Nella notte, mentre l'ombra è sulla terra e l'azzurro del cielo
diventa sempre più latteo, avviene qualche cosa di nuovo. Le stelle
non sono più fisse, immobili, immortali; invece si precipitano in
curve rapidissime di luce e si spengono. Lontan lontano, sulla fine
dell'orizzonte, dappresso, da tutte le parti, il firmamento è solcato,
quasi ferito da strisce luminose; sono innumerevoli stelle che cadono,
è una pioggia di astri, è un lusso, una prodigalità di splendori: è
uno spettacolo pieno di vita.
Sempre il cielo è chiuso come un problema inesplicabile: è troppo
grande, troppo lontano, troppo svariato. L'artista lo guarda
sorridendo, parlandogli, pensando di esso; pittore, vorrebbe
dipingerlo; poeta, vorrebbe cantarlo; e non può, non può..... Davanti
ad esso le idee si allargano, diventano più grandi, sempre più grandi,
vastissime, indefinite; passano in un'altra sfera, deviano,
trasportano l'anima in regioni incognite e quando il pensiero ricade
un'altra volta sulla terra, l'artista ha nel cuore un freddo e
disperato silenzio. Il cielo è una contraddizione perenne; per esso si
pensa, s'interroga, si dubita, si spasima, ma non si opera: è il
grande assorbitore dell'azione, ed intanto pare immoto, senza vita.
Allora, per risolvere questo enigma affannoso si chiede alla scienza
che sia il cielo ed essa risponde; _È un sistema di pianeti regolari
dalle leggi immutabili detta materia_. Dunque l'azzurro sconfinato è
un sistema, è una legge l'uragano senza freno, la poesia universale
del cielo è materia? Impossibile. Ebbene, si chieda alla fede: Il
cielo è il regno di Dio. Come, un regno divino e non un soffio di
anima? un regno divino e la profonda, indifferente inconscienza? un
regno divino, immobile e cattivo?
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* *
Molte donne sono come le stelle: abitano in alto belle, noncuranti,
splendide, solitarie, ma non si può dire che vivano; non arriva al
loro cuore alcuna voce mortale, sia pure di pianto; sono incapaci di
grandezza o di debolezza; paiono fatte estranee alla gioia ed al
dolore. Figure meravigliose, anime cristallizzate, trasparenti, vuote;
brillano pel mondo, ma nulla sanno di luce; restano al posto dove
furono messe, nulla ricercano, nulla fuggono. Così passano gli anni e
mentre ai loro piedi batte l'onda furiosa delle passioni, esse
continuano a brillare serene ed ignoranti. Pure, un giorno la voce
fatale dell'amore si fa strada, arriva sino al cuore di queste donne,
con ineffabile accento di seduzione: esse vorrebbero resistere,
combattere, rimanere stelle; ma non è possibile: l'abisso le chiama
con le sue note misteriose, hanno la follia della caduta, subiscono
l'irresistibile attrazione del peccato, del precipizio,
dell'annullamento. Dopo aver esaurito nel brevissimo viaggio ogni
splendore, si annientano, spariscono nella voragine: ma il cielo resta
sorridente, il mondo non le compiange, qualche volta le invidia, esse
che compensarono in un solo istante di passione tanti anni vuoti ed
inerti.
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Muoiono le stelle--muore anche l'amore. Quando esso s'impadronisce di
uno spirito, lo rivoluziona e lo rinnova; diventa il battito del
cuore, il pensiero della mente, il fremito delle vene: tutta la vita,
anzi tutto l'uomo. Lui potente, lui maestoso ed immortale; senza di
lui il deserto, il vuoto, la lettera morta senza lo spirito che
vivifica. È la idealità superiore ed intangibile, la realtà splendida,
la fede senza macchia, il vessillo invincibile, lo scudo più forte,
l'arme miracolosa di Achille che tocca e sana nel medesimo tempo:
l'anima s'immerge, si soffoca, si annega, si perde nell'amore. In una
parola è il sublime. Pure tutto questo entusiasmo decade lentamente,
impallidiscono i colori, si disperdono le forti immagini, si scrolla
la credenza; la passione si calma, l'amore ha compiuta la sua
parabola, finisce. È una corda che non risuona più, un pensiero
spento, un'idea vaga come un ricordo di tempo molto lontano; è entrato
nel dominio del passato, non è più nel presente; è inutile ricercarlo
più, tentare di farlo rivivere, volerne rinnovare le forti lotte e le
delicate impressioni. È un periodo umano e drammatico, perfettamente
cessato.
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* *
Cadono le stelle innumerevoli e lucide: nella strada bagnata e
polverosa, sulla soglia delle povere case siedono le popolane,
parlando vivamente nel loro poetico e rude dialetto. Fra lo spazio
angusto dei chiassuoli si scopre una striscia strettissima di cielo e
quelle donne vi rivolgono spesso lo sguardo--quando una stella fila,
esse dicono fra loro senza alcuna meraviglia:
--È la notte di S. Lorenzo.
Perchè corre tra il popolo una pia leggenda:--si dice che quando S.
Lorenzo fu martirizzato, le stelle, abituate da lunghissimo tempo a
tanti cruenti spettacoli, ebbero sì gran pietà dei suoi tormenti che
caddero dal cielo per tutta la notte, come lagrime infuocate. E non è
forse il solo caso in cui la coscienza popolare propone e risolve uno
dei più terribili dubbi della scienza.... Chi sa, chi sa! quando muore
l'amore, quando scompaiono le stelle, sulle labbra contratte dell'uomo
spunta un sorriso vittorioso: la più grande ricerca dell'umanità è la
vita e la sola prova di essa è sicuramente la morte.