Maggiori elementi per formarci un concetto almeno approssimativo
dell'arte prisca italica ci offrono le necropoli dell'Italia Centrale,
che, per essersi rinvenute nella regione occupata dagli Umbri e dove
sorgeva Felsina, si conoscono comunemente col nome di _necropoli
umbro-felsinee_. In queste, oltre alcuni monumenti importanti per
la loro rarità, abbiamo una suppellettile funebre così numerosa,
che possiamo indurne delle considerazioni sul grado dei progressi
dell'arte presso quei nostri prischi antenati. Traccie sicure e non
iscarse reliquie degli Umbri si raccolsero da poco più di un decennio,
specialmente in Bologna e nel suo dintorno.
Venuti per la via delle Alpi, gli Umbri, o a dir meglio gli Itali
o gli Italioti (che si distinsero oltre Appennino nei due grandi
rami di Latini ed Umbri, con questi i Marsi, Sabelli, Sanniti ecc.)
vinti i Liguri, si stabilirono nella valle del Po, e fecero sede
di loro dominazione Felsina. Ivi, procedendo nello svolgimento di
quei principî d'industria a cui già erano giunte le famiglie arie,
cioè la lavorazione dell'argilla e del bronzo, e l'arte del tessere,
specialmente nei sacri riti sepolcrali, fecero dello stanziamento di
Felsina, luogo della moderna Bologna, centro di lavoro e di commercio.
Ivi furono trovate traccie di abitazioni umbre, che si argomenta
fossero non più che rozze capanne isolate, o aggregate a gruppi di tre
o di quattro, fatte di rami, di frasche e intonacate di argilla. Un
monumento che ha carattere d'arte, e che ascrivesi all'età degli Umbri,
è un blocco di calcare, scolpito sulle due faccie con figure di animali
(vitelli?) ritti, come rampanti, che posano le zampe anteriori sopra
una colonna posta nel mezzo, che ricorda la porta dei leoni di Micene,
e che forse ornò alcuna porta di Felsina Umbra, quando già erasi
ingrandita e fatta possente[7].
[Illustrazione: =Tavola 8.=
Veduta generale della porta detta del Leoni a Micene (cfr.
tav. 9 pel particolare del fastigio scolpito).]
[Illustrazione: =Tavola 9.=
Pietra scolpita centrale della porta detta _dei Leoni_ a
Micene[8].]
Le maggiori testimonianze però ci vengono date dalle tombe,
coll'esuberante suppellettile che, per le idee religiose e per
l'affetto di cui ogni popolo accompagna la memoria dei morti, essi
deponevano accanto all'estinto. I sepolcreti umbri trovansi dentro e
fuori di Bologna, Porta S. Mamolo e Castiglione, nei predî Benacci,
De Lucca, Tagliavini, Arnoaldi e nello stradello della Certosa. La
quantità di oggetti adunati dentro queste tombe, con la diversità
della materia, della forma e dell'abilità tecnica, dànno argomento a
distinguere quei sepolcreti in due classi, una di tempo antichissimo o
arcaica (predio Benacci), l'altra di tempo posteriore (predio De Lucca,
stradello della Certosa ed Arsenale, e più tardi i predî Tagliavini ed
Arnoaldi).
Il tipo generale di queste tombe è una fossa, ora quadrangolare ora
poligonale, internamente rivestita di ciottoli a secco, senza cemento,
ovvero formata di lastre a modo di cassa, cioè quattro laterali,
una nel fondo e una per coperchio; talvolta la fossa ha un semplice
lastrone per coperchio. Alle fosse spesso è sovrapposto un sasso, come
cippo o segno esterno. La misura media delle fosse è di m. 0.80 per
0.40. Dentro la fossa sta sempre deposto un vaso a forma di cono a
larga base, o più propriamente formato in basso d'una rozza semisfera,
su cui insiste un tronco di cono, e nel punto di congiunzione formasi
l'espanso ventre del vaso, munito solitamente di una sola e piccola
ansa orizzontale, meno spesso di due anse; la bocca del vaso è
coperta con una ciotola o scodella sovrappostavi rovesciata, anch'essa
solitamente munita d'un solo manico (=tav. 12=, 10, 11). Questo vaso
è l'ossuario o vaso cinerario, che conteneva i residui del cadavere
combusto, giacchè in questo antichissimo periodo il rito della
cremazione appare generale e costante, e forse è proprio delle stirpi
arie, che dall'Oriente portarono le funebri costumanze. Nelle tombe
umbre-felsinee, che sommano a più centinaia, s'incontra qualche esempio
di cadavere umato, ma in minima proporzione, cioè appena del 4 per
100, e i caratteri craniologici di questi sembrano indicare davvero una
razza diversa dagli Umbri.
[Illustrazione: =Tavola 10.= — Porta antichissima di Bologna.
Ricostruzione intorno la pietra centrale, scolpita, rinvenuta
in via Maggiore (Ved. REINACH-BERTRAND, _Les Celtes_, op.
cit., a pag. 165).]
In questa suppellettile funebre abbiamo elementi certi d'arte.
Gli ossuarî sono spesso esternamente ornati a graffito, con linee
di meandri, triangoletti, zig-zag, cerchielli (ved. =tav.= cit.),
segnati con una punta nella argilla ancor molle; gli stessi elementi
ornamentali alcune volte sono tracciati a colore con una tinta
biancastra, o anche a rilievo con leggiera striscia di pasta biancastra
riportata sul vaso.
Nella fossa, intorno all'ossuario, stavano sparsi oggetti, cioè
utensili, armi e ornamenti di bronzo, non mai di ferro, nelle tombe del
periodo arcaico: grandi fibbie o fibule con arco, ardiglione e staffa,
liscie od ornate di anellini e dischetti d'osso o di pasta di vetro;
spilloni, braccialetti a spirale, nastri di bronzo ritorti, forse per
ricingere la testa: ciondoli a sferetta con catenelle; coltelli, lame
ricurve supposte essere rasoi; morsi da cavalli, cinturoni di lamina
di bronzo (=tav. 13=), ornati di bulle a rilievo con lavoro a sbalzo, e
di cerchielli segnati a compasso. Gli stessi motivi ornamentali proprî
dei vasi si ripetono anche sulla suppellettile funebre di bronzo. C'è
poi la serie delle stoviglie accessorie con altri oggetti ornamentali
d'osso, di vetro, di avorio, di ambra ecc.
[Illustrazione: =Necropoli della Provincia di Bologna=
(Bazzano).
(=Età del ferro=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 94).
=Tavola 11.=
N. 2, ansa bipartita di un ossuario. — 4, 14, di terra, col
segno della _svastica_. — 6, vaso cilindrico fittile uso la
cista a cordoni, con cerchietti d'ornamento a stampa, — 7-14,
ceramica e frammenti di fittili varî. — 15-16, accette votive
di terra a imitazione di quelle di bronzo. — 17-19, fibule
varie in bronzo. — 20-21, id. con ornamenti di pasta vitrea.]
[Illustrazione: =Necropoli di Bologna.=
(=Età del ferro — Periodo Benacci I=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 75).
=Tavola 12.=
N. 1, fibula con disco ritto. — 2-6, 8-9, altre fibule in
bronzo. — 7. id. con globetti di vetro sull'arco. — 10-11,
ossuarî tipo Villanova. — 12, 13, 14, ciotole relative in
terra cotta.]
Ma questa suppellettile funebre aumenta in quantità, in pregio della
materia e di lavoro nelle tombe Arnoaldi. La fossa rimane nel tipo
descritto; lo stesso tipo d'ossuario, ma con forme sviluppate; allato
all'ossuario varie e più belle forme di fittili (bicchieri, vasetti,
ciotole e tazzine, coppe sostenute da alto piede, alcune con pendagli
e catenelle di terra cotta) (ved. =tav. 11=, =14=). Gli ornati non
sono più graffiti, ma anche impressi a stampo, e, sia sui fittili, sia
sugli oggetti di bronzo, gli ornati non constano soltanto di elementi
lineari e geometrici, ma anche di elementi vegetali e animali, quali
rosette, palmette, foglie, serpentelli, anitrelle, colombe, cavalli,
cervi, finchè appare la figura umana, prima con semplice contorno come
decorativa, e poi in composizione con altre figure animali ed umane,
come vera rappresentazione di un concetto. S'aggiungano i progressi
nella metallo-tecnica; vasi di bronzo, uso ossuarî, ad imitazione dei
fittili, cofanetti a forma cilindrica, di lamina ripiegata e congiunta
con borchiette (ved. =tav. 17=), ornati all'esterno con una serie di
linee rilevate a modo di cordoni, tutto in giro al corpo del vaso,
da cui il loro nome di _ciste a cordoni_ (ved. =Atl.= cit., =tav.
VI=; cfr. =tav. 17=, 1, 8 di questo _Manuale_). Fra l'uno e l'altro
cordone l'intervallo è ornato di puntini, di cerchielli, alternati con
qualche figura d'anitrella. Di lamina di bronzo s'incontrano secchielli
o situle, a forma di cono rovescio, con manichi mobili; bicchieri e
tazze semisferiche con manico ricurvo. Abbondano le fibule, di tipo
assai vario, alcune congiunte con catenelle, ciondoli e con istrumenti
di toletta, quali cura-orecchi, mollette, palettine. Molte fibule
nell'arco prendono figura di animali, cani, cavalli, (ved. =tav.
11=, =16=). Non mancano armi di bronzo, ma il più delle armi, spade,
pugnali, aste, accette, e anche freni e morsi, sono di ferro, che
appare abbondante negli utensili ed anche negli ornamenti in queste
tombe, mentre manca in quelle del periodo arcaico.
In questo periodo le tombe incominciano a presentare anche oggetti di
importazione orientale. In un sepolcro umbro-felsineo si raccolsero
una fibula e due armille d'oro di lavoro fenicio, un vasettino conico
di vetro azzurro, e un amuleto egizio. E da sepolcri del predio
Arnoaldi vennero fuori una testina umana di lavoro orientale, una
pietra incisa, di quelle a forma di scarabeo, proprie degli Egizi, tre
piccoli balsamari o vasettini da unguento di vetro azzurro, oggetti
che da contrade orientali erano in Italia importati da trafficanti
fenici, e per il commercio fra le genti italiche pervenivano a Felsina.
La presenza di questi prodotti della civiltà orientale invitava
all'imitazione, e per questa venivano a prendere vita e sviluppo, con
introduzione di nuovi elementi, le arti del disegno.
Felsina provvedeva largamente anche al commercio di esportazione, a
cui ben rispondeva la sua posizione topografica; e forse viene dalle
officine felsinee parte di quegli oggetti di bronzo, di carattere
italico, che si raccolsero e si raccolgono intorno e al di là dei
paesi alpini. Singolar prova di officine metallurgiche felsinee è un
copiosissimo ritrovamento di oggetti di bronzo, fatto in Bologna. Nel
gennajo del 1877, lavorando in piazza S. Francesco, si trovò un grande
dolio, o vaso di terracotta, pieno fino all'orlo di oggetti di bronzo;
altra grande quantità ne stava poi sparsa anche in terra intorno al
dolio. Il numero di questi oggetti fra interi e spezzati somma a più di
14,000, e si classificano in ascie o _paalstabs_ (in numero di 1500),
lancie, spade, coltelli, cinturoni (cfr. =tav. 13=), fibule (3500),
armille, spirali, rasoi, ciondoli, bottoni, pettini, falci, falcette,
scalpelli, seghe, lime, ramponi, qualche vaso e molti pani greggi di
bronzo (_lingots_), ritagli e bave di fusione. Tanta copia e varietà
di oggetti, e la singolarità degli ultimi nominati sono sicura prova
che essi siano i residui, raccolti colà, forse nella imminenza di un
pericolo (ved. _Oggetti della Fonderia_[9]) da una grande officina
o fonderia, che, per l'analogia dello stile con gli oggetti studiati
nelle tombe umbre, noi diremo umbra.
[Illustrazione: =Necropoli di Bologna.=
(=Età del ferro — Periodo Benacci I=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 74).
=Tavola 13.=