fra cui una
collana di sedici grani d'oro, e un paio di pendagli d'oro a fogliette
e fiorellini, di finissima lavorazione; nonchè molti anelli lisci o
con pietre incastonate. Si aggiungano i soliti pezzi d'ambra lavorati a
figurette, paste di vetro colorate, conterie, ecc.; segno del commercio
attivo anche con l'estero.
[Illustrazione: =Scavi di Marzabotto= (Provincia di Bologna).
=(Periodo etrusco).=
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 110).
=Tavola 29.=
N. 1, statuetta virile in piombo. — 2, id. in bronzo. — 3,
placchetta in bronzo a rilievo (Ercole che combatte Cycnos).
— 4-5, statuette femminili in bronzo. — 6-7, gruppo di due
statuette (verosimilmente Marte e Venere). — 8, particolare
della testa galeata dei nn. 6 e 7. — 9, statuetta in bronzo
rappresentante un etiope nudo, portatore d'anfora.]