[Illustrazione: =Necropoli di Bologna.=
(=Seconda età del ferro — Periodo Benacci II=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 80).
=Tavola 14.=
N. 1, anello in bronzo. — 2, disco id. — 3, selce. — 4, parte
di finimento di cavallo. — 5, ciondolo in bronzo a forma
di accetta, con ornati stampati agli orli e incrostazioni
d'ambra. — 6, cavicchio in ferro. — 7, _stimulus_. — 8, fuso
in bronzo con fusaiuola. — 9, braccialetto in bronzo. — 10,
_phalera_ id. — 11, coppa di terra cotta con catenelle id.,
imitata dal bronzo. — 12, due coppe in terra cotta sopra
supporto id.]
Ma le opere, che più delle altre dànno il carattere dell'attività
artistica del periodo, sono le situle (o secchielli) di bronzo
istoriate. Una di queste è stata raccolta in uno dei sepolcri della
Certosa bolognese spettanti all'età etrusca, ma dal ch. prof. Brizio
giudicata opera dell'arte umbra[10]. Tale situla è a forma di cono
rovescio, alta metri 0.33, formata d'una lamina di bronzo ripiegata
su sè stessa e ribattuta con chiodi; il corpo del vaso tutto intorno
porta una rappresentazione lavorata a sbalzo (_au repoussé_),
distribuita su quattro zone sovrapposte (=tav. 15=). Vi è raffigurata
una processione, alla quale prendono parte gli ordini militari, civili
e religiosi dell'antica Felsina. La prima zona mostra cavalieri e
fanti con lancie e scudi; la seconda ministri sacri e _victimarii_,
che conducono gli animali al sacrifizio, seguiti da donne recanti
vasi; la terza rappresenta scene della vita giornaliera, preparativi
d'un banchetto o d'un sagrifizio con suonatori; quindi un episodio di
caccia ed uno della vita agricola, con un contadino che porta l'aratro
e guida i buoi; la quarta zona chiude la rappresentazione con una serie
di grifoni, chimere ed altri animali fantastici. Vi è cura e finezza
d'esecuzione: la trattazione delle figure animali mostra un disegno più
libero e più naturale che non quello delle figure umane, nelle quali si
vede un'arte veramente ancora infantile. È monumento importante per la
conoscenza dei costumi umbri; è prodotto dell'arte italica primitiva
con accenni ad influenza orientale, e in certo qual modo richiama al
pensiero la rappresentazione dell'omerico scudo d'Achille, che pure per
mezzo di opere orientali viene illustrato[11].
[Illustrazione: =La situla di bronzo lavorato a sbalzo della
Certosa di Bologna.=
=Tavola 15.=
(Dallo ZANNONI, _Scavi della Certosa di Bologna_. Atlante,
tav. XXXV; cfr. HOERNES, _Urgeschichte der bildenden Kunst in
Europa_, tav. XXXII).]
=APPENDICE II.=
=Dell'importanza delle fibule come dato archeologico nelle età
preistoriche, e loro cronologia.=
(Ved. =Tav. 16=).
È tale la quantità e la varietà di questo oggetto d'ornamento che noi
possiamo dalla sua forma, grandezza e tecnica indurre l'età degli
oggetti archeologici in mezzo ai quali si trova. Il Montelius, già
citato, compresa l'importanza storica, per così dire, di questo muto
testimonio di età antichissime, tentò di riunirne ben 289 nel suo
Atlante della _Civilisation primitive en Italie_, e di ricostruirne la
cronologia. Quantunque non tutti siano d'accordo sull'attendibilità e
sicurezza di tali dati, come osservò l'illustre Prof. Pigorini (_Boll.
di Paletnologia Italiana_, 1898), pure riportiamo qui a titolo di
curiosità e di confronto l'abbozzo cronologico del Montelius.
[Illustrazione: =Necropoli di Bologna.=
(=Seconda età del ferro — Periodo Benacci II=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 79).
=Tavola 16.=
Fibule in bronzo di varia struttura e di differenti stili.
N. 1, fibula ad arco rigonfio. — 2, 5, fibule con arco a forma
di essere vivente. — 8 (superiore) e 3, bronzo e vetro. — 8
(inferiore) e 10, bronzo ed ambra. — 6, fibula ad arco piatto
con ornamenti. — 8 (inferiore) fino a 16, fibule ad arco
serpeggiante. — 7, id. a rettangolo.]
[Illustrazione: =Necropoli di Bologna.=
(=Seconda età del ferro — Periodo Benacci II=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 81).
=Tavola 17.=
N. 1, 8, ciste a cordoni: il n. 1 in terra cotta, il n. 8
in bronzo. — 2-4, vasi di terra cotta. — 5-9, vasi in lamine
sottilissime di bronzo.]
Nel suo capitolo d'introduzione al testo, ossia alla spiegazione
scientifica delle tavole dell'Atlante (vol. II), intitolato: _Evolution
de la fibule en Italie_, distingue nettamente due grandi classi di
fibule, quelle a un sol disco o ad _agrafe_ (tav. I-XX), e quelle a
due o a quattro dischi (tav. XXI), che si trovano spesso nell'Italia
Meridionale, e più propriamente nelle regioni centrali della Penisola,
mancando invece interamente al nord degli Appennini.
Le fibule a un sol disco, che il Montelius poi studia diffusamente
nell'Italia Settentrionale, sono da distinguere, secondo il loro grado
evolutivo, in quattro serie:
1. Fibule ad arco semplice, non serpeggiante, a disco. Molla
unilaterale (tav. I-III dell'_Atl._ Montelius).
2. Fibule ad arco non serpeggiante, ad _agrafe_. Molla unilaterale o
bilaterale (tav. id., IV-XIII).
3. Fibule ad arco serpeggiante, a disco. Molla unilaterale (tav. id.,
XIV-XV).
4. Fibule ad arco serpeggiante, ad _agrafe_. Molla unilaterale (tav.
id., XVI-XX).
Segue poi nell'introduzione citata del Montelius l'elenco dei centri
archeologici scavati più o meno recentemente, e disposti in ordine
cronologico, come segue.
S'incomincia dall'età del bronzo, cioè dal periodo dell'apparizione dei
metalli, fra cui:
1. =Età del bronzo, periodo III=: la palafitta di Peschiera (tav. 5-9
dell'_Atlante_ di Montelius).
2. =Età del bronzo, periodo IV, prima parte=: i tesori di Casalecchio
(tav. id. 39), di Piediluco, di Goluzzo e di Montenero, nell'Italia
Centrale.
3. =Età del bronzo, periodo IV, seconda parte=: le necropoli di
Moncucco (tav. 42 dell'_Atl._ Montelius), di Bismantova (ved. la nostra
=tav. 18=), di Fontanella e di Verucchio al Nord degli Appennini, e
di Vetulonia, Vulci, Bisenzio e Corneto (le tombe più antiche, però),
nell'Etruria.
4. =Prima età del ferro, periodo I=: la necropoli di Bologna (Benacci
I, tav. Mont. 73-75).
5. =Prima età del ferro, periodo II=: la necropoli di Bologna (Benacci
II, tav. id. 76-81).
6. =Prima età del ferro, periodo III=: la necropoli di Bologna
(Arnoaldi I, tav 82-86).
7. =Epoca etrusca=: la necropoli di Bologna (Arnoaldi, II, la Certosa,
tav. id. 100-106).
8. =Epoca gallica=: le necropoli delle provincie di Como, di Bologna,
ecc. (tav. id. 63-65; 111-113).
Conclude poi il Montelius con un prospetto approssimativo delle date
cronologiche alle quali risponderebbero i varî tipi delle fibule, dalle
età più remote fino all'età storica, distribuiti come segue:
1. I tipi più arcaici delle fibule decorrono dal XV secolo av. C. (ved.
_Atlante_ Mont. parte _A_, fig. 19), trovandosi nelle tombe greche
contemporaneamente al re egiziano Amenofi III, che viveva in quel
secolo.
2. Fibule del tipo della Certosa: da tombe più antiche molto
verosimilmente del VI secolo av. C. È provato dalla loro presenza in
tombe etrusche, contenenti vasi greci dipinti di quell'epoca (tav.
100-106).
3. Fibule del tipo più antico detto _La Tène_; quasi contemporanee
alle fibule della Certosa, con cui hanno, escluso il tipo della molla,
grandissima affinità (cfr. fig. 137 e 161 della parte _A_ dell'_Atl._
Mont.).
Facendo tesoro di questi dati, il Montelius conclude che i tipi di
fibule antiche compresi fra quelle ad arco semplice più arcaiche, e
quelle della Certosa, sono state fatte fra il secolo XIV e VI av.
C., aggiunge poi la conclusione, alquanto arbitraria che i cinque
periodi intermedî delle differenti forme di fibule abbiano la durata
medesima fra loro, e ne conclude un tratto di tempo di 150-200 anni
per tipo e per periodo, fissati i quali, si può fissare anche la
data dei ritrovamenti archeologici in cui si trovano fibule, badando
esclusivamente al loro tipo.
Sulle conclusioni pericolose del Montelius si pronunciò contrariamente
l'illustre Pigorini, al luogo citato: però le date fondamentali del
Montelius, fissate nel suo precedente prospetto, si possono tenere
per ferme, e servono di base per fissare date più particolari, entro i
periodi intermedî.
Il Montelius aveva studiato a lungo i vari tipi delle fibule già dagli
anni 1880-82, in cui pubblicò il libro: _Spännen frau brons äldern och
ur dem närmast utvecklade former. Typologisk studie nell'Antiquarisk
tidskrift för sverige_, e l'altro lavoro più accessibile agli studiosi:
_Les fibules de l'âge du bronze en Italie_, nei _Materiaux pour
l'histoire de l'homme_, XI (Tolosa 1880), pag 583.
Un bell'articolo sulle fibule è inserito nel _Dictionnaire d'antiquité_
di Daremberg e Saglio, alla voce: _Fibule_.
=APPENDICE III.=
=Confronto tra la situla della Certosa e lo scudo d'Achille.=
(Ved. =tav. 15=, =21=, =24=).
La situla istoriata degli scavi della Certosa non è sola, ma fa parte
di una serie di situle a lamina lavorata a sbalzo, di cui parlerò più
innanzi.
Per ora ricercandone la provenienza e la diffusione, mi limiterò
a studiare la situla di Bologna in sè, tentando di spiegare la sua
rappresentazione e le relazioni che presenta con l'arte omerica dello
scudo di Achille.
Innanzitutto, malgrado le scoperte dello Schliemann, le verifiche
del Dörpfeld e l'opera magistrale dello Helbig sull'epopea omerica,
non si può ancòra ricostruire la tecnica dello scudo omerico, e
sapere se sia o no in gran parte opera della fantasia di Omero.
Dopo le discussioni di carattere negativo del Bursian e del Müller,
Clermont-Ganneau, nella _Revue critique_ del 1878, concludeva che i
monumenti fenici e di lavorazione a tipo fenicio, quali la coppa di
Palestrina, ci suggeriscono la possibilità della ripetizione delle
azioni rappresentate in quadri successivi e variati. Il Milchhöfer,
però, nel 1833, nel suo bel libro: _Die Anfänge der Kunst_, mostrò però
l'impossibilità che il lavoro dello scudo omerico sia su una lamina
a _repoussé_, ossia a sbalzo, e quindi ci allontana dal confronto di
esso con la nostra situla e dalla determinazione di una vera e propria
imitazione omerica in quest'ultima.
L'Helbig, nella seconda edizione dell'_Homerische Epos_ (1887, traduz.
francese, pag. 415), conclude che lo scudo, nel suo complesso, è
l'opera della fantasia poetica, ma che _les descriptions des scènes
particulières ont souvent été suggérées par des représentations
figurées_, e bisogna riconoscervi l'_intervention du souvenir d'oeuvres
grecques, dans lesquelles l'esprit national s'était déjà élévé à une
expression individuelle_.
Fu primo, però, il Brunn a mettere in rilievo nel 1887 l'analogia
molto stretta fra lo scudo d'Achille e le situle dell'Italia
Settentrionale (_Über die Ausgrabungen der Certosa_, Monaco, 1887,
pag. 26-170), concludendo che _il n'existe pas un second groupe de
monuments que l'on pût utiliser aussi directement pour la restitution
du bouclier homérique, que les situles de Bologne et de Watsch_.
Passa poi a considerare la questione se si possa dire umbra la civiltà
rappresentata della situla, dicendo che tale opinione viene da quella
che ritiene gli Umbri sconfitti, annientati poi dagli Etruschi, se
non che le scoperte e gli studî nella Carinzia, offerti dal Meyer
nel lavoro: _Gurina im Obergailthal_, Dresda, 1885 (cfr. ORSI,
_Bull. di Paletn. Ital._, XI, 1885), inducono a credere piuttosto
che alcune popolazioni illiriche, spinte dalle spiaggie orientali
del Mar Adriatico verso il Nord e l'Ovest, per via di terra siano
pervenute nell'Italia Settentrionale, portandovi così ricordi,
tendenze artistiche greche. Le coppe d'arte fenicie erano pasticci,
per così dire, a cui l'arte egiziana ed assira diedero gli elementi,
e l'arte micenea offre parecchi confronti, cosicchè si può concludere
che queste situle istoriate siano imitazioni degenerate di modelli
micenei. Così la tradizione epica non solo, ma anche l'artistica
della Grecia micenea, introdotta in Cipro prima della introduzione
fenicia, si diffonde a Creta, e nell'Europa Occidentale, sulle rive del
Bosforo Cimmerio e dell'Adriatico. Il Brunn, nella sua _Griechische
Kunstgeschichte_, mette in rilievo le analogie del lavoro artistico
fra lo scudo d'Achille e le situle celto-illiriche, come fra queste e
l'opera romana conosciuta sotto il nome di _Sedia Corsini_. Certamente,
come osservavo nel 1897 in un mio lavoro a proposito di una lamina a
sbalzo istoriata di Rovereto, che illustravo pel Museo di Torino (ved.
_Nuovo Archivio veneto_, XVI, parte I, pag. 10 e segg., dell'estratto),
“certamente non si può ammettere qui in Italia un passaggio repentino
dallo stile geometrico paleoitalico, quale vediamo nella ceramica e
nei manufatti della età del bronzo e della prima età del ferro, allo
stile figurativo e artistico delle situle e della nostra lamina, senza
ammettere un elemento nuovo, estraneo, che fu creduto dal Deschmann
l'etrusco, da altri il fenicio, ma fu già fin dal 1888 riconosciuto dal
ch. Ghirardini come più verosimilmente greco arcaico, quale si vede nei
bronzi _sphyrelata_ di Dodona e di Olimpia, e che si intravede tanto
nel gruppo greco-bolognese, quanto in quello atestino ed illirico„.
E mi sono sforzato di dimostrare, con lo studio specialmente della
situla della Certosa e il confronto di quella di Watsch (cfr. le nostre
=tav. 15=, =24=), che vi è in queste situle un _elemento generale_,
che è il greco-arcaico coi suoi animali decorativi orientalizzanti,
con la composizione distribuita a zone, lavorata a sbalzo, con la
rappresentazione delle processioni sacre, come, p. es., le panathenes,
e il concetto di una rappresentazione descrittiva di una narrazione
veramente omerica dei periodi e delle azioni principali della vita
reale.
Oltre questo elemento generale ve n'è uno particolare, indigeno, che
è dato “da certa libertà di distribuzione di fatti e di ornamenti,
da certe forme negli elmi, nei seggi, nei carri, nella bardatura dei
cavalli che rappresentano, nei costumi del tempo, elementi, che furono
trovati in natura a Watsch, a St. Margarethen, e che appartengono a un
periodo non molto differente da quello delle tombe in cui le situle si
trovarono„ (op. cit., pag. 12).
Questi particolari indigeni, per così dire, nell'arte delle situle,
indicherebbero che, importati i modelli e studiata la tecnica allo
sbalzo dagli artisti locali, vi sia stata poi una produzione in parte,
con motivi indigeni, tolti dalla vita paesana, di questo genere d'opere
d'arte.
Una riprova di questo si avrebbe nella copiosa riproduzione, che
nei centri maggiori di diffusione delle situle in questione noi
riconosciamo costante, riproduzione in terracotta degli originali
in bronzo, con la così detta imbullettatura di borchie di bronzo,
immesse nella pasta ancor molle, a ricordo dell'uso di vere borchie o
rigonfiamenti negli esemplari in bronzo.
Malgrado quanto siamo venuti osservando, non tutti sono d'accordo, non
solo per le situle istoriate, ma in genere anche per la decorazione
geometrica delle opere d'arte italiche, circa il viaggio che avrebbero
compiuto gli oggetti e i motivi artistici dall'Oriente in Italia, e,
pure stando ferme quelle analogie e quelle conclusioni a cui siamo
venuti circa l'imitazione omerica, la questione dev'essere ritrattata
più ampiamente.
[Illustrazione: =Necropoli a incinerazione di Bismantova.=
(=Età del Bronzo=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 41).
=Tavola 18.=
N. 1, scalpello in bronzo. — 2, rasoio semilunato. — 3, spillo
in bronzo con capocchia di vetro. — 4, ciondolo in bronzo.
— 5, braccialetto in bronzo. — 7, arco di fibula in bronzo.
— 8, fusaiuola in steatite. — 9-10, vetro. — 11-12, tubetti
di bronzo. — 13, fibula a tre spirali semplici in bronzo. —
14-15, id. ad arco semplice. — 16, tomba di pietre squadrate.
— 17-21, ossuarî in terra cotta, il n. 17 con relativa ciotola
sovrapposta. — Bismantova segna il passaggio alla civiltà di
Villanova (cfr. =tav. 19=).]