II. — =L'arte italica nelle terremare.=

Troppo scarsi sono gli indizî e i residui, troppo rozzi gli oggetti

che corrispondono a un bisogno della vita, non dell'arte, in questo

periodo.

Alcuni però considerano come punto di partenza nel gusto

dell'ornamentazione, nello sviluppo del senso artistico gli oggetti che

si rinvengono nelle antiche reliquie di abitazioni umane.

Infatti in esse, oltre i primi saggi di disegno ornamentale sulle

stoviglie, si osservano i primi tentativi della plastica in frammenti

di rozze figure d'argilla, che nella loro pesantezza e goffaggine

accennano ad imitazione di figure di animali[3].

Ne abbondano sulla riva destra del Po, ed anche s'incontrano sulla

sinistra, dove quei primieri abitatori stanziarono, movendo poi oltre

il fiume a porre nuove stazioni sull'opposta sponda. Queste abitazioni

sono dette _terremare_ (emiliana alterazione di _terre marne_, da cui

anche _marniera_), e sono certi cumuli di terra argillosa, commista con

carboni e ceneri, e quantità di avanzi animali e vegetali e residui di

materie lavorate, ammassatisi nelle stazioni dei primi abitatori del

paese per tutta l'età del bronzo fino all'età del ferro.

Tali stazioni, poste presso fiumi o ruscelli, consistevano di

un argine di terra di forma quadrangolare, cinto intorno da

fossa. Dentro questo recinto, che formava come un bacino, sorgeva

un'impalcatura di travi e graticci, superiormente pavimentata di

sabbia e ciottoli, e su questo suolo erano edificate le abitazioni,

senz'opera di cemento o di laterizi, ma in forma di rozze capanne

di vimini, di giunchi e di paglia. I residui dei pasti, gli avanzi

del lavoro e le immondizie delle capanne venivano gettati nel bacino

sottostante, accessibile alle acque derivate da vicino torrente, e là

si accumularono. Mercè l'esplorazione di questi cumuli, (per cui le

terramare furono paragonate ai _kiokkenmoedings_ danesi), si è potuto

ricomporre l'imagine della vita degli abitatori di quelle stazioni, o

terramaricoli. Essi praticavano la pastorizia, avevano bovini, maiali,

capre, pecore, cavalli e cani, andavano alla caccia del cervo, del

cinghiale, dell'orso, sebbene i resti di questi animali in proporzioni

inferiori ai nominati antecedentemente lascino argomentare non fosse la

caccia la principal fonte di sostentamento. I residui vegetali provano

ch'era praticata l'agricoltura, coltivandosi orzo, fave, lino; forse

era conosciuta la vite, ed erano gustati i frutti del melo, del pruno,

del ciliegio, delle nocciole; ma allo stato silvestre, essendo ancora

ignota l'orticoltura. Macinavasi il grano schiacciandolo fra due sassi,

cuocendolo forse, non in forma di pane, ma di poltiglie. Coltivavasi

il vino, e conoscevasi l'arte di filare e di tessere. Era giunta a un

certo grado di sviluppo l'industria, però in ancor bassa condizione.

Lavoravasi l'argilla, formandosi vasi, pigne, scodelle, tazze, ma

semplicemente a mano, senza cognizione del tornio, e indurivansi i

fittili al sole o al fuoco, ma in luogo aperto, non in fornace. I

vasi hanno qualche varietà di forma, muniti di manichi per gran parte

terminanti a mezzo cerchio, a modo di luna falcata (ved. =Atl.= cit.,

=tav. III=), onde il nome di _anse lunate_, caratteristiche dei fittili

delle terramare; spesso il corpo del vaso porta alcun fregio od ornato

graffito a punta, e talora rilevato nell'argilla ancor fresca, a

linee, a triangoletti, a cerchielli; non si esce però mai dal carattere

generale dell'ornamentazione (ved. le nostre =tav. 6= e =7=).

[Illustrazione: =Palafitta di Peschiera.=

(=Età del bronzo=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit, Atl. _B_. 5).

=Tavola 3.=

N. 1, spaccato della palafitta. — 2-17, oggetti tutti in

bronzo. — 2, ascia ad orli diritti. — 3-5, ascie ad alette

o _paalstabs_. — 13-17, rasoi diritti (cfr. quelli lunati in

_Atl. di arte etrusca e romana_, tav. XI, n. 5).]

D'argilla si trovano anche in gran numero certi oggetti a forma di

pallottole o di piccoli coni tronchi, perforati per il mezzo, dei

quali, secondo alcuno, armavasi l'estremità del fuso, perchè fosse più

agevole a prillare, e diconsi perciò _fusaiuole_ (ved. =Atl.= cit.,

=tav. II= e le nostre =tav. 1=, 14; =2=, 20); ma il loro numero talora

considerevole induce a credere che servissero per varî usi, non escluso

quello di pesi per le reti e chicche per collane.

Si trovano fondi di vasi d'argilla bucherellati, che sembrano aver

servito come colatoi alla preparazione del cacio (ved. =tav. 2=, 24).

Non mancano prove dell'industria dell'intrecciare canestri e panieri di

vimini.

Conosciuto era l'uso del bronzo, che però i terramaricoli non fondevano

essi dai nativi elementi dello stagno e del rame, ma ricevevano già

formato in barre, o _lingots_, da genti più civili. Similmente erano

importati i più degli oggetti di bronzo; tuttavia la fusoria del

metallo greggio era praticata in queste stazioni, com'è chiaramente

dimostrato da forme, o stampi di pietra ritrovati in questi cumuli.

Di bronzo facevansi utensili ed armi, quali ascie (_paalstab_), falci,

coltelli, punteruoli, punte di lancia, giavellotti, chiaverine, cuspidi

di freccie (ved. =Atl.= cit., =tav. II=, n. 4, 5, 6; =tav. III=), e

oggetti d'ornamento e di toletta, come pettini, lame ricurve, che si

credono rasoi, aghi crinali, e certe rotelline a più raggi, che forse

venivano innestate agli aghi crinali come capocchia ornata[4]. Ma il

bronzo era tuttavia cosa rara e preziosa, e quindi continuavasi la

lavorazione di strumenti e d'armi di pietra, foggiandosi di selce

ascie, freccie, raschiatoi, e di osso facendosi punte da armar

asticciuole, punteruoli, aghi crinali e pettini. Per ornamento si

usarono conchiglie marine infilate a collana, e forse anche, sebben

rara, l'ambra; e quelle conchiglie, come pur l'ambra, provano che i

terramaricoli avevano scambî e commerci con genti d'altre regioni.

Nelle terremare non è certo che si abbiano sicure reliquie d'oro e

d'argento. Il ferro si trova in quegli strati superiori che accennano

agli ultimi momenti delle abitazioni di queste stazioni, se pure

in quegli strati non sono i residui di posteriori stanziamenti,

sovrapposti in luoghi dove già furono le abitazioni primitive.

Il lavoro e l'industria di questi primi popoli, secondo ce li possiamo

figurare dai frammenti e residui delle marniere, trovansi a quel

grado di sviluppo in cui le esercitavano le stirpi indo-europee, e

più propriamente le genti del ramo italo-greco, quando dall'Oriente

emigrarono nelle due penisole europee. La linguistica comparata offre

prove che il costruire le case, il filare, il tessere, e forse il

primo lavorare dei metalli già erano proprî della stirpe aria, quando

i progenitori dei Greci e degli Italici stavano uniti e costituivano

una sola famiglia. E tali risultati della comparazione linguistica

concordano con quelli della paletnologia ed archeologia preistorica, e

da queste ricevono conferma.

[Illustrazione: =Terramare di Castione de' Marchesi= (Parma).

(=Età del bronzo=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 12).

=Tavola 4.=

N. 1, veduta di una parte della terramara. — 2, piano di una

parte della terramara. — 3, costruzione in legno della figura

2 _a_. — 4-17, legno.]

[Illustrazione: =Oggetti varî provenienti dalle provincie al

Nord del Po.=

(=Età del bronzo=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 32).

=Tavola 5.=

N. 1-6, 10-13, bronzo. — 7-9, legno: 1 coltello da Castellazzo

(Brianza), 2 id. da Aosta. — 5-6, spilli di bronzo, il N. 6 da

S. Giovanni di Bosco (torbiera di S. Martino d'Agliè presso

Ivrea). — 7-8, remi. — 9, piroga dalla citata torbiera di S.

Martino. — 10. braccialetto dalla torbiera di Brenno (Varese).

— 11, id. massiccio da Montenotte. — 12-13, id. da Aosta.]

Si deve adunque, o almeno si può concludere, che gli abitatori di

queste stazioni fossero di razza italica, forse le prime propaggini

della stirpe aria, forse, secondo altri, Liguri od Umbri. Poco

interessa al principiante, studioso dell'arte romana, di indagare

queste lontane origini dei popoli italici, perchè egli è ormai avezzo

a considerare l'arte romana come una trasformazione della greca;

ma interessa invece molto allo scienziato di sapere quali elementi

artistici fossero già ingeniti e sviluppati spontaneamente nei popoli

italici, prima della venuta del popolo degli Etruschi, ancora avvolto

da un velo misterioso, sceso, credesi, dalle Alpi retiche nella valle

del Po, e formante ivi quella federazione di città che storicamente

si chiama Etruria Circumpadana. Naturalmente importa di sapere quali

elementi artistici abbiano potuto aggiungere gli Etruschi alla cultura

dei terramaricoli, molto più che un altro popolo, che non è nè quello

dei terramaricoli, nè quello degli Etruschi, cioè il popolo dei

Celti[5] si sovrappone agli uni e agli altri, passando oltre il Po,

verso Oriente, e scendendo lungo il litorale adriatico.

Prescindendo pertanto dalla questione etnografica, che interessa più

la linguistica e la storia che non l'archeologia, e che, per essere

questione ancòra dibattuta fra i dotti, esce dai limiti di un trattato

elementare, diremo solo che i terramaricoli, anteriori agli Etruschi

e ai Celti, siano essi Liguri od Umbri, ci mostrano una civiltà

primitiva, in cui l'industria fittile e metallurgica, ancor bambina,

mal risponde appena ai bisogni della vita, e non ha quindi criterî e

fini artistici, mentre i popoli loro sovrapposti degli Etruschi e dei

Celti sembra abbiano avuto con loro relazione soltanto negli ultimi

tempi, e solo per via di una scarsa importazione, come mostrerebbero

gli strati superiori di alcune terremare. Pare, del resto, che la

configurazione stessa della valle del Po non favorisse occupazioni

tranquille od artistiche, essendo essa ancòra tutta coperta di

boscaglie, incolta, salvo in pochi spazî intorno alle stazioni, dove

la mano dell'uomo, dissodate le prime zolle e sparsevi le sementi,

riportava le prime vittorie nella lotta contro la natura[6].

[Illustrazione: =Necropoli di Golasecca.=

(=Età del ferro — Rito dell'incinerazione=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 43).

=Tavola 6.=

N. 1, recinti sepolcrali in pietre grezze. — 2, tomba a

cassetta con ossuarî. — 3-15, ceramica in terra cotta con

decorazione geometrica a rombi e a denti di lupo.]

[Illustrazione: =Necropoli di Castelletto Ticino= (Golasecca).

(=Età del ferro — Rito dell'incinerazione=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 45).

=Tavola 7.=

N. 1, tomba a ciottoli con l'ossuario nel mezzo. — 2, fibula

in bronzo. — 3, fibia di centurone in bronzo. — 4-17, ceramica

fittile. — 18, coppa in bronzo con decorazione a sbalzo di

carattere orientale. — 19, cista in bronzo a cordoni (cfr.

_Atl. d'arte etrusca e romana_ cit., tav. VI), e in questo

volume in alcune delle tavole seguenti.]

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 38 / 148 题