III. — =La civiltà e l'arte a Felsina.=

Maggiori elementi per formarci un concetto almeno approssimativo

dell'arte prisca italica ci offrono le necropoli dell'Italia Centrale,

che, per essersi rinvenute nella regione occupata dagli Umbri e dove

sorgeva Felsina, si conoscono comunemente col nome di _necropoli

umbro-felsinee_. In queste, oltre alcuni monumenti importanti per

la loro rarità, abbiamo una suppellettile funebre così numerosa,

che possiamo indurne delle considerazioni sul grado dei progressi

dell'arte presso quei nostri prischi antenati. Traccie sicure e non

iscarse reliquie degli Umbri si raccolsero da poco più di un decennio,

specialmente in Bologna e nel suo dintorno.

Venuti per la via delle Alpi, gli Umbri, o a dir meglio gli Itali

o gli Italioti (che si distinsero oltre Appennino nei due grandi

rami di Latini ed Umbri, con questi i Marsi, Sabelli, Sanniti ecc.)

vinti i Liguri, si stabilirono nella valle del Po, e fecero sede

di loro dominazione Felsina. Ivi, procedendo nello svolgimento di

quei principî d'industria a cui già erano giunte le famiglie arie,

cioè la lavorazione dell'argilla e del bronzo, e l'arte del tessere,

specialmente nei sacri riti sepolcrali, fecero dello stanziamento di

Felsina, luogo della moderna Bologna, centro di lavoro e di commercio.

Ivi furono trovate traccie di abitazioni umbre, che si argomenta

fossero non più che rozze capanne isolate, o aggregate a gruppi di tre

o di quattro, fatte di rami, di frasche e intonacate di argilla. Un

monumento che ha carattere d'arte, e che ascrivesi all'età degli Umbri,

è un blocco di calcare, scolpito sulle due faccie con figure di animali

(vitelli?) ritti, come rampanti, che posano le zampe anteriori sopra

una colonna posta nel mezzo, che ricorda la porta dei leoni di Micene,

e che forse ornò alcuna porta di Felsina Umbra, quando già erasi

ingrandita e fatta possente[7].

[Illustrazione: =Tavola 8.=

Veduta generale della porta detta del Leoni a Micene (cfr.

tav. 9 pel particolare del fastigio scolpito).]

[Illustrazione: =Tavola 9.=

Pietra scolpita centrale della porta detta _dei Leoni_ a

Micene[8].]

Le maggiori testimonianze però ci vengono date dalle tombe,

coll'esuberante suppellettile che, per le idee religiose e per

l'affetto di cui ogni popolo accompagna la memoria dei morti, essi

deponevano accanto all'estinto. I sepolcreti umbri trovansi dentro e

fuori di Bologna, Porta S. Mamolo e Castiglione, nei predî Benacci,

De Lucca, Tagliavini, Arnoaldi e nello stradello della Certosa. La

quantità di oggetti adunati dentro queste tombe, con la diversità

della materia, della forma e dell'abilità tecnica, dànno argomento a

distinguere quei sepolcreti in due classi, una di tempo antichissimo o

arcaica (predio Benacci), l'altra di tempo posteriore (predio De Lucca,

stradello della Certosa ed Arsenale, e più tardi i predî Tagliavini ed

Arnoaldi).

Il tipo generale di queste tombe è una fossa, ora quadrangolare ora

poligonale, internamente rivestita di ciottoli a secco, senza cemento,

ovvero formata di lastre a modo di cassa, cioè quattro laterali,

una nel fondo e una per coperchio; talvolta la fossa ha un semplice

lastrone per coperchio. Alle fosse spesso è sovrapposto un sasso, come

cippo o segno esterno. La misura media delle fosse è di m. 0.80 per

0.40. Dentro la fossa sta sempre deposto un vaso a forma di cono a

larga base, o più propriamente formato in basso d'una rozza semisfera,

su cui insiste un tronco di cono, e nel punto di congiunzione formasi

l'espanso ventre del vaso, munito solitamente di una sola e piccola

ansa orizzontale, meno spesso di due anse; la bocca del vaso è

coperta con una ciotola o scodella sovrappostavi rovesciata, anch'essa

solitamente munita d'un solo manico (=tav. 12=, 10, 11). Questo vaso

è l'ossuario o vaso cinerario, che conteneva i residui del cadavere

combusto, giacchè in questo antichissimo periodo il rito della

cremazione appare generale e costante, e forse è proprio delle stirpi

arie, che dall'Oriente portarono le funebri costumanze. Nelle tombe

umbre-felsinee, che sommano a più centinaia, s'incontra qualche esempio

di cadavere umato, ma in minima proporzione, cioè appena del 4 per

100, e i caratteri craniologici di questi sembrano indicare davvero una

razza diversa dagli Umbri.

[Illustrazione: =Tavola 10.= — Porta antichissima di Bologna.

Ricostruzione intorno la pietra centrale, scolpita, rinvenuta

in via Maggiore (Ved. REINACH-BERTRAND, _Les Celtes_, op.

cit., a pag. 165).]

In questa suppellettile funebre abbiamo elementi certi d'arte.

Gli ossuarî sono spesso esternamente ornati a graffito, con linee

di meandri, triangoletti, zig-zag, cerchielli (ved. =tav.= cit.),

segnati con una punta nella argilla ancor molle; gli stessi elementi

ornamentali alcune volte sono tracciati a colore con una tinta

biancastra, o anche a rilievo con leggiera striscia di pasta biancastra

riportata sul vaso.

Nella fossa, intorno all'ossuario, stavano sparsi oggetti, cioè

utensili, armi e ornamenti di bronzo, non mai di ferro, nelle tombe del

periodo arcaico: grandi fibbie o fibule con arco, ardiglione e staffa,

liscie od ornate di anellini e dischetti d'osso o di pasta di vetro;

spilloni, braccialetti a spirale, nastri di bronzo ritorti, forse per

ricingere la testa: ciondoli a sferetta con catenelle; coltelli, lame

ricurve supposte essere rasoi; morsi da cavalli, cinturoni di lamina

di bronzo (=tav. 13=), ornati di bulle a rilievo con lavoro a sbalzo, e

di cerchielli segnati a compasso. Gli stessi motivi ornamentali proprî

dei vasi si ripetono anche sulla suppellettile funebre di bronzo. C'è

poi la serie delle stoviglie accessorie con altri oggetti ornamentali

d'osso, di vetro, di avorio, di ambra ecc.

[Illustrazione: =Necropoli della Provincia di Bologna=

(Bazzano).

(=Età del ferro=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 94).

=Tavola 11.=

N. 2, ansa bipartita di un ossuario. — 4, 14, di terra, col

segno della _svastica_. — 6, vaso cilindrico fittile uso la

cista a cordoni, con cerchietti d'ornamento a stampa, — 7-14,

ceramica e frammenti di fittili varî. — 15-16, accette votive

di terra a imitazione di quelle di bronzo. — 17-19, fibule

varie in bronzo. — 20-21, id. con ornamenti di pasta vitrea.]

[Illustrazione: =Necropoli di Bologna.=

(=Età del ferro — Periodo Benacci I=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 75).

=Tavola 12.=

N. 1, fibula con disco ritto. — 2-6, 8-9, altre fibule in

bronzo. — 7. id. con globetti di vetro sull'arco. — 10-11,

ossuarî tipo Villanova. — 12, 13, 14, ciotole relative in

terra cotta.]

Ma questa suppellettile funebre aumenta in quantità, in pregio della

materia e di lavoro nelle tombe Arnoaldi. La fossa rimane nel tipo

descritto; lo stesso tipo d'ossuario, ma con forme sviluppate; allato

all'ossuario varie e più belle forme di fittili (bicchieri, vasetti,

ciotole e tazzine, coppe sostenute da alto piede, alcune con pendagli

e catenelle di terra cotta) (ved. =tav. 11=, =14=). Gli ornati non

sono più graffiti, ma anche impressi a stampo, e, sia sui fittili, sia

sugli oggetti di bronzo, gli ornati non constano soltanto di elementi

lineari e geometrici, ma anche di elementi vegetali e animali, quali

rosette, palmette, foglie, serpentelli, anitrelle, colombe, cavalli,

cervi, finchè appare la figura umana, prima con semplice contorno come

decorativa, e poi in composizione con altre figure animali ed umane,

come vera rappresentazione di un concetto. S'aggiungano i progressi

nella metallo-tecnica; vasi di bronzo, uso ossuarî, ad imitazione dei

fittili, cofanetti a forma cilindrica, di lamina ripiegata e congiunta

con borchiette (ved. =tav. 17=), ornati all'esterno con una serie di

linee rilevate a modo di cordoni, tutto in giro al corpo del vaso,

da cui il loro nome di _ciste a cordoni_ (ved. =Atl.= cit., =tav.

VI=; cfr. =tav. 17=, 1, 8 di questo _Manuale_). Fra l'uno e l'altro

cordone l'intervallo è ornato di puntini, di cerchielli, alternati con

qualche figura d'anitrella. Di lamina di bronzo s'incontrano secchielli

o situle, a forma di cono rovescio, con manichi mobili; bicchieri e

tazze semisferiche con manico ricurvo. Abbondano le fibule, di tipo

assai vario, alcune congiunte con catenelle, ciondoli e con istrumenti

di toletta, quali cura-orecchi, mollette, palettine. Molte fibule

nell'arco prendono figura di animali, cani, cavalli, (ved. =tav.

11=, =16=). Non mancano armi di bronzo, ma il più delle armi, spade,

pugnali, aste, accette, e anche freni e morsi, sono di ferro, che

appare abbondante negli utensili ed anche negli ornamenti in queste

tombe, mentre manca in quelle del periodo arcaico.

In questo periodo le tombe incominciano a presentare anche oggetti di

importazione orientale. In un sepolcro umbro-felsineo si raccolsero

una fibula e due armille d'oro di lavoro fenicio, un vasettino conico

di vetro azzurro, e un amuleto egizio. E da sepolcri del predio

Arnoaldi vennero fuori una testina umana di lavoro orientale, una

pietra incisa, di quelle a forma di scarabeo, proprie degli Egizi, tre

piccoli balsamari o vasettini da unguento di vetro azzurro, oggetti

che da contrade orientali erano in Italia importati da trafficanti

fenici, e per il commercio fra le genti italiche pervenivano a Felsina.

La presenza di questi prodotti della civiltà orientale invitava

all'imitazione, e per questa venivano a prendere vita e sviluppo, con

introduzione di nuovi elementi, le arti del disegno.

Felsina provvedeva largamente anche al commercio di esportazione, a

cui ben rispondeva la sua posizione topografica; e forse viene dalle

officine felsinee parte di quegli oggetti di bronzo, di carattere

italico, che si raccolsero e si raccolgono intorno e al di là dei

paesi alpini. Singolar prova di officine metallurgiche felsinee è un

copiosissimo ritrovamento di oggetti di bronzo, fatto in Bologna. Nel

gennajo del 1877, lavorando in piazza S. Francesco, si trovò un grande

dolio, o vaso di terracotta, pieno fino all'orlo di oggetti di bronzo;

altra grande quantità ne stava poi sparsa anche in terra intorno al

dolio. Il numero di questi oggetti fra interi e spezzati somma a più di

14,000, e si classificano in ascie o _paalstabs_ (in numero di 1500),

lancie, spade, coltelli, cinturoni (cfr. =tav. 13=), fibule (3500),

armille, spirali, rasoi, ciondoli, bottoni, pettini, falci, falcette,

scalpelli, seghe, lime, ramponi, qualche vaso e molti pani greggi di

bronzo (_lingots_), ritagli e bave di fusione. Tanta copia e varietà

di oggetti, e la singolarità degli ultimi nominati sono sicura prova

che essi siano i residui, raccolti colà, forse nella imminenza di un

pericolo (ved. _Oggetti della Fonderia_[9]) da una grande officina

o fonderia, che, per l'analogia dello stile con gli oggetti studiati

nelle tombe umbre, noi diremo umbra.

[Illustrazione: =Necropoli di Bologna.=

(=Età del ferro — Periodo Benacci I=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 74).

=Tavola 13.=

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 39 / 148 题