Nuove analogie con questa condizione di civiltà delle primitive
popolazioni italiche ci richiamano ancora oltre Appennino, nella
regione fra l'Arno e il Tevere, dove stirpi italiche, e, secondo la
tradizione, propriamente le genti umbre, eransi stanziate numerose e
prosperanti.
A Poggio Renzo, nell'agro di Chiusi, furono scoperte (1875) molte
tombe, dette dalla loro forma _tombe a pozzo_. Sono fossette o pozzi
allineati, scavati ad una profondità media d'un metro, e rivestiti
internamente di ciottoli a secco. Ciascun pozzo conteneva un ossuario
di bucchero o di argilla nera, ora liscio, ora ornato di disegni
geometrici, graffiti a punta di stilo, con una sola ansa, o meglio
mancanti d'una delle due anse per uno strano uso simbolico, osservato
in queste e in altre tombe italiche, di deporre i cinerari dopo aver
spezzato una delle anse. Gli ossuari lisci e rozzi sembrano proprî di
tombe più antiche. Dentro l'ossuario erano oggetti di bronzo, cioè
lastrine da ornamento (forse pettorali), fibule e catenelle, e lame
ricurve (rasoi o _novaculae_), il cui manico, pur di bronzo, è unito
alla lama per mezzo di bullette, e non è con quella saldato, come
invece incontrasi nelle tombe meno antiche. Non vi è oro nè argento,
non ambra nè avorio; non disegno di figure viventi sui vasi, salvo
in un solo caso, in cui sul coperchio di un ossuario sono rozzamente
abbozzati due uomini abbracciantisi.
Corrispondono perfettamente a queste tombe a pozzo altre, che furono
scoperte intorno allo stesso tempo a Sarteano[26], borgo presso Chiusi,
con ossuarî identici, e con stoviglie accessorie di forma e di lavoro
primitivo, salvo alcune, che da frammenti apparivano lavorate al
tornio, colorate a striscie alterne, rosse e brunastre, come si vede
nella necropoli atestina ed albana, sull'acropoli di Atene e nell'isola
di Cipro. Insieme con l'ossuario erano rasoi col manico imbullettato,
fibule e catenelle.
Altre tombe isolate e sparse nel territorio chiusino consistono d'un
semplice orcio di terra cotta, toscanamente detto _ziro_, talvolta
alto fino a due metri, deposto sotterra in buca[27]. Fra lo ziro e le
pareti della buca erano residui di rogo; dentro allo ziro le ceneri
del defunto, e frammistivi oggetti in maggior copia e di maggior
fattura di quelli delle tombe a pozzo; fusaiole d'argilla o pesi da
tessitore; rasoi col manico saldato alla lama, o con questa gittato
di un sol pezzo; armi di bronzo, anelli d'oro, d'argento, di ferro,
con pietre incise e scarabei; orecchini d'oro pallido (_elektron_).
Vi si trovarono anche vasi cinerarî di bucchero, o terra nera, in
forma di canòpo, cioè terminati da testa umana, che fa da coperchio,
o sormontati da qualche statuetta rozzamente modellata. Lo ziro era
coperto da lastra di pietra, sopra la quale stavano deposte stoviglie
accessorie; la bocca della buca era chiusa da una seconda lastra.
Nuove tombe a pozzo vennero in luce recentemente negli scavi di
Corneto-Tarquinia degli anni 1881 e 1882, in numero di ben più che
trecento, delle quali però appena una terza parte erano intatte, le
altre già state manomesse. Esse tengono del tipo di Poggio-Renzo e di
Villanova, e delle arcaiche umbro-felsinee. Constano di pozzi rotondi,
scavati verticalmente nella roccia di calcare; il pozzo, a circa due
terzi di sua profondità, si restringe, ed ivi il masso è lavorato
in maniera da cingere il buco con un margine circolare, formando un
angusto pozzetto inferiore. Tali pozzi, che distano l'uno dall'altro
circa mezzo metro, variano in profondità da m. 1.25 a 2.50. Nel fondo
del pozzetto sta l'ossuario, la cui deposizione è di due modi: 1.º il
vaso sta collocato nel fondo del pozzetto; sull'ossuario è una lastra
di _nenfro_ (pietra forte di natura vulcanica di Toscana), che posa
sul margine circolare del restringimento, o pozzetto inferiore; 2.º
l'ossuario sta raccolto dentro una cassetta di nenfro, di forma ora
cilindrica ora quadrilunga, chiusa da coperchio concavo a foggia di
calotta; intorno alla cassetta stanno ceneri e materiali del rogo.
Questo modo sembra proprio delle tombe più ricche (ved. =Atl.= cit.,
=tavole XII= e =XIII=).
Gli ossuari nell'uno e nell'altro modo di deposizione hanno una forma
tipica costante, identica a quella degli ossuarî di Villanova, delle
tombe arcaiche felsinee, e di Poggio-Renzo, cioè di due tronchi
di cono congiunti per la base, che dànno forma panciuta al corpo
del vaso, restringendosi verso la bocca e al piede. Hanno una sola
ansa orizzontale, adattata alla parte più rigonfia. Sono di argilla
grossolana rossastra, lavorati a mano, generalmente di due o tre
zone di disegni geometrici, graffiti nella fresca argilla, o con
impressioni di cerchietti. Le ciotole che fanno da coperchio sono pure
ad un sol manico, ornate anch'esse di graffiti. Intorno all'ossuario
s'accolgono varie stoviglie accessorie; e dentro l'ossuario sono
oggetti d'ornamento, qualche fusaiola, fibule e catenelle. Queste tombe
nella parte superiore sono coperte e chiuse con terra ammassata; esse
sono tutte di cadaveri combusti; ma commescolati con le tombe a pozzo
si trovarono anche alcuni cadaveri umati, o in fossa, o deposti dentro
cassetta di nenfro.
La suppellettile funebre di queste tombe, composta, al solito, di
fittili e di bronzi, in generale è scarsa; ma più abbondante e più
ricca s'incontra quella dell'ossuario in cassetta di nenfro. Nel valore
tecnico della suppellettile devesi distinguere la fattura grossolana
e rozza dei fittili dal lavoro bello e finito dei bronzi, dal che
potrebbesi argomentare che i fittili siano prodotti di un'industria
locale, i bronzi invece siano importati da fabbriche d'un popolo
più civile. I prodotti fittili sono gli ossuarî con le ciotole e le
stoviglie accessorie, alcune a barchetta, altre composte di due o tre
vasetti insieme riuniti da un sol manico, che talvolta ha rozza figura
umana. Non mancano le fusaiole; v'hanno di terra cotta dei candelabri a
foggia di tronco d'albero, con più rami, ma di rozza fattura; e, piccol
saggio di plastica, un animaletto quadrupede d'argilla.
Notevoli sono parecchi esemplari d'ossuario a forma di capanna,
simili alle urne-capanne della necropoli laziale (ved. =Atl.= cit.,
=tav. XIV=), con le travature del tetto in rilievo, le cui estremità
si incrociano, terminate a modo di becchetti, con linee ornamentali
graffite, o tracciate a color bianco; un esemplare di tali urne ha
traccia di decorazione a borchiette, sul tipo del secondo periodo
atestino.
Di bronzo si hanno ossuarî della medesima forma di quelli d'argilla,
ed anche altri vasi. Sono di lamina battuta a martello, ripiegata per
sovrapposizione, non con saldatura ma con bullette, cioè con l'antica
tecnica detta σφυρήλατον, e con ornamentazione risultante di punti
e di linee lavorati a sbalzo (_au repoussé_). Di tal lavoro sono un
gran vassoio, sostenuto da specie di tripode, una tazza di bronzo con
manico, un vaso a foggia d'incensiere con catenelle, un cinturone,
o panciera a bottoni rilevati con linee serpeggianti e circoletti:
forse un ornamento militare. Abbondano fibule con dischi d'osso,
braccialetti, tubetti da infilare a formar monili; s'incontrano rasoi
lunati. Singolare è un animaletto di bronzo sostenuto da quattro ruote,
analogo ad altro di terra cotta rinvenuto nella suppellettile atestina.
Fra gli arredi guerreschi notevoli sono parecchi elmi, alcuni a forma
del berretto sacerdotale romano (_apex_), e due sormontati da crista,
o cimiero ornato di bottoncini rilevati; spade di bronzo con elza
lavorata, o con lama di ferro e guaina di bronzo ornata coi soliti
disegni geometrici; morsi di cavallo, cuspidi e puntali di lancia.
Non manca, ma è rarissimo l'oro; dischetti di bronzo coperti di lamina
d'oro si trovarono in una tomba con l'ossuario in cassetta di nenfro,
ricca assai di ornamenti muliebri, ed ancòra in altra tomba, ma di
cadavere umato, dove giaceva uno scheletrino, e che designasi col nome
di tomba della bambina; in questa si trovarono pure dischetti d'ambra.
Importazioni di prodotti da lontani paesi, per via del commercio, oltre
che dell'ambra, sono provate da alcuni idoletti egizî di smalto verde,
con un foro da appenderli al collo a modo di amuleto, da scarabei di
smalto con geroglifici, e da conchiglie del genere _cypraea isabella_,
propria dei mari orientali[28].
VIII. — =Conclusione sulla civiltà e sull'arte umbro-felsinea, e prisca
latina.=
Nelle stazioni sopra descritte si deve cercare il legame fra le
civiltà preistorica e storica, essendovi analogie talora rilevanti
fra le prime e le seconde forme di tombe e di ornamenti. I nuclei
italici più antichi sarebbero rappresentati da Umbri, Osci, Latini,
Sabelli, Sanniti, Marsi e altri popoli finitimi. — Se alcuni pretendono
di far risalire ai Pelasgi la proprietà delle tombe di Villanova,
per un trattato elementare, che non può contenere una discussione
particolareggiata sull'argomento, è preferibile, finchè la questione
è _adhuc sub iudice_, di chiamare questa civiltà ed arte complessiva,
precedente a quella propriamente etrusca, civiltà ed arte prisca
italica, non escludendo che gli Umbri, ultimi a raccogliere il
patrimonio dei predecessori italici, si trovarono a contatto con gli
Etruschi, che alla fine li soggiogarono.
Ora le analogie delle scoperte archeologiche al di qua e al di là
dell'Appennino sembrano accennare a popoli di un medesimo grado di
civiltà, i quali, nelle manifestazioni dei loro usi e nei prodotti
delle loro industrie, fatta ragione delle variazioni locali, dimostrano
una fondamentale affinità d'origine, cioè risalgono a un popolo italico
primitivo, umbro nella regione felsinea e toscana, prisco latino
nei dintorni di Roma e di Alba. Le affinità dei loro usi, della loro
condizione di vita hanno la medesima ragione delle affinità delle loro
lingue, umbra e latina, cioè la comune loro origine.
Appunto per questa comunanza d'origine certe affinità si estendono più
largamente, cioè agli strati più antichi della necropoli atestina,
e anche a località transalpine, dove furono popolazioni di stirpe
indo-europea, con quel comun fondo di civiltà che le ricerche
etnologiche e linguistiche mostrano proprio di quella stirpe.