I. — =Introduzione.=

Per mezzo della raccolta e della comparazione dei molti residui

d'oggetti appartenenti alle prime società umane, e per mezzo del

confronto con quelli che ancora usano le selvaggie tribù d'Africa

e d'Oceania, la scienza potè riconoscere la condizione dell'umana

società nei tempi primordiali, e, movendo da questi, seguirne il

graduale svolgimento a condizione civile, distinguendo quel lungo

periodo della vita umana, che antecede ad ogni ricordo storico, in tre

età, determinate dal materiale usato per gli strumenti e per le armi,

cioè: l'età della pietra, distinta in un periodo più antico, con rozza

lavorazione della selce (archeolitico), e in un altro meno antico, con

migliore lavorazione e pulimento degli strumenti silicei (neolitico);

l'età del bronzo; e infine l'età del ferro, la quale si suddivide in

tre periodi, l'ultimo dei quali coincide coi tempi storici. La scienza

che studia le reliquie di queste età è la _Paleoetnologia_.

Gli oggetti lavorati di selce, e specialmente le punte di freccia, che

sono fondamento alle ricerche della condizione primitiva dell'umana

società, non furono sconosciuti agli antichi, ma creduti, come oggi

ancora dal volgo, prodotti dal fulmine (_cerauniae gemmae, cerauniae

lapides_; punte di saette). Pure presso gli antichi vi furono alcuni

raccoglitori, fra i quali l'imperatore Augusto[1], che intuivano

quegli oggetti quali reliquie di età remotissime, e li supponevano armi

degli eroi. L'uso degli strumenti di selce si prolungò anche in tempi

storici presso popoli inciviliti, specialmente negli usi religiosi,

che mantengono la rigida osservanza delle forme antiche; così, presso i

Romani, i Feciali, percotevano la vittima _lapide silice_ anche durante

l'Impero. Contemporanei a popoli civili vivevano poi, come vivono

oggidì, popoli in condizione barbara, i quali usavano strumenti ed

armi di selce (ved. =Atlante di arte etrusca e romana=, Milano, Hoepli,

=tav. I=).

Le ricerche rigorose d'investigazione e di confronto, che si

proseguono, dànno sempre conoscenza più chiara dell'infanzia della

società umana, della quale gli antichi ebbero per intuizione quella

vaga imagine che Lucrezio nel suo poema ha lumeggiato di vivi colori

(l. V. v. 925 seg.). Appena un quarto di secolo prima d'oggi, negli

studî degli antichissimi popoli d'Italia, potevasi affermare la

penisola italica assai povera di documenti di quelle epoche primitive,

nelle quali l'uomo giacevasi in condizione di selvaggio, vivendo della

caccia e della pesca, foggiando strumenti ed armi di pietra, tentando

i primi rozzi lavori d'argilla. Oggi invece i documenti di tale età

abbondano; nello spazio di meno d'un trentennio, per assidue ricerche

di geologi, naturalisti, paletnologi ed archeologi, s'è raccolta, e

ogni dì più si va accrescendo, gran copia d'oggetti dei tempi detti

preistorici, dall'età della pietra a quella del ferro.

Nelle caverne della Liguria, delle Alpi Apuane, del Vicentino,

del Teramano, degli Abruzzi, della Terra d'Otranto, della Sicilia

si trovarono testimonianze della vita e della industria primitiva

italica, quando sulla terra nostra l'uomo abitava fra animali ora da

questa scomparsi, quali l'orso speleo, il bue primigenio, il castoro.

Nelle torbiere, sulle sponde dei laghi di Lombardia, si trovarono

vestigia dell'umana società nei tempi nei quali raccoglievasi ad

abitare le stazioni lacustri, in capanne di vimini, di paglia e di

frondi costrutte sulle palafitte, (ved. =tav. 1-3=) e aveva mosso un

gran passo a più civile condizione con la conoscenza dei metalli,

e dell'agricoltura. Di questo periodo primitivo delle popolazioni

italiche dànno testimonianza i residui disseppelliti dalle marniere,

o _terremare_, dell'Emilia (ved. =Atl.= cit., =tav. I=), in quella

bella e fertile distesa di regione, che giace fra il Po e l'Appennino

e va dall'Agro piacentino all'imolese. Traccie di questa età si sono

riconosciute in varie altre regioni d'Italia, e singolarmente intorno

al Tevere e all'Aniene, sull'Esquilino e sul Gianicolo, nella pianura

del Lazio, alle falde dei Monti Albani, nei luoghi dove insomma sorse

la potenza romana.

[Illustrazione: =Torbiera di Mercurago= (Arona).

(=Età del bronzo — Palafitte=).

(Ved. MONTELIUS, _La civil. prim. en Italie_, Atl. _B_, 1).

=Tavola 1.=

N. 1, spaccato della palafitta. — 2, piano d'una parte della

palafitta, cosparsa di pali. — 3-6, selci. — 12, 13, 20,

oggetti in legno, conservati nella torbiera successa alla

palafitta antica. — 14, fusaiola di terra cotta. — 15-19, vasi

di terra. — 7-11, oggetti in bronzo.]

A queste antichità si collegano i monumenti di età più avanzate

e civili, rinvenuti nelle necropoli di Villanova, del territorio

Felsineo, d'Este, di Marzabotto, di Corneto-Tarquinia. Mercè gli studî

e le collezioni ordinate e illustrate da uomini insigni nelle scienze

paletnologiche, (quali Gastaldi, Chierici, Pigorini, Ströbel, Issel,

Lioy, Concezio Rosa, Regnoli, Michele Stefano De Rossi, Gozzadini,

Conestabile, Zannoni, Brizio, Barnabei, Orsi, Castelfranco e altri più

giovani), s'è venuta rischiarando con testimonianze di monumenti alcuna

parte della storia nostra primitiva, della quale non si conosceva nulla

di certo, e, collegandola coi risultati degli studi archeologici e

linguistici, la si è venuta ricostruendo su basi molto più sicure di

quelle offerte dalle tradizioni classiche[2].

=APPENDICE I.=

=Le varie età preistoriche e i loro periodi.=

Per chi è alquanto lontano da questo genere di studî, aggiungerò

che lo scienziato, il quale distinse più nettamente i varî periodi

antichissimi dell'uomo, è il DE MORTILLET (_La préhistorique

antiquité de l'homme._ Parigi, 1863). Quest'autore, dopo un'ampia

introduzione, nella quale delimita i confini della scienza preistorica

e paleoetnologica, e i loro rapporti con la geologia da una parte e la

storia dall'altra, divide la trattazione in tre parti, comprendendo

nella prima l'_uomo terziario_, nella seconda l'_uomo quaternario_,

nella terza l'_uomo attuale_. La maggior ampiezza di trattazione è

data alla seconda parte, nella quale il De Mortillet distingue, dal

nome di centri speciali caratteristici per dati fenomeni geologici e

fossili, un periodo _chelléen, mousterien, solutréen, magdalenien_

nell'età litica; un periodo di Robenhausen nell'età neolitica; un

periodo _bohémien_ nell'età del bronzo, suddiviso in quello del

fonditore (o _morgien_) e del martellatore (o _laurnaudien_). Segue poi

naturalmente l'età del ferro nei suoi tre grandi periodi universalmente

riconosciuti. In sèguito ai risultati degli scavi della seconda metà

del nostro secolo, si ampliò il quadro dei resti umani nelle età

preistoriche, e si determinarono i varî periodi dalle varie forme

di costruzioni entro l'età della pietra (archeolitica e neolitica),

l'età del bronzo (eneolitica, enea), e l'età del ferro (divisa in tre

periodi). I nomi e le suddivisioni adottate recentemente dal ch. prof.

E. BRIZIO nella sua _Epoca preistorica_ (Milano, Vallardi, 1899), come

introduzione alla _Storia d'Italia_, sono:

1. _Caverne_ (abitazioni e sepolture).

2. _Villaggi a fondi di capanne e loro necropoli_.

3. _Palafitte_ (o abitazioni sui laghi).

4. _Terremare e loro sepolcreti_.

5. _Necropoli felsineo-laziali_.

6. _Necropoli venete_.

7. _Città, colonie e necropoli etrusche_.

8. _Città e necropoli pelasgiche_.

9. _Necropoli picene_.

10. _Necropoli galliche_.

11. _Sepolcreti dell'Italia Meridionale_.

12. _Stazioni e necropoli sicule_.

Quanto alla determinazione etnica di questi varî centri della vita

preistorica, in mezzo alle varie e molte incertezze che agitano ancòra

i dotti, specialmente intorno ai Pelasgi e agli Etruschi, possiamo però

raggruppare le varie stirpi italiche e non italiche secondo alcuni dati

archeologici comuni, nel modo seguente:

Sarebbero appartenenti ai Liguri i cavernicoli e gli abitatori di

capanne, le necropoli picene, le necropoli diverse del territorio

di Sibari e dell'Italia Meridionale in genere, nonchè i centri

antichissimi occupati dai Siculi, perchè questi usavano, come i Liguri,

di deporre il cadavere umato rannicchiato nella fossa, come incontriamo

nella necropoli di Remedello del Comasco.

[Illustrazione: =Torbiera di Cazzago Brabbia= (Varese), N.

1-11.

=Torbiera di Polada= (Desenzano), N. 12-24.

(=Età del bronzo — Palafitte=).

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. _B_, 4).

=Tavola 2.=

N. 2-4, 13, 14, selci. — 1, 18, pietra. — 5, 17, 20, 21, 22,

23, 24, terra. — 6, osso. — 7, 11, 16, bronzo. — 19, dente

d'orso. — 12, legno e selce.]

Formerebbero invece il substrato dei Protoitalici propriamente detti

gli abitanti del gruppo delle necropoli felsineo-laziali, e forse i

Veneti o Istro-illirici nelle necropoli venete ed euganee, non avendo

nulla in contrario per ammettere una differenza sostanziale di stirpe

negli abitanti del primo e più antico periodo delle necropoli atestine,

anche dopo gli studî del Prosdocimi e del Ghirardini sulle necropoli e

le antichità della collezione Baratela di Este. Protoitalici sarebbero

pure gli abitanti delle terramare, se vi sosteniamo presenti gli

elementi di una civiltà affatto nuova; in ogni modo, nel periodo

più antico si sarebbero loro uniti anche dei Liguri, resto della

popolazione delle caverne e dei fondi di capanne.

Farebbero parte a sè i Pelasgi, di cui vedasi più innanzi; gli

Etruschi, di cui pure vedasi nella parte etrusca, e i Galli, cioè

quell'unione di elementi etnici che, dopo gli Etruschi e prima dei

Romani, prepararono le necropoli galliche.

Trattato generale di Archeologia e Storia dell'Arte: Italica, Etrusca e Romana · 第 37 / 148 题