Troppo scarsi sono gli indizî e i residui, troppo rozzi gli oggetti
che corrispondono a un bisogno della vita, non dell'arte, in questo
periodo.
Alcuni però considerano come punto di partenza nel gusto
dell'ornamentazione, nello sviluppo del senso artistico gli oggetti che
si rinvengono nelle antiche reliquie di abitazioni umane.
Infatti in esse, oltre i primi saggi di disegno ornamentale sulle
stoviglie, si osservano i primi tentativi della plastica in frammenti
di rozze figure d'argilla, che nella loro pesantezza e goffaggine
accennano ad imitazione di figure di animali[3].
Ne abbondano sulla riva destra del Po, ed anche s'incontrano sulla
sinistra, dove quei primieri abitatori stanziarono, movendo poi oltre
il fiume a porre nuove stazioni sull'opposta sponda. Queste abitazioni
sono dette _terremare_ (emiliana alterazione di _terre marne_, da cui
anche _marniera_), e sono certi cumuli di terra argillosa, commista con
carboni e ceneri, e quantità di avanzi animali e vegetali e residui di
materie lavorate, ammassatisi nelle stazioni dei primi abitatori del
paese per tutta l'età del bronzo fino all'età del ferro.
Tali stazioni, poste presso fiumi o ruscelli, consistevano di
un argine di terra di forma quadrangolare, cinto intorno da
fossa. Dentro questo recinto, che formava come un bacino, sorgeva
un'impalcatura di travi e graticci, superiormente pavimentata di
sabbia e ciottoli, e su questo suolo erano edificate le abitazioni,
senz'opera di cemento o di laterizi, ma in forma di rozze capanne
di vimini, di giunchi e di paglia. I residui dei pasti, gli avanzi
del lavoro e le immondizie delle capanne venivano gettati nel bacino
sottostante, accessibile alle acque derivate da vicino torrente, e là
si accumularono. Mercè l'esplorazione di questi cumuli, (per cui le
terramare furono paragonate ai _kiokkenmoedings_ danesi), si è potuto
ricomporre l'imagine della vita degli abitatori di quelle stazioni, o
terramaricoli. Essi praticavano la pastorizia, avevano bovini, maiali,
capre, pecore, cavalli e cani, andavano alla caccia del cervo, del
cinghiale, dell'orso, sebbene i resti di questi animali in proporzioni
inferiori ai nominati antecedentemente lascino argomentare non fosse la
caccia la principal fonte di sostentamento. I residui vegetali provano
ch'era praticata l'agricoltura, coltivandosi orzo, fave, lino; forse
era conosciuta la vite, ed erano gustati i frutti del melo, del pruno,
del ciliegio, delle nocciole; ma allo stato silvestre, essendo ancora
ignota l'orticoltura. Macinavasi il grano schiacciandolo fra due sassi,
cuocendolo forse, non in forma di pane, ma di poltiglie. Coltivavasi
il vino, e conoscevasi l'arte di filare e di tessere. Era giunta a un
certo grado di sviluppo l'industria, però in ancor bassa condizione.
Lavoravasi l'argilla, formandosi vasi, pigne, scodelle, tazze, ma
semplicemente a mano, senza cognizione del tornio, e indurivansi i
fittili al sole o al fuoco, ma in luogo aperto, non in fornace. I
vasi hanno qualche varietà di forma, muniti di manichi per gran parte
terminanti a mezzo cerchio, a modo di luna falcata (ved. =Atl.= cit.,
=tav. III=), onde il nome di _anse lunate_, caratteristiche dei fittili
delle terramare; spesso il corpo del vaso porta alcun fregio od ornato
graffito a punta, e talora rilevato nell'argilla ancor fresca, a
linee, a triangoletti, a cerchielli; non si esce però mai dal carattere
generale dell'ornamentazione (ved. le nostre =tav. 6= e =7=).
[Illustrazione: =Palafitta di Peschiera.=
(=Età del bronzo=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit, Atl. _B_. 5).
=Tavola 3.=
N. 1, spaccato della palafitta. — 2-17, oggetti tutti in
bronzo. — 2, ascia ad orli diritti. — 3-5, ascie ad alette
o _paalstabs_. — 13-17, rasoi diritti (cfr. quelli lunati in
_Atl. di arte etrusca e romana_, tav. XI, n. 5).]
D'argilla si trovano anche in gran numero certi oggetti a forma di
pallottole o di piccoli coni tronchi, perforati per il mezzo, dei
quali, secondo alcuno, armavasi l'estremità del fuso, perchè fosse più
agevole a prillare, e diconsi perciò _fusaiuole_ (ved. =Atl.= cit.,
=tav. II= e le nostre =tav. 1=, 14; =2=, 20); ma il loro numero talora
considerevole induce a credere che servissero per varî usi, non escluso
quello di pesi per le reti e chicche per collane.
Si trovano fondi di vasi d'argilla bucherellati, che sembrano aver
servito come colatoi alla preparazione del cacio (ved. =tav. 2=, 24).
Non mancano prove dell'industria dell'intrecciare canestri e panieri di
vimini.
Conosciuto era l'uso del bronzo, che però i terramaricoli non fondevano
essi dai nativi elementi dello stagno e del rame, ma ricevevano già
formato in barre, o _lingots_, da genti più civili. Similmente erano
importati i più degli oggetti di bronzo; tuttavia la fusoria del
metallo greggio era praticata in queste stazioni, com'è chiaramente
dimostrato da forme, o stampi di pietra ritrovati in questi cumuli.
Di bronzo facevansi utensili ed armi, quali ascie (_paalstab_), falci,
coltelli, punteruoli, punte di lancia, giavellotti, chiaverine, cuspidi
di freccie (ved. =Atl.= cit., =tav. II=, n. 4, 5, 6; =tav. III=), e
oggetti d'ornamento e di toletta, come pettini, lame ricurve, che si
credono rasoi, aghi crinali, e certe rotelline a più raggi, che forse
venivano innestate agli aghi crinali come capocchia ornata[4]. Ma il
bronzo era tuttavia cosa rara e preziosa, e quindi continuavasi la
lavorazione di strumenti e d'armi di pietra, foggiandosi di selce
ascie, freccie, raschiatoi, e di osso facendosi punte da armar
asticciuole, punteruoli, aghi crinali e pettini. Per ornamento si
usarono conchiglie marine infilate a collana, e forse anche, sebben
rara, l'ambra; e quelle conchiglie, come pur l'ambra, provano che i
terramaricoli avevano scambî e commerci con genti d'altre regioni.
Nelle terremare non è certo che si abbiano sicure reliquie d'oro e
d'argento. Il ferro si trova in quegli strati superiori che accennano
agli ultimi momenti delle abitazioni di queste stazioni, se pure
in quegli strati non sono i residui di posteriori stanziamenti,
sovrapposti in luoghi dove già furono le abitazioni primitive.
Il lavoro e l'industria di questi primi popoli, secondo ce li possiamo
figurare dai frammenti e residui delle marniere, trovansi a quel
grado di sviluppo in cui le esercitavano le stirpi indo-europee, e
più propriamente le genti del ramo italo-greco, quando dall'Oriente
emigrarono nelle due penisole europee. La linguistica comparata offre
prove che il costruire le case, il filare, il tessere, e forse il
primo lavorare dei metalli già erano proprî della stirpe aria, quando
i progenitori dei Greci e degli Italici stavano uniti e costituivano
una sola famiglia. E tali risultati della comparazione linguistica
concordano con quelli della paletnologia ed archeologia preistorica, e
da queste ricevono conferma.
[Illustrazione: =Terramare di Castione de' Marchesi= (Parma).
(=Età del bronzo=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 12).
=Tavola 4.=
N. 1, veduta di una parte della terramara. — 2, piano di una
parte della terramara. — 3, costruzione in legno della figura
2 _a_. — 4-17, legno.]
[Illustrazione: =Oggetti varî provenienti dalle provincie al
Nord del Po.=
(=Età del bronzo=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 32).
=Tavola 5.=
N. 1-6, 10-13, bronzo. — 7-9, legno: 1 coltello da Castellazzo
(Brianza), 2 id. da Aosta. — 5-6, spilli di bronzo, il N. 6 da
S. Giovanni di Bosco (torbiera di S. Martino d'Agliè presso
Ivrea). — 7-8, remi. — 9, piroga dalla citata torbiera di S.
Martino. — 10. braccialetto dalla torbiera di Brenno (Varese).
— 11, id. massiccio da Montenotte. — 12-13, id. da Aosta.]
Si deve adunque, o almeno si può concludere, che gli abitatori di
queste stazioni fossero di razza italica, forse le prime propaggini
della stirpe aria, forse, secondo altri, Liguri od Umbri. Poco
interessa al principiante, studioso dell'arte romana, di indagare
queste lontane origini dei popoli italici, perchè egli è ormai avezzo
a considerare l'arte romana come una trasformazione della greca;
ma interessa invece molto allo scienziato di sapere quali elementi
artistici fossero già ingeniti e sviluppati spontaneamente nei popoli
italici, prima della venuta del popolo degli Etruschi, ancora avvolto
da un velo misterioso, sceso, credesi, dalle Alpi retiche nella valle
del Po, e formante ivi quella federazione di città che storicamente
si chiama Etruria Circumpadana. Naturalmente importa di sapere quali
elementi artistici abbiano potuto aggiungere gli Etruschi alla cultura
dei terramaricoli, molto più che un altro popolo, che non è nè quello
dei terramaricoli, nè quello degli Etruschi, cioè il popolo dei
Celti[5] si sovrappone agli uni e agli altri, passando oltre il Po,
verso Oriente, e scendendo lungo il litorale adriatico.
Prescindendo pertanto dalla questione etnografica, che interessa più
la linguistica e la storia che non l'archeologia, e che, per essere
questione ancòra dibattuta fra i dotti, esce dai limiti di un trattato
elementare, diremo solo che i terramaricoli, anteriori agli Etruschi
e ai Celti, siano essi Liguri od Umbri, ci mostrano una civiltà
primitiva, in cui l'industria fittile e metallurgica, ancor bambina,
mal risponde appena ai bisogni della vita, e non ha quindi criterî e
fini artistici, mentre i popoli loro sovrapposti degli Etruschi e dei
Celti sembra abbiano avuto con loro relazione soltanto negli ultimi
tempi, e solo per via di una scarsa importazione, come mostrerebbero
gli strati superiori di alcune terremare. Pare, del resto, che la
configurazione stessa della valle del Po non favorisse occupazioni
tranquille od artistiche, essendo essa ancòra tutta coperta di
boscaglie, incolta, salvo in pochi spazî intorno alle stazioni, dove
la mano dell'uomo, dissodate le prime zolle e sparsevi le sementi,
riportava le prime vittorie nella lotta contro la natura[6].
[Illustrazione: =Necropoli di Golasecca.=
(=Età del ferro — Rito dell'incinerazione=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 43).
=Tavola 6.=
N. 1, recinti sepolcrali in pietre grezze. — 2, tomba a
cassetta con ossuarî. — 3-15, ceramica in terra cotta con
decorazione geometrica a rombi e a denti di lupo.]
[Illustrazione: =Necropoli di Castelletto Ticino= (Golasecca).
(=Età del ferro — Rito dell'incinerazione=).
(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 45).
=Tavola 7.=
N. 1, tomba a ciottoli con l'ossuario nel mezzo. — 2, fibula
in bronzo. — 3, fibia di centurone in bronzo. — 4-17, ceramica
fittile. — 18, coppa in bronzo con decorazione a sbalzo di
carattere orientale. — 19, cista in bronzo a cordoni (cfr.
_Atl. d'arte etrusca e romana_ cit., tav. VI), e in questo
volume in alcune delle tavole seguenti.]